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A Place To Bury Strangers – Pinned

2018 - Dead Oceans
shoegaze / post punk / experimental rock

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Tracklist

1. Never Coming Back
2. Execution
3. There's Only One of Us
4. Situation Changes
5. Too Tough to Kill
6. Frustrated Operator
7. Look Me in the Eye
8. Was It Electric
9. I Know I've Done Bad Things
10. Act Your Age
11. Attitude
12. Keep Moving On


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Sotto la guida esperta di “mastro pedalaio” Oliver Ackermann (fondatore della celebre società di effettistica Death By Audio), gli A Place To Bury Strangers hanno esplorato il concetto di “horror vacui” in lungo ed in largo, facendone in un certo senso il loro cavallo di battaglia. L’obiettivo? Creare la colonna sonora ideale alla fuga dai fantasmi del passato e dai pensieri malsani, che come accecanti flash-backs appaiono dal vuoto più apocalittico per darci la caccia. Gli ingredienti? Shoegaze, post-punk, industrial e noise-pop mischiati magistralmente in un vortice che suona di tinnitus infernale. Interessante che il cosiddetto “rumore bianco” favorisca fisiologicamente lo svilupparsi di questa sensazione di catastrofico abbandono nell’ascoltatore, spesso e volentieri esorcizzata da atteggiamenti di rabbia compulsiva, proprio come accade nelle memorabili performance live della band, tra smashate di chitarra e selvaggi dj set a sorpresa nel bel mezzo del pubblico. Ma ora basta con la psicologia spicciola, passiamo al dunque.

Pinned” è ormai il quinto capitolo nella storia del trio di Brooklyn, il terzo per la sempre più prestigiosa Dead Oceans, e celebra in un certo senso i dieci anni di attività della “loudest band in New York” (proprio così, l’entusiasmante debutto omonimo data 2007). Anche se la formula rimane da sempre sostanzialmente invariata, la prontezza e l’accuratezza con cui gli APTBS raggiungono oggi i loro scopi può lasciare effettivamente pietrificati, allo stesso modo della bianca pupilla in copertina. Complici di ciò la sempre più stretta alchimia tra Oliver ed il bassista Dion Lunadon e soprattutto l’aggiunta della fenomenale batterista Lia Simone Braswell: lontana dall’essere confinata a semplice metronomo, il suo coinvolgimento nella sezione vocale rappresenta di fatto la vera novità di “Pinned“. E suona di mossa azzeccata sin dal primissimo ascolto.

Il disco si apre con la martoriante grancassa di Never Coming Back, primo singolo e riuscitissimo climax irrisolto in bilico tra Joy Division, Bauhaus e My Bloody Valentine, che prepara sapientemente il terreno tra ossessivi controcanti, fibrillanti linee di basso ed angosciose urla di chitarra. Impregnati dello stesso citazionismo anni Ottanta / primissimi anni Novanta sono pure There’s Only One of Us (una sorta di Heart and Soul in salsa The Cure), le ritmiche tutte New Order di Situation Changes e Frustrated Operator e l’inaspettato lentone melange di Suicide e primi Jesus And Mary Chain che è Was It Electric. Non mancano comunque gli episodi più caratteristici della band, notoriamente di una brevità fulminante e dal piglio decisamente più sperimentale: tra possedute drum machine al limite della trance (Execution, Look Me in the Eye), infernali esplosioni (I Know I’ve Done Bad Things) ed adrenalinici statements più (Attitude) o meno azzeccati (Act Your Age), gli APTBS decisamente non sono a corto di idee per i loro malati esperimenti col rumore. La conslusiva Keep Moving On ci saluta al prossimo episodio lasciando uno spiraglio di luce: persino nel più horror-esque degli immaginari in fondo c’è un barlume di speranza. Chi l’avrebbe mai detto.

È chiaro che a Oliver e compagni non preme certo mutare, quanto consolidare l’aurea di cult band acquisita con religiosa dedizione al lato oscuro, rimanere “cool and dangerous” (allo stesso modo di altre solide realtà contemporanee, come The Soft Moon, The Raveonettes, Ringo Deathstarr o Singapore Sling, giusto per dare qualche dritta); una mossa che in fondo ha poco di azzardato, visto il grande ritorno del genere. L’importante è produrre nuovo materiale per promuovere la musica live e la controcultura underground e – in quest’ottica – “Pinned” centra in pieno il bersaglio: presentandosi come l’LP più “orecchiabile” mai prodotto dalla band, nuove facce incazzose potrebbero presto apparire tra i fumi e le strobo nel buio del dancefloor. Sarai uno di questi?

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