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Back In Time

Back In Time: PEEPING TOM – Peeping Tom (2006)

In data 30 maggio 2006, ossia nel mezzo del suo momento più intensamente post-moderno/avanguardistico ed “alternativo”, Mike Patton decide di sganciare una bomba pop. Sia chiaro che in questo particolare mondo il frontman dei Faith No More ci ha sguazzato giocando a far impazzire i propri fan, ovviamente anche in questo caso credo abbia voluto agire in questo modo dando alle stampe un progetto che pop lo era per davvero. Non solo più quindi un’influenza paventata e lasciata a fermentare in mezzo a batoste atroci bensì qualcosa di calibrato e formulato in assiomi di singalong ad altissimo gradiente commerciale senza che questo risulti un insulto.

In qualche modo Peeping Tom sembra essere cugino di quei Lovage nati dalla mente di Dan Nakamura (aka Dan The Automator, aka Nathaniel Merriweather) e che vedevan tra le proprie file proprio mr. Patton, andando a sondare la parte più lounge e zuccherina dell’hip hop ma rimasti per lo più sotterranei – purtroppo aggiungerei. Mike, che il mondo del mainstream a questo punto lo conosce molto bene, vi introduce la sua nuova creazione nel modo più classico possibile ovvero con il singolone super catchy Mojo con tanto di video imbellettato con guest di rilievo tra cui spiccano l’amico di sempre Danny DeVito e Mark Hoppus dei Blink-182 – bonus: quando lo vidi su MTV per la prima volta riconoscendo il bassista della band pop punk credo diedi di matto.

Il brano presenta come featuring proprio Nakamura affiancato dal fenomenale beat boxer Rahzel ed è uno di quei tipici brani che ti rimangono incollati in testa per sempre e infatti finì in heavy rotation in un batter d’occhio. Il lavoro di Rahzel è immenso e crea una base bestiale, fiore all’occhiello di un pezzo che nulla ha da invidiare a tutte le altre hit in giro in quel momento, Patton chiude la partita inserendo un testo mortifero – di morte si parla d’altro canto – che danza a metà strada tra vocalità ferali e Justin Timberlake e Nakamura si gongola nel suo solito modo di scrivere/programmare/produrre allucinante.

Sostanzialmente uno dei tanti lati pazzeschi di “Peeping Tom” è che al suo interno entrano ed escono co-protagonisti di altissimo livello e che danno un apporto fondamentale a ciò che si va ad ascoltare senza però intaccare la linearità ed unicità della composizione pattoniana, altro punto a favore. Il titolare chiama in causa una bella fetta della famiglia Anticon nelle figure di Odd Nosdam, Jel e Doseone portandosi a casa un’infornata di hip hop “laterale” con il quale è meglio non scherzare.

Nosdam programma con classe divina l’assalto dub-rock assassino di Five Seconds, nelle cui spire di violenza si nasconde anche Dale Crover dei Melvins, mentre in tandem con Jel i tre danno vita alla mini-suite lounge erotica di Your Neighborhood Spacemen. Doseone invece ci dà dentro nella batosta gangsta-blingbling-cashcash di How U Feelin?, forse uno dei momenti più alti del lavoro. E a proposito di rap il peso massimo in materia Kool Keith dà il suo contributo leggendario su Getaway. Per non parlare dell’immenso apporto dato da Kid Koala (remember Deltron 3030?) ai piatti praticamente su ogni piccola hit ivi racchiusa.

Per non farsi mancare nulla il padrone di casa chiama a sé i veri pezzi da 100. I Massive Attack atterrano nell’assalto all’arma bianca Kill The DJ in cui i nostri si scagliano contro i fastidiosi disc-jockey che suonano di continuo gli stessi brani fino al vomito, senza aggiungere null’altro a ciò che fanno (da qualche parte anche Henry Rollins fece una cosa simile). Sul porno-sfottò di Sucker c’è invece Norah Jones che smette i panni della soul-singer jazz pulita e gentile indossando quelli feroci della femme fatale che nel locale si palesa giusto il tempo di prenderti a calci nel culo, te e i tuoi modi maschilisti del cazzo. E perché non chiamare in causa anche la figlia di Joao Gilberto? Bebel se la canta tranquilla sul latin pop di Caipirnha, languida leggerezza da metter su in serate particolari.

Ho volutamente reso questo Back In Time come una recensione perché il disco in questione è uno di quei pezzi d’antologia che a mio avviso non ha goduto del giusto riscontro di pubblico, e con il dispiacere di non avere tra le mani un secondo capitolo da poter far girare nello stereo. Chi di voi, come me, ha visto in azione questo gruppo-non gruppo dal vivo (ai Magazzini Generali di Milano, tra il pubblico anche un divertito Giorgio Prette) con una line up di tutto punto che prevedeva i Dub Trio come backing band affiancati dalla bravissima Imani Coppola – in quella data presa d’assalto da un maniaco che le urlò “bellafiga” e si beccò un solerte dito medio accompagnato dalle risate di Patton – e Antoinette “Butterscotch” Clinton a far le veci di Rahzel, di certo non potrà invece scordare quanto potenziale fosse racchiuso in questa piccola e fugace realtà. Per chi invece non ci è stato c’è sempre modo di godersi la performance durante l’Henry Rollins Show.

Purtroppo il signor Fantômas non è tipo da seguire gli andamenti di gradimento del pubblico, se ne fotte, seguendo solo il suo gusto del momento ed è proprio questo a renderlo un artista coi controfiocchi. “Peeping Tom” rimarrà, come la sua natura esige, un piccolo guardone che mise nero su bianco l’essere fallace dell’umana natura in un impietoso mondo mainstream che fagocita tutto e tutti. Masturbandosi compulsivamente, è chiaro.

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