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Interviste

Intervista agli ENOB

Enob

Deliziosamente creativo e carico di umori sensoriali, “La Fosse Aux Débiles“, nuovo album dei parigini Enob, uscito lo scorso mese su Atypeek Music, ci ha colpito non poco (qui la nostra recensione). Abbiamo dunque pensato bene di incontrarli e intervistarli, affinché si accorciassero le distanze con dei personaggi che fino a poco tempo fa erano solo proiezione inconosciuta del pensiero cosmico.

(Avvertenza di Arthur (chitarra e voce): Essendo impossibilitato a rispondere ad ognuna delle domande, condizione traballante come quella d’essere una specie di umano non veramente sicuro di esistere (è questa probabilmente una ragione del perché scelgo di suonare su un palco, per essere sicuro di esistere). Se riesci a scoprirmi attraverso le risposte degli altri Enob, forse questa sarà una prova di esistenza. Comunque sia, mi piace suonare con questi ragazzi!)

Innanzitutto quando vi siete formati e dove siete di base?
Coco (batteria, voce): Il gruppo esiste da molto tempo ed ha avuto numerosi cambi in organico per poter dare una risposta precisa. Invece, geograficamente parlando, diciamo che ci muoviamo a Parigi e più intensamente nei suoi sobborghi.
Yakoo (basso, voce): Eravamo di base anche nella città di Lille_Kapitale.

Qual è la vostra filosofia musicale e quale quella di vita, ci sono degli incroci/sovrapposizioni tra esse?
Coco: La materia prima trova fondamento di esistere nell’amore, nel gusto per la qualità, riducendo al minimo gli sforzi possibili, nella furia e nelle grida isteriche che conducono ad essa. Sottrarsi al dovere, non subire mai l’ottusità in questa vita, a volte troppo inspida e inutile, per vivere, invece, stupidamente restando intelligenti.
Yakoo: Vita e Musica sono simili.

La scelta di escludere il lato elettronico dalla vostra musica a cosa è dovuto?
Coco: Se suonare significa fare una scelta, preferisco suonare senza artifici. Siamo di vedute aperte, ma in realtà non faremo mai una cosa che per inciso non si pone realmente, penso di parlare a nome di tutti dicendo che andiamo verso ciò che ci attrae, come ‘deficienti’ (débiles, ndr).
Yakoo: Non lo escludiamo, siamo robot!

La contaminazione nel rock, come nel jazz, ha portato alla formazione di nuovi ibridi sonori accostando generi diversi; ponendovi nell’alternative credete che il vostro disegno musicale possa bastare a se stesso? Vi ritenete musicalmente abbastanza liberi?
Coco: Euh… Mi perdo sempre in tutte queste definizioni musicali di generi, in verità, sì, creiamo stili musicali che prendono distanza da altri; il punto più importante, e di cui vorrei dare notizia, è trovare la peculiarità per produrre qualcosa di unico e non un sottoprodotto di un prodotto scaduto.
Enob è troppo anarchico per arrivare a simili congetture, lo stile non ci interessa, siamo lo stile (smile).
Yakoo: ‘Contamination is Sex’.

Enob

Suonate spesso dal vivo durante l’anno?
Coco: Suoniamo a periodi, direi, circa una trentina di date all’anno (divise in due o tre tour).
Yakoo: Io non suono, eseguo, sono un robot!

Che tipo di gente viene ai vostri concerti?
Coco: « Les débiles » (morrons) – i deficienti.
Yakoo : Solamente Paul hu hu hu… (gioco di parole che fa riferimento al cantante Paul Personne, dove “personne”, in francese, sta per persona, inteso nel senso di “una sola persona”, il famigerato Paul, ahahahah, per l’appunto).

Seguite una scena locale musicale o culturale?
Yakoo: In verità, a volte, programmo concerti nel Centro Cultural Libertario (CCL) di Lille, ed anche in altri luoghi di ispirazione anarchica.
Coco: What?

Andate ai concerti di altri artisti?
Yakoo: Principalmente presso il CCL di Lille, vivo nel Nord adesso.
Coco: Sono continuamente coinvolto in molte cose musicali, sì, non una in particolare – non sono razzista, OK?

A cosa si ispira il nome della band?
Coco: Sono entrato nell’organico del gruppo troppo tardi e non ho mai capito da dove venisse tale nome, però esprime un nonsense che ci calza bene. Sai Bob, sebbene apparentemente, non la trovo tanto male come spiegazione.
Yakoo: Enob era il primo nome del mio bulldog; una tragica storia… buona forse per una prossima chiacchierata.

In relazione alla front-cover del disco, ove campeggia un capodoglio alato, cosa potreste aggiungere in aiuto alla magnifica grafica? C’è una sottile provocazione unita al titolo del disco? Se sì, a cosa mirano le vostre provocazioni…
Yakoo: In primis, e seriamente, vorrei dire che il titolo dell’LP non prende per buona la corrente di pensiero del VALIDISME (cioè, l’oppressione vissuta da persone che vivono in situazioni di disabilità fisica o mentale – che è una forma di razzismo – inflitta loro dai cosiddetti “sani”), che potrebbe ingannare ad una superficiale lettura insinuando l’idea che noi siamo migliori dei “dèbiles”, anzi, esclude nettamente la supposta superiore posizione di denigrazione verso essi, che invece attraverso i testi cerchiamo di ribaltare e che rappresenta il senso del disco!
Coco: Provocazione? Parola complicata vista nella prospettiva odierna, i tabù sono saltati tutti da secoli. In prima battuta c’è sicuramente una specie di divertente e molto coraggiosa nonchalance nel titolo “La Fosse aux Débiles” (a pit in morons/ la fossa dei deficienti), i quali ‘débiles’ vengono inviati all’umanità in detta fossa (oceanica? ndr) dove è immersa una balena dotata di attraenti ali che sembra felicissima di navigare in un paesaggio apocalittico. (Grazie per tutto a Mika Pusse, soprattutto per lo splendido capolavoro realizzato).

In quale decade avreste voluto vivere partendo dai fifties sino ai giorni nostri?
Yakoo: Nel 1757 per salvare Damien.
Coco: Non ho opinioni in merito.

Una breve riflessione sul mondo politico globale.
Coco: Avremmo certamente fatto della musica classica con gli Enob se la vita fosse stata più sicura.
Yakoo: SHIT

Quale megalopoli è più in tono con il vostro sound: Seoul, Tokio, NYC, L. A., New Delhi, Pechino, Rio de Janeiro, Londra… qualcun’altra da suggerire?
Coco: Io non sono razzista, OK?
Yakoo: Roma (sorride)

Spero di vedervi suonare in Francia, ma nel caso non vi riuscissi ci verreste in Italia a suonare?
Coco: Non sono razzista, OK? (Naturalmente rido, ndr). Yeah, sì, siamo hyper hot!
Yakoo: Ovunque e quando vuoi!

Un’ultima curiosità Yakoo, Coco: designate un disco che vi appartiene sottopelle.
Yakoo: “Supay”, della extra magic band ‘Drive With A Dead Girl’.
Coco: L’album degli Unwound “Leaves Turn Inside You”.

Sono contento che gli Enob si siano espressi in questo frangente, dimostrando complementarità con quanto espresso in musica ed un bel senso di humor. Un generoso ringraziamento va a Yakoo e Coco, che si sono esposti in prima persona trovando il tempo necessario atto a formulare le risposte mostrando la genuina qualità della versatilità, ad Art, che comunque ha simpaticamente lasciato un segno della sua transitorietà, e a Nico (chitarra), attualmente impegnato in tour con un altro progetto.

 

 

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