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Zu93 – Mirror Emperor

2018 - House Of Mythology
folk / ambient / experimental

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Tracklist

1. The Coming Of The Mirror Emperor
2. Confirm Of The Mirror Emperor
3. Enters The Mirror Emperor
4. To The Mirror Emperor
5. The Heart Of The Mirror Emperor
6. The Teeth Of The Mirror Emperor
7. (The Abscence Of The Mirror Emperor)
8. Before The Mirror Emperor
9. To Meet The Mirror Emperor
10. (The Silence Of The Mirror Emperor)
11. The Imp Trip Of The Mirror Emperor
12. Awake (Mirror) Emperor


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Zu93 è un po’ come i tipici sogni che s’avverano. Le domande che ti poni mentre immagini qualcosa di estremamente intenso e viscerale prendere forma dalla fusione di due entità che ti hanno accompagnato nel tuo viaggio a latere della musica per sì tanto tempo e che ricevono una risposta reale che ti fa infine tremare. Il nucleo di origine dell’ombra lunga di Current 93, David Tibet, e l’essere tentacolare Zu, assieme. Nero su bianco. Su House Of Mythology. Tutto parrebbe perfetto.

Non ci sono solo Luca Mai e Massimo Pupillo a costruire mattone dopo mattone il palazzo d’inferno attorno alla figura di Tibet. Una formazione estesa – che comprende Stefano Pilia, Andrea Serrapiglio, Luca Tilli e Sara d’Uva  volta a dare al tutto un’impronta che degli Zu comunemente intesi mantiene poco. D’altronde loro stessi ci hanno abituato a questo e ad altro ancora, a non aspettarci mai nulla di simile a quanto avvenuto precedentemente quindi perché non farlo anche in questo preciso istante?

Il percorso ivi intrapreso è ascrivibile a quanto accade in “The Left Hand Path” – disco ad opera dei due musicisti romani al fianco di Eugene S. Robinson – e sembra continuare la dialettica intrapresa da Tibet negli ultimi anni della sua sterminata ed immensa discografia con un occhio di riguardo agli ultimi capitoli partendo da “And When Rome Falls” ed arrivando ad Hypnopazuzu. Quello che scorre e fa vibrare l’aria è un lavoro che predilige i silenzi, la materia acustica solo lievemente intarsiata di anomalie e una sequela di onde morbide piuttosto che gli affondi brutali della ferale macchina jazzcore.

Il concetto è chiaro sin da subito: The Coming Of The Mirror Emperor è avvolta in un manto acustico flebile, con la chitarra – vera protagonista dell’intero platter – ad incastrarsi con estrema fievolezza sotto sbilenche vocalità che entrano ed escono volontariamente dalla melodia chiave, irrobustita da archi ariosi e ben dosati. L’album si adagia su rumori e spasmi di derivazione coiliana dipanati tra orchestrazioni sotterranee e deliranti declamazioni (Enters The Mirror Emperor, The Heart Of The Mirror Emperor), bassi che si fanno strada a colpi di martello su piombo poggiati su feroci schizzi vocali (Confirm The Mirror Emperor), folk apocalittici scritti da una penna fulgida e al contempo fuorviante ((The Abscence Of The Mirror Emperor)), nonché dissezioni di una materia pop noir che rimanda ai lavori di Teardo/Bargeld (la splendida Before The Mirror Emperor).

In questo lavoro tutt’altro che semplice gli Zu entrano in punta di piedi nell’estrosa poetica di Tibet lavorando di fino, punteggiando anziché irrompendo e componendo man mano trame sempre meno fitte e più classiche rispetto al proprio essere di fatto stupendo più di quanto non avrebbero fatto facendo gridare i propri strumenti in una battaglia post-apocalittica.

Mirror Emperor” è uno spiraglio di fioca luce che entra dalla rosone di una cattedrale che in una flebile lama di splendore smuove un pulviscolo cosmico in attesa da millenni.

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