Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Underworld & Iggy Pop – Teatime Dub Encounters

2018 - Caroline International
elettronica

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Bells & Circles
2. Trapped
3. I'll See Big
4. Get Your Shirt


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Parliamoci chiaro: Iggy Pop è un gran paraculo e noi lo adoriamo perché salta e balla come un demone con una spina nelle carni da prima che la gran parte di noi nascesse. Ci accompagna dall’adolescenza quando era già “vecchio ma ancora in forma con un mucchio di cartilagini e muscoli bellissimo” e il param-pam-pam di “Lust For Life” ci entra ancora ogni volta nella calotta cranica come una raffica di sberle e non possiamo fare a meno di dimenarci ma sempre impossibilitati nell’identificazione con la figura dell’ Iguana: bestiale, assurda, irreale e così terrena, vulnerabile ed onesta che rimarrà sempre inafferrabile.

Ma è come se da 15 anni a questa parte – più o meno dai tempi di “Skull Ring”Iggy avesse imparato a muoversi e destreggiarsi in modo furbo tra i tentacoli dell’industria musicale. Tra le numerose collaborazioni (anche inutili) di questi anni possiamo tirare giù una lunga lista: da Peaches ai Blink-182 e Green Day (per citarne una inutile) ai Mars Volta ecc. Per carità: le collaborazioni gli sono sempre piaciute, partendo da quel sodalizio con Bowie che gli salvò la carriera e forse la vita, fino all’altro ieri quando è riuscito a tenere viva la sua produzione con Homme & Co. facendo uscire un gradevole ma precario e troppo studiato a tavolino “Post Pop Depression”  continuando comunque a seguire il sentimento di ansia di esplodere e di gridare disperazione.

Ma forse è proprio da lì che doveva passare la discografia di Iggy: da un momento della vita in cui ci si aspetta troppo da se stessi e dai propri progetti: quando parti dal presupposto che “questo sarà un grande album” difficilmente quello che ne verrà fuori sarà tale, e poi l’anagrafe bussa alla porta e ti dice che stai per compiere 70 anni perciò ti devi sbrigare a tirare fuori quello che sarà forse il tuo “ultimo album per come intendiamo gli album”, allora chiami gli assistenti: metti su una band con uno dei più grandi blockbuster del rock in circolazione, gli fai arrangiare i suoni e lo metti alla totale produzione del lavoro.

E mettiamo sul piatto anche la reunion degli Stooges, nelle cui due pubblicazioni “The Weirdness” e “Ready To Die”, Iggy si è semplicemente messo al servizio dei fratelli Asheton per dare a loro l’occasione di riscattarsi da una vita di stenti priva di veri successi commerciali. L’ha fatto per loro, per chiedere scusa, è stato un grande gesto di amicizia, di cuore, ma se fosse stato per lui ne avrebbe fatto a meno, infatti, per equilibrare il suo spirito, nel frattempo ha fatto uscire i due album di cover jazz e chansonnier per ricordarsi di chi era in quel momento.

E finalmente oggi Iggy si è liberato: non aveva bisogno di accettare i suoi 70 anni, aveva bisogno di accettare, anche se il suo Olocausto è terminato da tempo, di essere ancora Iggy e non una creatura morente, una nave alla deriva, un rottame da quattro soldi. Per questo credo che “Teatime Dub Encounters” sia il lavoro più bello che Iggy abbia fatto dai tempi di “Skull Ring” o addirittura da “Beat ‘Em Up” . Perché è vivo. Ed è onesto.

Il fatto è che, al di là del “gestire l’Apocalisse”, quello che è sempre riuscito meglio a Mr.Osterberg è l’improvvisazione, seguire l’impulso, o meglio l’Istinto e lasciare libero l’animale rock n’ roll. Così, incontrandosi in una stanza dell’ Hotel Savoy di Londra, gli Underworld allestiscono uno studio di registrazione e gli offrono moto volentieri carta bianca per uno spoken word sulle loro basi e il progetto che nasce è una creatura mitologica formata da due mondi distanti che però parlano la stessa lingua: Iggy e gli Underworld ci permettono di entrare in una sorta di Trainspotting e il Tempio Maledetto partendo da Iggy che, a metà tra l’ispirazione cosmica e il capriccio infantile racconta un aneddoto: la libertà di fumare in aereo. Riportandoci in un epoca che non c’è più, in un luogo sospeso, un non-luogo perché siamo lì, sull’aeroplano con Iggy. Negli anni 80 forse? Comunque quella che fu l’”Età dell’Oro” dei viaggi aerei e staremmo con lui ad ascoltarlo per ore, fumando.

È il vecchio Iggy che torna per dirci che se avesse le ali cosa farebbe? Andrebbe a divertirsi ovviamente e fare tutto ciò che non si può più fare, amico, perché tutto è vietato e non ci sarà nessuna rivoluzione, è finita, “it’s over”. No fun!

Per ora ci accontentiamo di 4 brani sperando in altre collaborazioni future, meglio se improvvisate, come questa.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni