Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Ropsten – Eerie

2018 - Seahorse Recordings
post-rock / kraut

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Ylla
2. Grandma's Computer Games
3. Globophobia
4. Batesville
5. Kraut Parade
6. Brain Milkshake
7. 180 mmHG


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Synth analogici, ritmi ipnotici, suoni di chitarra rigorosamente vintage. I Ropsten, da Treviso, sono riusciti a costruire un proprio suono e marchio di fabbrica di stampo internazionale, e si vanno a collocare immediatamente tra quelle proposte di nuova psichedelia che da ogni angolo del mondo riempiono le pagine di Bandcamp di proposte generalmente di qualità. In questo caso ci troviamo di fronte a qualcosa che è ancora sopra la media, conserva il feeling di una produzione live sebbene sia stato registrato in luoghi differenti, le batterie in un club, il Benicio’s Live Gigs ed il resto nel loro home studio, il tutto mixato da Tommaso Mantelli.

Eerie”, misterioso, dovrebbe essere il titolo e il contenuto del disco, in realtà tutto è molto chiaro fin da subito, con riferimenti alla grande stagione del Krautrock, anche se più come guida spirituale, visto che i gruppi dell’epoca avevano tutti caratteristiche molto diverse, mentre troviamo riferimenti anche a un certo space rock inglese, dagli Hawkwind a produzioni più recenti come gli Ozric Tentacles prima delle loro contaminazioni elettroniche. L’album si configura come una vera e propria colonna sonora, il paragone potrebbe essere proprio “Soundtracks” dei Can, a cui in qualche modo “Kraut Parade” è un omaggio e da un momento all’altro sembra che possa iniziare a cantare la voce di Damo Suzuki.

La ricchezza stilistica di questo album la troviamo poi in Brain Milkshake, con le sue atmosfere cinematografiche influenzate dal post rock di Jim O’Rourke o degli artisti pubblicati da Constellation, mentre in Batesville i Ropsten si mostrano capaci di utilizzare anche strumenti acustici, un aspetto da approfondire per ampliare i propri orizzonti e non rimanere etichettati come “kraut” solo per via di un brano.

Chiude l’album 180 mmHg con un incedere marziale post-punk, come una traccia di “Movement” dei New Order, che lascia spazio a distorsioni e suoni di synth, un altro mantra psichedelico circolare coinvolgente per chi ama il genere, e la varietà proposta non fa sentire alcuna mancanza della voce.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni