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Francesco De Leo – La Malanoche

2018 - Bomba Dischi
pop / indie / songwriting

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Tracklist

  1. Mylena
  2. Muse
  3. Heroin Chic
  4. Andiamo A Rischiare La Vita (La Malanoche)
  5. Lucy
  6. Lo Zoo Di Torino
  7. Ammazzati
  8. Hangover

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Per scrivere di questo disco c’è bisogno del sole. Per ascoltare questo disco ci deve essere il sole. Francesco De Leo dopo l’esperienza con L’Officina della Camomilla arriva al suo primo disco solista ufficiale: “La Malanoche“. Un disco e un De Leo differente da quello ascoltato finora con l’Officina: non è più quello dalla vocina fanciullesca dei primi due “Senontipiacefalostesso“, ed è lontanissimo dall’essere il punk che ha creato quei concentrati di rumore e disordine che sono “Palazzina Liberty” e il progetto Soutine Twist.

Rimane invece coerente alla sua poetica, a quella capacità di creare mondi psichedelici abitati solo da squatter, da adolescenti perdenti ma liberi, il tutto frullato con metafore assurde e piene di droga. Siamo di fronte a quello che è, probabilmente, il disco più maturo partorito finora dalla mente di De Leo.

La produzione del disco è affidata a Giorgio Poi e la sua mano è molto evidente, fin dalla prima traccia Mylena. Ad un primo ascolto è facile commentare che siamo di fronte ad un disco di Poi cantato da De Leo. Solo Andiamo a rischiare la vita si discosta da queste premesse, avvicinandosi più ad un brano dell’Officina della Camomilla e risultando, quindi, quasi estraneo al disco stesso. Eppure, proseguendo con l’ascolto, risulta evidente che per testi così deliranti e bagnati di LSD, i tappeti acidi e psichedelici creati da Giorgio Poi sono immersi perfettamente, tanto da risultare la controparte musicale ideale dei racconti di De Leo.

Ed è proprio nel raccontare questi mondi, nelle storie di piccole avventure quotidiane, che De Leo emerge come un Jean-Luc Godard della musica italiana, paragone un po’ azzardato ma efficace per spiegare cosa aspettarsi ascoltando “La Malanoche“: un disco colorato e solare come i ricordi di un’avventura estiva, pieno zeppo di citazioni e riferimenti cari a De Leo, che racconta di personaggi anarchici e cosmopoliti, ragazze lesbiche e romantiche. Il tutto con uno stile libero, quasi improvvisato, ma che nasconde una cura volta alla semplicità e alla sottrazione. Una perfetta rappresentazione di tutta quest’estetica è il video di Muse, una traccia con un finale costruito su una sezione di fiati capace di fregarsene della forza di gravità, che riesce a farci vedere per pochi minuti il mondo con gli occhi di De Leo. Un’altra piccola perla che ci regala quest’album.

Discorso diverso va fatto sulla durata del disco: 22 minuti sono, forse, troppo pochi per un Lp. Ben quattro pezzi sugli otto presenti hanno una durata inferiore ai tre minuti, c’è da capire quanto questa scelta sia stata ragionata o solo frutto di scarsa inventiva. Considerando come si sta evolvendo il mondo della musica e la scarsa attenzione delle nuove generazioni, la paura più grande è quella che la durata dei dischi del futuro sarà sempre inferiore, con poche strofe e ritornelli che ripetono ossessivamente un paio di frasi, esplicativo esempio di tutto ciò è Andiamo a rischiare la vita.

In definitiva però stiamo parlando di un disco pop-rock bellissimo e semplice, uno di quei dischi che piacerà a pochi ma a quei pochi che lo apprezzeranno sembrerà la colonna sonora perfetta delle prossime vacanze estive.

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