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Noyz Narcos – Enemy

2018 - Thaurus / Universal
hip-hop

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Tracklist

1. Inri
2. Sinnò me moro
3. Mic Check (feat. Salmo.
4. Casa mia (feat. Capo Plaza e Luchè.
5. Sputapalline (feat. Coez.
6. Niente X Niente
7. R.I.P. (feat. Achille Lauro.
8. Vato Loco
9. Matanza (feat. Rkomi.
10. Borotalco (feat. Carl Brave X Franco 126.
11. Mark Renton
12. Lone Star
13. Enemy
14. Training Day
15. Lobo


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Ci eravamo congedati da Noyz poco meno di tre anni fa, con quel piccolo capolavoro che risponde al nome di Localz Only, realizzato a quattro mani col producer milanese Fritz Da Cat. Giunto al quinto album solista in quindici anni di carriera, il rapper romano è uno dei pochi nel suo ambiente a poter vantare un percorso di crescita professionale esente da clamorose cadute di stile e flirt di dubbio gusto con la musica nazionalpopolare. Come molti sapranno, la sua ascesa ad artista di culto affonda le proprie radici nel Truceklan, collettivo capitolino che nell’immediato post 2000, rappresentò un significativo punto di rottura con la tradizione hip hop nostrana.

Traendo ampia ispirazione da un immaginario subculturale a base di B movie e musica estrema, la crew riuscì a traslare l’attitudine horrorcore di Necro e degli artisti a lui affiliati, adattandola al linguaggio delle borgate romane. Un’operazione senza precedenti e con moltissimi epigoni. Il passaggio da nome di nicchia a top seller è stato tutto sommato estremamente coerente. Chiaramente, probabilmente anche per motivi anagrafici, l’aggressività e il gusto per il grottesco degli esordi sono andati via via mitigandosi. Ma a differenza di molti suoi colleghi con pretese veriste, Noyz ha sempre onestamente votato la propria capacità narrativa all’intrattenimento puro, rendendo inequivocabile il confine tra persona e personaggio.

Ma veniamo a “Enemy”: annunciato come possibile atto finale, com’era prevedibile sin dai primi estratti circolati, l’album si propone di trovare una propria collocazione nel panorama rap odierno, ormai prepotentemente dominato dalla trap, pur senza alterare di una virgola la cifra stilistica dell’autore. Operazione che in Training Day, uscita addirittura nel 2016, si può dire perfettamente riuscita: Night Skinny, che oltre a firmare alcune delle basi migliori, cura l’intera fase di post produzione del disco con risultati eccellenti, assembla un beat sì decisamente in linea con gli standard che vanno oggi per la maggiore, ma mantenendo intatta quell’atmosfera oscura che tanto bene lega con il rap di Doppia N.

È sempre il producer milanese a musicare il singolo Sinnò me moro, costruito attorno a un sample del pezzo omonimo di Gabriella Ferri, raggiungendo quello che è probabilmente il picco emotivo dell’intero lavoro. La produzione è dinamica e musicale, la batteria una vera chicca. Ma pur non brillando per originalità, l’intero impianto musicale si rivela estremamente solido e efficace: oltre al collaboratore di vecchia data Sine, tutti i nomi chiamati in causa creano tappeti decisamente in linea con le specifiche del padrone di casa.

Parlando dei tanto chiacchierati (e temuti) featuring invece, non tutto funziona sempre bene. R.I.P. dall’assenza di Achille Lauro ne avrebbe solo guadagnato, il cameo di Rkomi è forzatissimo e rende inequivocabile come la personalità e il percorso del titolare siano inconciliabili con quelli delle nuove leve. Su Borotalco, coi teen idol di recente nomina Carl Brave x Franco 126, preferisco non dilungarmi: è semplicemente brutta.

Pur risultando programmatica fin dal titolo, l’intesa con Salmo su Mic Check risulta come sempre ottima. Bisogna però sottolineare come pur essendo ben lungi dall’essere la sua creazione migliore, la strofa del rapper sardo risulti decisamente quella più ispirata. A sorpresa, la collaborazione che dalla somma delle parti porta a casa il risultato finale più convincente, è quella con Coez su Sputapalline: avventurandosi una volta tanto in un ritornello all’altezza delle sue limitate capacità vocali, l’ex Brokenspeakers riesce a rendere la traccia orecchiabile senza che risulti stucchevole o fastidiosa.

Che dire invece del protagonista principale? La sua scrittura non ha mai puntato sulla tecnica, tantomeno sulla varietà tematica. Il suo punto di forza, oltre all’attitudine e al flow indiscutibili, è sempre stata la capacità di trasmettere immagini all’ascoltatore. Tuttavia, se si eccettuano il sottotesto introspettivo di Sinnò me moro, quello blandamente critico nei confronti della società di Mark Renton e lo schiaffone all’andazzo preso dal rap italico di Lobo (che tra l’altro risulta evidentemente in contraddizione con parte dell’opera…) siamo ai minimi storici di sfoggio creativo. Tracce come Niente X Niente, Lonestar, Vato Loco e la titletrack, scorrono bene ma senza lasciare sostanzialmente nulla all’ascoltatore. Non che stupisca il rap di Noyz sia un mero esercizio di stile fine a sé stesso: lo è (quasi) sempre stato. Ma stavolta veramente, non c’è una rima particolarmente evocativa, una citazione, uno storytelling, un’uscita goliardica che si possa definire veramente notevole. E questa sì che è una spiacevole novità.

In conclusione, ammesso che ai propositi espressi segua il concreto ritiro dalle scene, “Enemy” pur essendo fondamentalmente ben realizzato dal punto di vista formale, non solo incappa in qualche scivolone di troppo ma manca clamorosamente il bersaglio come eventuale “testamento artistico” dell’autore. Combattuto tra la propria storia e l’esigenza di doversi rinnovare, finisce per non essere né carne né pesce nonché fare peggio del solito quello che si era già dimostrato di sapere fare dannatamente bene.

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