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Go Dugong – Curaro

2018 - 42 Records
elettronica

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Tracklist

1. Moran
2. Damballa Weddo
3. Vidita
4. Mandragora
5. Nommo
6. Mextli
7. Herzog
8. Allen
9. Yakumama
10. Kanaloa
11. Boto Vermelho
12. Shifumi


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Il curaro è un estratto vegetale, si prepara con una corposa varietà di piante della foresta amazzonica e viene utilizzato dagli indigeni come veleno per la caccia. Ma è anche il nome scelto da Go Dugong, al secolo Giulio Fonseca, per la sua nuova fatica discografica, arrivata al tramonto dell’inverno e a tre anni di distanza dall’album che gli ha permesso di affermarsi come uno dei più interessanti producer sulla vivace scena elettronica italiana (“Novanta“).

Curaro” si racconta con l’artwork, che mette in fila simboli ancestrali e incisioni rupestri, a testimonianza della fascinazione che l’artista piacentino di stanza a Milano nutre nei confronti dei popoli primitivi, dei loro miti e delle loro credenze legate a natura e cosmo e rappresenta un approdo tutto sommato immaginabile dopo l’avvio del progetto itinerante Balera Favela, che vede Go Dugong protagonista (non a caso, Balera Favela è anche il nome di un pezzo contenuto in “Novanta“) insieme a Ckrono, prp e Marcello Farno e che sta ridisegnando la geografia del clubbing italiano (prevalentemente lombardo) a suon di playlist etniche tutte da ballare o, per usare l’efficace formula da loro stessi utilizzata, di global music para tu culo.

Go Dugong, con “Curaro“, si allontana dai suoni, dai profumi e dai colori di una Milano multietnica ma prigioniera dei suoi stessi confini – quelli di “Novanta“, per intenderci – per volgere lo sguardo verso gli angoli più remoti del pianeta, proponendo un disco legato alla storia, alla natura e a un crogiolo di sonorità che non perdono un briciolo del loro umore danzereccio e festaiolo.

Curaro” si schiude con l’incedere ipnotico di Moran, che ci proietta nel bel mezzo di una festa in un punto imprecisato della foresta amazzonica, fra note di flauto e balli sfrenati, e si conclude con i suoni sintetici e a tratti serrati di Shifumi, impreziosita da Témé Tan, astro nascente dell’elettronica belga, ma affascina senza soluzione di continuità, presentandosi come un lungo trip fisico e mistico fra Ande e Africa.
Nel mezzo, non compaiono riempitivi o passaggi meno ispirati di altri: affrontate le sinuosità profonde di Damballa Weddo, “Curaro” corre lungo il percorso disegnato da Vidita, in cui spicca il cantato di Miriam Garcia (musicista e attrice argentina), vira verso scenari fra psichedelici con Mandragora e Nommo (con Mai Mai Mai) e, se rallenta, lo fa solo per sedurre (Mextli, in collaborazione con Soraia Drummond).

Poi, naso all’insù, guarda verso il cosmo con Herzog, prima di fermarsi a sognare su un letto soul (Allen) e di risvegliarsi nella giungla (Yakumama). La festa prosegue con Kanaloa e i ritmi carnevaleschi e colorati di Boto Vermelho, che prende il nome dal leggendario delfino rosa che si dice popoli i mari brasiliani ed è stata realizzata in collaborazione Populous – altro producer nostrano col gusto per le sonorità etniche – e si esaurisce con la succitata Shifumi.

Curaro” è un lavoro che sintetizza in maniera mirabile ricerche etnologiche, sperimentazioni musicali e mero spirito da clubbing, un esperimento riuscito che consacra definitivamente Go Dugong fra i producer più ispirati della Penisola e di cui si potrà riparlare anche a fine anno. Ma prima c’è un’intera estate per ballare.

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