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Enob – La Fosse Aux Débiles

2018 - Atypeek Music
post-rock / shoegaze

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Tracklist

1.Gibier Potence
2.De la Viande 
3.Amour
4.La Fosse aux Débiles
5.Chante Bébé 
6.Le Supplice de Damien 
7.Damien & la Baleine
8.Hyper Hibou
9.Azül 


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Diciamo che il lavoro degli Enob mi spaventa per quanta chiarezza di idee e di pensiero sono calate nel sound totalizzante de “La Fosse Aux Débiles” e nella composizione di ogni brano. La bellezza di tale lavoro risiede nella fantastica unione di due componenti sonore, quella acerba giovanile tesa a certe estremizzazioni incarnate dal punk e dall’eversivo noise, e quella matura, che piazza il disco in zona d’eccellenza, poiché ogni pezzo mostra l’intensa capacità di misurare il territorio delle invenzioni pentagrammiche, spesso cangianti, manifestate con carattere deciso e forme delineate di assoluto rilievo accattivando l’ascolto vorace e clinico dei componimenti.

E infatti più lo si ascolta il disco e più si percepisce la raffinatezza post-rock/grunge che percola intima ed esplosiva di rabbia propulsiva, a seconda dei vari umori, dai solchi delle tracce fin dentro l’apparato emotivo dell’ascoltatore, rivestendolo di ardimento; fatto che secondo me appronta un lavoro incontenibile di cura e sottigliezza, preciso nel sondare la piena creatività rintracciabile lungo il tempo dell’ascolto, legando intimamente l’esperienza sensoriale alla magnifica dissoluzione risultante e meritando assolutamente un ruolo di preminenza.

Un piccolo capolavoro della deriva, dell’urgenza estrema, dell’inquietudine lacerante urlata sino allo spasimo, il cui punto esacerbante si frastaglia esplorando le oscure profondità di un sistema denso, cadenzato, plumbeo. Gli Enob si formano nel 2004 e da allora fanno musica pazza e poco easy che i più vorrebbero spiegare sezionandola con un frullino elettrico, se lo avessero a disposizione, per tagliare e smerigliare il loro ostico post-sucks noise punk figlio dei Sonic Youth e dei Fugazi.

Piuttosto, il post rock degli Enob è frutto del lavoro di chitarre sferraglianti e di potenti distorsioni ultra-soniche, di destabilizzanti accordi hard che con le rodomontate del basso scompongono duramente ogni superficie, mentre il microfonato vocale strilla insofferenza acuta rapace (De la Viande) capace di sensibilizzare anche quando non aggredisce con latrati da trattamento punitivo (Damien & la Baleine, Azul). La mano del drumming è seriosa, cupa, dry, complice di imbullonare la sezione ritmica alle effettive evoluzioni noise armoniche – vedi Amour -, in alcuni casi latenti, e che permette di sottolineare la pregiata, estroversa e torva linea dark melodica che accompagna e contrasta i picchi dissonanti delle chitarre.

Sappiamo che questa miscela potente di svisate psicotroniche avvolgono l’omonima track del disco e la “Gibier Potence”, che fa ringalluzzire anche i polli. Vorticosa e amabile la bellissima Chante Bébé, posta di buona voglia a metà tra 16 horsepower e dEUS shakerati dalla verve Enobiana.

Ne “La Fosse Aux Débiles” si torna ad un suono controtendenza, è abolito l’uso del synth, imperante coadiutore di ogni musica pop e devasto iconoclastico di questi soporiferi anni ’10 del 2000, nonché grande truffa mediatica che tende più a vendere che a permettere di scegliere cosa vendere… e gli Enob scelgono l’originalità, cazzo, e lo fanno facendo stridere le loro chitarre sfruttando al massimo le potenzialità estensive delle armi tonanti, sventolando alta la bandiera dell’anticonvenzionale contro il pop di maniera che ormai investe la quasi totalità della musica di consumo. Restano ferree e luccicanti le doti sentimentali irriducibilmente aperte sopra una visione di puro alternative; il peso consistente dell’opera si realizza nella finitura di un corvino manto munito di fascino non comune da portare con distinzione sulle spalle dell’anti oscurantismo.

Onori e tributi a questi ragazzacci: Nico alla chitarra, Art all’altra chitarra e voce, Yakoo al basso e alla voce e Coco Cadavre dietro le pelli!

Clicca qui per la nostra intervista alla band.

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