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Father John Misty – God’s Favorite Customer

2018 - Sub Pop / Bella Union
folk / songwriting / baroque pop

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Tracklist

1. Hangout at the Gallows
2. Mr. Tillman
3. Just Dumb Enough to Try
4. Date Night
5. Please Don't Die
6. The Palace
7. Disappointing Diamonds Are the Rarest of Them All
8. God's Favorite Customer
9. The Songwriter
10. We're Only People (And There's Not Much Anyone Can Do About That)


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Ecco, tra le nuove celebrità del songwriting della east coast americana, Father John Misty è al suo quarto album da solista e sotto questo nome. “God’s Favorite Customer” è più breve, più concentrato, più a fuoco del predecessore “Pure Comedy”. Composto da idee singole di 3/4 minuti l’una, ogni canzone è concentrata nello spazio di un single-edit e questo funziona: a solo un anno dal precedente, qui siamo di fronte ad un lavoro più convincente.

Gli innesti psychic 60’s della traccia d’apertura Hangout At The Gallows delineano tutti gli elementi che troveremo nell’album. La sensazione già al primo ascolto di “God’s Favorite Customer” è di trovarsi sulle nuvole a pecorella con le canzoni di Father John Misty e ogni pezzo è una nuvola all’estremità di una perturbazione dove la sofferenza personale si impegna a mutare forma e diventare la migliore melodia possibile.

Nei testi troviamo a tratti confidenza, intimità, sensazioni di vicinanza con il cantautore , come se cantasse per noi nel nostro piccolo soggiorno con tanto di pioggerella fuori dalla finestra, come in The Palace, a tratti invece, le parole prendono la forma perfetta della melodia che li innalza a sorvolare i tetti di Rockville, nel Maryland, dove il cantautore è cresciuto e si alternano a ballate beatlesiane come Dissappointing Diamonds Are The Rarest Of Them All, (e non dico che sia tale solo per la presenza della parola “diamonds” nel titolo)

Da notare un po’ di “crooning” abbastanza efficace in Date Night con tentativi di frasi ad effetto ma il capolavoro è il singolo Please Don’t Die: la più aperta, la più sincera, dove Father John Misty  funziona al meglio. L’unica traccia che potrebbe rimanere, l’unico grido disperato, l’unica vera potenza: “Sei tutto ciò che ho, perciò, per favore non morire”. L’unica canzone senza tempo per melodia e intensità che tiene su tutto l’album.

Buon disco, capace di entrare solo a tratti nell’olimpo dell’indie-folk cantautorale e che mi fa tornare in mente il ricordo di quando dicevano di Prince: “È un genio ma fa troppi album”. Beh, la stessa identica cosa vale per Father John Misty.

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