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Satanic Surfers – Back From Hell

2018 - Mondo Macabre
melodic hardcore / skate punk

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Tracklist

1. The Usurper
2. Catch My Breath
3. Self-Medication
4. All Gone To Shit
5. Ain't No Ripper
6. Madhouse
7. Going Nowhere Fast
8. Paying Tribute
9. Pato Loco
10. Back From Hell


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Quando ho scoperto che una delle band più significative della mia adolescenza si sarebbe riunita ed addirittura avrebbe fatto uscire un nuovo lavoro, devo dire che ho avuto un sussulto: un misto di curiosità, speranza e probabilmente o soprattutto nostalgia per un tempo ormai inesorabilmente passato. Tempo andato anche per un genere che poco più di vent’anni fa ha avuto una notevole esplosione in termini di seguito, pur rimanendo comunque tutto sommato underground grazie ad etichette indipendenti che ci hanno creduto e che in quel periodo erano decisamente attive come la Epitaph, la Burning Heart o la Fat Wreck Chords, tanto che perfino Mtv se ne accorse ed iniziò a far girare i video di band che proponevano questo tipo di sonorità.

Chiamatelo hardcore melodico o skate punk, fate un po’ come volete, ma se verso la metà degli anni ’90 eravate come me degli adolescenti brufolosi, magari un po’ sfigati ma soprattutto curiosi, e non volevate uniformarvi troppo alla massa, questo era il genere musicale che probabilmente più vi avrebbe rappresentato, ancora prima dell’esplosione del fenomeno nu metal. Grazie al buon riscontro di seguito dopo l’uscita di dischi come “Punk In Drublic” dei Nofx, ma soprattutto di “Smash” degli Offspring, improvvisamente soprattutto gli skater, ed all’epoca non si trattava ancora un fenomeno di massa o troppo in voga, sembrava che avessero l’impellenza di imbracciare gli strumenti e mettere su una band che spesso faceva a gara con le altre a chi andava più veloce. Su quest’onda in Svezia, che insieme al Nord America è stato il terreno più florido, nacquero i Satanic Surfers che in breve tempo raggiunsero una buona fama anche oltre oceano insieme ad altre band come Millencolin e No Fun at All, facendo anzi addirittura scuola nel genere.

I quattro di Lund, cittadina nel sud della Svezia, con tanto di magliette di gruppi crust-core scandinavi onestamente sconosciuti ai più se non a tutti, erano ovviamente amanti dello skate ed in più sapevano e sanno tuttora decisamente suonare al di sopra della media. In pochi anni, dopo qualche EP che comunque lasciava presagire cose buone, hanno sfornato due/tre dischi nella seconda metà degli anni ’90, uno più bello dell’altro, che hanno fatto la gioia di tanti imberbi hardcore-kids dell’epoca e che colpirono per la freschezza, la spensieratezza e l’urgenza adolescenziale che trasudavano.
Altra peculiarità che li contraddistingueva dalla massa e che gasava, lasciatemelo dire, era il fatto che il loro bravo batterista, oltre a pestare dietro la batteria, cantava anche e non era cosa da poco in generale, soprattutto se poi si suonava a quella velocità. Rodrigo Alfano, il batterista appunto, già verso inizio anni 2000 si spostò esclusivamente alla voce (ehhh gli anni passano per tutti) e dopo altri tre dischi non ai livelli dei primi, con formazioni un po’ raffazzonate, e probabilmente a del forte calo di interesse per il genere, nel 2007 si sciolsero, rimanendo in silenzio fino al 2015, quando decidono di riunirsi per  suonare in qualche festival, per poi tornare definitivamente attivi nel 2018, con la notizia dell’uscita di un nuovo disco.

Finita la parentesi mielosa e quasi autoreferenziale, a quasi trent’anni dalla nascita della band,  esce “Back From Hell“.
Entrando nello specifico, e cercando di essere comunque il più oggettivo possibile, il disco è decisamente buono, anzi uno dei migliori dai tempi di “Going Nowhere Fast” e mantiene invariata la coerenza e quell’attitudine pura e senza compromessi che li ha sempre caratterizzati. Non me ne vogliano altre band (delle quali preferisco non fare nomi), ma a parte la caratura tecnica superiore ed in generale sopra il livello medio dei gruppi punk, i Satanic Surfers hanno mantenuto negli anni un certo grado di integrità morale, e nonostante siano sempre stati un gruppo abbastanza melodico fin dall’inizio, non hanno mai strizzato l’occhio a sonorità pop punk o esageratamente commerciali, riuscendo a non cadere in facili ed illusorie tentazioni.

La sensazione è che il tempo non sia mai passato e già dall’iniziale e tirata Usurper, con i suoi caratteristici e precisi stop’n’go, altro loro marchio di fabbrica, si capisce che gli ora cinque svedesi sono in un ottimo stato di forma. Lo si nota anche nella successiva Catch My Breath, nelle veloci Madhouse, Going Nowhere Fast o Paying Tribute, o ancora nella più melodica Self Medication o nella conclusiva title-track, tutti brani sparatissimi come da buona tradizione hc, dove l’essenzialità unita alla melodia giusta e alla capacità di essere brevi ma concisi dando tutto in pochissimi minuti senza far riprendere fiato, risultano essere ancora una volta una caratteristica fondamentale ed imprescindibile. Sembra non sia cambiato nulla quindi se non la qualità e maggiore attenzione al suono che a differenza del passato sembra voler sottolineare meglio alcuni passaggi, ma soprattutto si nota oggi la giusta equalizzazione tra i vari strumenti, cosa che all’epoca di “Hero Of Our Time” non era così importante e probabilmente nemmeno richiesta.

Nonostante le venti primavere passate ed i tanti capelli grigi in più oggi, con “Back From Hell” è bello anche solo per un attimo immaginare di essere quel ragazzino pieno di insicurezze e belle speranze, che non vedeva l’ora di andare a pogare al concerto della sua band preferita. Per questo motivo i Satanic Surfers avranno sempre uno spazio di riguardo nel cuore del sottoscritto.

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