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Nas – Nasir

2018 - Def Jam / Mass Appeal
hip hop

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Tracklist

1. Not For Radio (feat. Puff Daddy, 070 Shake)
2. Cops Shot The Kid (feat. Kanye West)
3. White Label
4. Bonjour (feat. Tony Williams)
5. Everything (feat. The-Dream, Kanye West)
6. Adam And Eve (feat The-Dream)
7. Simple Things


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Avere scritto “Illmatic” appena ventenne è una responsabilità con cui Nasir Jones dovrà fare i conti fino alla fine dei suoi giorni. In un ambiente in cui suono e immagine cambiano – pressoché totalmente – più o meno ogni cinque anni, avere in catalogo un album che continua a essere indicato come fonte d’ispirazione a quasi un quarto di secolo dall’uscita ha un peso specifico assai elevato. Da quell’ormai remoto 1994 in pratica ogni rapper che abbia imperniato la propria carriera attorno alla credibilità di strada e la capacità di narrarne le numerose sfaccettature gli deve qualcosa, incluso l’ex arcinemico Jay-Z e capisaldi del genere come Biggie Smalls e i Mobb Deep.

Sbaglia chi circoscrive l’impatto di Nas a quel solo, irripetibile, exploit. Nonostante alcune uscite decisamente dimenticabili nella sua discografia non mancano autentiche gemme, imperdibili per qualunque appassionato di doppia H. Su tutte spiccano “It Was Written”, degno successore del capolavoro d’esordio, “Stillmatic” che lo riportò nell’Olimpo dei migliori liricisti di tutti i tempi dopo un periodo particolarmente buio e “Distant Relatives”, realizzato in coppia con Damian Marley.

Insomma, piaccia o meno, la notizia di un imminente ritorno sulle scene di cui Kanye West si sarebbe accollato la produzione esecutiva, oltre a buona parte dell’impianto musicale, non poteva non fare rizzare le orecchie a tutti quelli cresciuti con N.Y. State of Mind, If I Ruled The World e One Mic. Inserendosi nel filone di lavori brevi inaugurato con “Daytona” e proseguito con “ye” e “Kids See Ghosts”, “Nasir” è la nuova pietra di questa sorta di monumento che il patron di GOOD Music sta dedicando a sé stesso (tanto per cambiare). Ma se nel primo l’onesta quadratura raggiunta nel segno dell’hip hop più classico è comunque apprezzabile, l’inconsistenza dei due episodi successivi lascia alquanto a desiderare. Caratteristica purtroppo estesasi anche a quest’ultima fatica che, soprattutto in virtù di chi si trova dietro al microfono, fa rimanere tra il basito e lo sconfortato.

L’incedere trionfale creato dai cori di Not For Radio, viene abbattuto prima del decollo dalla fastidiosa presenza di 070 Shake e da un blaterante Puff Daddy, riesumato da chissà dove. Cops Shot The Kid, sparata contro gli abusi delle forze dell’ordine la cui retorica suona ormai tristemente ritrita, ricorre all’inspiegabile espediente di campionare una piccola porzione dell’iconica Children’s Story di Slick Rick e metterla in loop a mo’ di base. Kanye West riesce a peggiorare la situazione con la sua strofa che pare quella di un ragazzino alle prime armi. Su Bonjour e everything addirittura Nas sembra ospite la cui presenza non riesce a fare la differenza, tanto le tracce sono monopolizzate dagli insipidi gorgheggi di Tony Williams e The-Dream, su produzioni decisamente orientate all’RnB e di una debolezza deprimente.

White Label non lascia veramente nulla mentre Adam And Eve e Simple Things, pur non essendo niente di memorabile, quantomeno restituiscono una vaga idea di quello che è stato il Nas più ispirato. Sì perché,  aldilà della mancanza di nerbo di Yeezy nel mettere insieme i beat, lui non sembra avere interesse a fare nulla per migliorare la situazione. Del carisma e della verve lirica che l’hanno reso celebre se ne scorge fugacemente giusto l’ombra. L’aura mistica che avvolgeva il personaggio e le sue rime sembra avere perso la propria forza magnetica. Altro particolare di cui tenere conto: la lista di co-produttori accreditati per ogni traccia è inspiegabilmente lunga. Si stenta a credere che si possa ottenere un risultato così scadente con un budget tanto elevato.

Oltre ad alimentare le voci secondo le quali Nasir scelga le produzioni alla cieca, dopo avere proclamato la morte dell’hip hop ormai ben dodici anni fa, il disco omonimo pare immortalarlo nel passaggio tra le schiere dei molti intenzionati ad abusare del suo cadavere. Uscita decisamente deludente e che va a fare compagnia a “Nastradamus” e “Untitled” nella fortunatamente breve lista: “Dischi di Nas di cui avremmo fatto volentieri a meno”.

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