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Interviste

Intervista ai GANSER

Ganser

A pochi giorni dall’uscita del loro primo LP “Odd Talk” (qui la nostra recensione) per l’etichetta americana No Trend Records, Nadia Garofalo (voce e tastiere) ci spiega alcune cose sui Ganser e sulla loro musica.

Come ha avuto origine il progetto Ganser?
Io e Alicia abbiamo formato la band nell’inverno del 2014. Sentivamo che mancava qualcosa alla nostra vita artistica dopo aver concluso gli studi all’accademia d’arte e abbiamo deciso di creare i Ganser per combinare il nostro interesse per le arti visive e la musica.

Quali sono le vostre fonti di ispirazione?
Film, letteratura, disturbi psicologici, filosofia, tutto ciò che possiamo. Prendiamo ispirazione da qualsiasi cosa. Dalla letteratura e i film fino a disturbi psicologici e alle idee filosofiche. In sostanza siamo pronti a lasciarci ispirare da qualsiasi cosa riteniamo possa essere in grado di nutrire la nostra musica.

Fino a che punto la vostra musica coincide con la vostra visione del mondo? Condividete una visione comune?
La nostra visione non è cosi oscura, ma siamo realistici. Ci sforziamo di fare diretti riferimenti alla politica e ai principali problemi del mondo. In ogni caso, alla fine della giornata siamo inevitabilmente influenzati dal mondo in cui viviamo, per cui è impossibile fare arte senza che questa influenza esca fuori. Condividiamo molte idee su problematiche importanti. Se così non fosse, penso che sarebbe difficile creare qualcosa in modo così personale. Il nostro spirito creativo si manifesta in maggior parte dentro al mondo costituito dalle nostre esperienze personali e dai disturbi che spesso si generano al suo interno. Le cose che abbiamo in comune ci conferiscono un senso di sicurezza quasi tribale, ci consentono di mostrarci vulnerabili fra di noi e, di conseguenza, di mostrare le nostre vulnerabilità al pubblico.

Le atmosfere che create attraverso le vostre canzoni sono intrise di imminenza. Si ha la netta sensazione che da un momento all’altro possa accadere qualcosa di terribile, come all’interno di un quadro di E. Hopper. Pensate che questa sia la cifra dei tempi in cui viviamo?
Non è forse questa la natura delle cose? Qualcosa di terribile potrebbe accadere in qualunque momento, oppure no, e poi? Beviamo il nostro caffè e andiamo avanti con la nostra giornata, perché stare fermi ad attendere che accada qualcosa di buono o di brutto è per certi versi una situazione ancora peggiore. Ci sforziamo di evidenziare il fatto che viviamo tutti insieme in questo spazio dotato di un terribile (o meraviglioso) potenziale ed è questo ad essere spaventoso. Sì, il cielo sta cadendo. È bello, no?

Penso che le vostre produzioni, fin dagli esordi, siano legate da un filo conduttore: il tentativo di rappresentare il fondamentale stato dissociativo degli esseri umani. Un’alienazione di fondo e un’impossibilità di comunicare che la maggior parte di noi non avverte o si rifiuta di percepire. Un nervo nascosto che voi avete individuato e che cercare di portare allo scoperto. Se questo è corretto, cosa potete dirci in proposito?
Direi che questo è coerente con molto del nostro lavoro. È qualcosa che noi stessi stiamo ancora cercando di mettere a fuoco e creare arte in proposito è parte di questo processo. Condividendo quello che facciamo con il mondo forse saremo in grado di creare una sorta di dialogo con persone in grado di relazionarsi a quello che stiamo facendo. La musica è comunicazione e le persone comunicano per sentirsi meno isolate.

Verrete in Italia per qualche concerto? Vi aspettiamo a braccia aperte!
Spero presto! Ci piacerebbe moltissimo suonare in Italia e fare un tour europeo in futuro, anche se per ora non è stato possibile.

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