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Stone Temple Pilots – Stone Temple Pilots

2018 - Atlantic
rock / alternative

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Tracklist

1. Middle of Nowhere
2. Guilty
3. Meadow
4. Just a Little Lie
5. Six Eight
6. Thought She'd Be Mine
7. Roll Me Under
8. Never Enough
9. The Art of Letting Go
10. Finest Hour
11. Good Shoes
12. Reds & Blues


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Più che una reunion, un vero e proprio reboot: il secondo album eponimo degli Stone Temple Pilots arriva quasi dieci anni dopo il precedente tentativo di rilancio del marchio e rappresenta una mossa davvero coraggiosa per Eric Kretz (batteria) e i fratelli DeLeo, Robert (basso) e Dean (chitarra). In nemmeno 24 mesi i tre superstiti (in tutti i sensi) della formazione originale hanno dovuto dire addio non solo allo storico cantante Scott Weiland, ma anche al suo celebre sostituto, quel Chester Bennington noto soprattutto per essere stato il frontman dei Linkin Park.

L’onere e l’onore di prendere il loro posto dietro al microfono è andato a Jeff Gut, ex voce di una dimenticata band nu metal di inizio millennio chiamata Dry Cell e, più recentemente, partecipante a un paio di edizioni dell’X Factor statunitense. A fronte di un curriculum non particolarmente ricco che aveva fatto storcere il naso a molti inconsolabili orfani di Weiland – e di Bennington, la cui brevissima parentesi con gli Stone Temple Pilots tuttavia ha prodotto esclusivamente il non imprescindibile EP “High Rise” del 2013 – il buon Jeff, con grande classe e umiltà, è riuscito a ritagliarsi il suo spazio con una buona dosa di personalità e senza scimmiottare troppo gli sfortunati predecessori, ennesime vittime del sentiero dell’autodistruzione che attraversa da sempre il lato oscuro del rock.

Considerando le difficoltà e le sofferenze dell’ultimo biennio, gli Stone Temple Pilots non sembrano aver avvertito troppo i colpi: il desiderio di tornare finalmente in pista e operativi al cento per cento dopo anni travagliatissimi ha certamente aiutato i tre veterani del grunge a superare i lutti. L’aggressività degli esordi sarà pure totalmente sparita, ma il fuoco dell’hard rock ancora brucia negli animi di questi baldanzosi ultracinquantenni californiani: Middle of Nowhere, Meadow e Roll Me Under sono tre concentrati d’adrenalina che faranno felici i nostalgici dei riffoni alla Sex Type Thing. Nel resto del lavoro gli Stone Temple Pilots provano a recuperare le sonorità più melodiche, solari ed eleganti di “Purple” e “Tiny Music…Songs from the Vatican Gift Shop” e a renderle in una chiave moderna e fortemente radio-friendly.

Con il trascorrere dei minuti le venature blues che attraversano brani quali Just a Little Lie, Six Eight, Never Enough e Good Shoes lasciano il posto alla leggerezza power pop di Thought She’d Be Mine e al vago sapore psichedelico di Finest Hour, che nelle strofe iniziali rende omaggio ai compagni caduti. Il momento più toccante dedicato alla memoria di Weiland e Bennington si nasconde però nelle parole di The Art of Letting Go, una bella ballatona vecchio stile che deve molto agli inni strappamutande di stampo Aerosmith. Non resta che fare i complimenti a questi nuovi Stone Temple Pilots: un buon ritorno, privo di guizzi e sorprese ma solido e piacevole da ascoltare.

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