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Arctic Monkeys – Tranquillity Base Hotel & Casino

2018 - Domino Records
indie rock / alternative

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Tracklist

1.Star Treatment 
2.One Point Perspective 
3.American Sports 
4.Tranquility Base Hotel & Casino 
5.Golden Trunks 
6.Four Out Of Five 
7.The World’s First Ever Monster Truck Front Flip 
8.Science Fiction 
9.She Looks Like Fun 
10.Batphone 
11.The Ultracheese


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Nei primi anni duemila una nuova ondata di revival garage, poi identificato come indie rock, prende il possesso delle orecchie degli adolescenti di tutto il mondo. Era qualcosa di profondamente distante da ciò che intendiamo oggi con il termine indie, soprattutto in Italia. Per noi indie è quella musica simpatica, frivola e poco impegnata, con qualche reminiscenza rock – spesso e volentieri nemmeno quella – più incentrata sull’estetica che sulla musica. Ci vogliono i risvoltini, il blog personale e l’iphone, bisogna essere strafottenti, snob e preferibilmente vegani.

Io ricordo invece il fuoco che mi accendevano nel petto band come gli Strokes, gli Interpol, i Libertines, la voglia di scopare e spaccarsi a merda, di godersi la giovinezza al limite. Tra i grandi nomi c’erano anche loro: gli Arctic Monkeys, dei ragazzetti brufolosi che strigliavano gli strumenti con foga, cappuccio in testa, chitarre alte fino allo sterno ed un talento tanto brillante quanto naturale. Parlavano di cose normali, situazioni di tutti i giorni, come pagare le bollette o incrociare gli occhi mentre si balla in discoteca, ma si infiltravano sotto la pelle e dentro le vene, tanta era l’urgenza e la vitalità che trasmettevano in ogni riff e in ogni stacco di batteria.

Era Alex Turner a trainare la baracca e non era difficile comprendere di essere davanti ad un autore incredibilmente dotato, in realtà uno dei migliori autori della nostra genereazione. “Whatever Peolple Say That’s What I’m Not” rimane il disco a cui sono più legato per questioni anagrafiche, anche “Humbug” è uno dei miei dischi preferiti, e seppur non ho apprezzato la svolta “Elvis” che ha avuto Turner nell’ultimo “AM”, riconosco la validità artistica del lavoro che ha definitivamente consacrato gli Arctic Monkeys come una della più grandi rock band contemporanee.

Oggi ho tra le mani “Tranquillity Base Hotel & Casino” e una domanda mi sorge spontanea: dove sono le chitarre elettriche degli esordi? Non mi aspettavo di certo un secondo “Favourite Worst Nightmare”, ma la quasi totale mancanza di chitarre distorte mi ha spiazzato. Non mi si fraintenda, sono stato piacevolmente spiazzato da questi nuovi Arctic Monkeys, più maturi, meno incazzati con la vita e consapevoli di essere una delle più grandi band al mondo. Turner ha dichiarato recentemente di essere stato ispirato da artisti come Nina Simone e Leonard Cohen, è forse da qui che derivano tutti questi pezzi al pianoforte e la generale atmosfera da jazz bar anni Trenta oltre che l’attitudine sexy e chill out nelle scelte vocali, mai troppo tirate, sempre suadenti e narrative, con un largo utilizzo del falsetto.

Le poche chitarre distorte sono un contorno all’ambiente quasi Beatlesiano del disco, e sono sicuro che per questo molti puristi storceranno il naso e grideranno al tradimento, ma sono altrettanto sicuro che non potranno non riconoscere la brillantezza dei testi – Turner si conferma grande lyricist – degli arrangiamenti che questa ultima prova in studio porta con sè. A ben guardare non solo di chill out si tratta, ma spesso le note, i suoni e gli ambienti creano un lontano sentore oscuro e maligno scongiurato dalle facili ritmiche e dall’estrema orecchiabilità dei pezzi.

Le scimmie artiche hanno sempre avuto questa attitudine dark ed è davvero bello sentire questa caratteristica declinata in una musica più usufruibile e rilassata. “Tranquillity Base Hotel & Casino” pare un disco solista di Alex Turner, lontanissimo ormai dalle origini degli Arctic Monkeys. Non mancano tuttavia riferimenti alla scena dei primi duemila. “Volevo essere uno degli Strokes”, si sente nel pezzo di apertura, e l’obiettivo è stato sicuramente raggiunto e anche superato. Mi fa molto piacere sapere che non sono il solo a provare nostalgia per quegli anni magnifici ma ormai passati, ed è ora di metterci una pietra sopra, l’indie rock cambia, cresce e si evolve insieme a noi. I tempi del sudore e dei concerti rock sono finiti, sediamoci in poltrona con un buon vino e godiamoci questo nuovo splendido outfit degli Arctic Monkeys, possibilmente senza cedere al facile quanto inutile paragone con gli inizi. Da qualcosa si deve pur partire, ma poi c’è il viaggio che continuerà incessantemente, e per fortuna, a portare mutamenti ad ogni ulteriore passo.

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