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Ash – Islands

2018 - Infectious Music
power pop / alt rock

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Tracklist

1. True Story
2. Annabel
3. Buzzkill
4. Confessions In The Pool
5. All That I Have Left
6. Don’t Need Your Love
7. Somersault
8. Did Your Love Burn Out?
9. Silver Suit
10. It’s A Trap
11. Is It True?
12. Incoming Waves


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Dieci anni fa gli Ash furono tra i primissimi a captare i segnali del declino irreversibile dell’industria discografica tradizionale e ad annunciare, dopo la pubblicazione del non indimenticabile “Twilight Of The Innocents”, l’abbandono del formato classico dell’album. Un ragionamento condivisibile: se i cd non si vendono più e i negozi chiudono, tanto vale rendere disponibili su internet singoli brani freschi di registrazione, pronti per essere caricati sui lettori mp3. Tra  l’ottobre 2009 e il settembre 2010 i tre nordirlandesi ne sfornarono ben 26, poi raccolti in un paio di compilation intitolate “A-Z Vol.1” e “A-Z Vol.2”.

Un esperimento molto ambizioso riuscito però solo in minima parte: troppa carne al fuoco, poche canzoni interessanti. Il rischio di uscire fuori dai radar del giro che conta fu sufficiente a convincere l’eterno ragazzino Tim Wheeler e i suoi sodali – il bassista Mark Hamilton e il batterista Rick McMurray – a tornare alle belle consuetudini di una volta con l’ottimo “Kablammo!” del 2015, un vero e proprio comeback album finalmente all’altezza delle aspettative: quintali di chitarre, fiumi di energia e ritornelli orecchiabili per un convinto balzo all’indietro ai fasti “britpop-punk” di “1977” e “Free All Angels”.

Il nuovo “Islands” recupera le buone intuizioni del suo predecessore per introdurre alcune interessanti cambi di passo che, contrariamente a quanto fatto nella debole fase sperimentale di metà anni 2000, restano fedeli alle caratteristiche migliori del classico sound targato Ash. L’esperienza on the road con i Weezer ha lasciato chiaramente il segno: True Story e Annabel – quest’ultima con tanto di assolo dall’evidente retrogusto (scusate l’orrendo neologismo) “riverscuomiano” – potrebbero benissimo trovare posto all’interno di un’edizione aggiornata del “Green Album”.

Due belle canzoni, non c’è che dire; ma le cose vanno molto meglio con brani quali Buzzkill, Silver Suit e Is It True?, dove Wheeler riesce a dare il meglio di sé come autore di melodie memorabili in pieno stile Ash. Confessions In The Pool e Did Your Love Burn Out? riprendono il discorso indie rock e vagamente fighetto aperto all’epoca della pubblicazione dei singoli sfusi, ma lo fanno in maniera sicuramente migliore. Peccato per la sostanziale mancanza di personalità: la prima fa venire in mente i Franz Ferdinand più danzerecci, mentre la seconda strizza l’occhiolino al revival garage dei Royal Blood.

Alla fine dei giochi “Islands” non delude ma aggiunge poco alla quasi trentennale epopea degli Ash, limitandosi a essere un album sempre piacevole da ascoltare ma con solo una manciata di canzoni davvero sopra la media. Chiudiamo con un piccolo auspicio: nei suoi lavori solisti l’ex chitarrista Charlotte Hatherley ha dimostrato di essere un’autrice eclettica e originale, in grado di spaziare tra generi e stili tra loro diversissimi. Perché non tornate insieme come ai tempi di “Nu-clear Sounds” e “Free All Angels”? Ne avreste solo da guadagnare.

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