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Courtney Barnett – Tell Me How You Really Feel

2018 - Milk!
alt-rock / songwriting

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Tracklist

  1. Hopefulessness
  2. City Looks Pretty
  3. Charity
  4. Need a Little Time
  5. Nameless, Faceless
  6. I’m Not Your Mother, I’m Not Your Bitch
  7. Crippling Self Doubt and a General Lack of Self-Confidence
  8. Help Your Self
  9. Walkin’ on Eggshells
  10. Sunday Roast

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Finiamola una volte per tutte con questi lunghi e noiosi luoghi comuni circa le qualità di Courtney Barnett.
Analizziamo le cose per come realmente stanno: la Barnett non ha pretesa di inventare nulla, non diventerà mai Pj Harvey, e sarebbe impossibile per lei tentare di sperimentare all’interno di un genere così antico e/o abusato.

Courtney suona musica semplicissima, legando il tutto a dei testi ben strutturati: questo basta e avanza. A tre anni dall’esordio (“Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit”) e a meno di uno dal bellissimo “Lotta Sea Lice” con Kurt Vile, ritorna in pista suonando un album indie con la sfrontatezza da veterana del mestiere. Non è una ricercatrice sonora alla Bjork, non è patinata come St. Vincent, ma è una donna che si emoziona e sa emozionare come poche.

Tell Me How You Really Feel”  è un album che scava profondamente nelle anime più fragili ed in quelle più deboli.  Qualsiasi emozione è guidata dalla ragione e le emozioni non vanno soppresse; fatevi un giro tra le rime della stupenda e plumbea Hopefulessness (canzone più bella dell’intero album a mio avviso) per capire a pieno il concetto.

In Charity e in I’m Not Your Mother, I’m Not Your Bitch incombe lo spettro di un’altra Courtney, la vedova Cobain, e il ricordo del grunge e delle Riot Girrrl vive anche nel 2018. Il resto della scaletta è capace di affascinare e di avvincere, mai una caduta di tono, e la graziosa Nameless, Faceless ne è la prova: melodie imbastite a favore delle donne, e un ritornello in chiave Breeders (toh, c’è anche Kim Deal alle voci).

Questo è un lavoro riuscito, delicato a tratti, approcciato quasi timidamente, che non ha la pretesa di scrivere nessuna storia, e alla lunga, vince proprio per questo. Senza fronzoli, spiccatamente garage rock, distorto e dalle delicate venature country. Brava Courtney.

 

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