Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Between The Buried And Me – Automata I / Automata II

2018 - Sumerian Records
progressive metal

Ascolta

Acquista

Tracklist

Automata I

1. Condemned To The Gallows
2. House Organ
3. Yellow Eyes
4. Millions
5. Gold Distance
6. Blot

Automata II

1. The Proverbial Below
2. Glide
3. Voice Of Trespass
4. The Grid


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Nonostante io sia stato cresciuto a pane e progressive ammetto che in pratica nessuna band metal che abbia sguazzato nell’immobilismo del suddetto calderone abbia mai attirato più di tanto la mia attenzione, men che meno quei gruppi che hanno indossato in fretta e furia il marchio del cosiddetto djent. In questo marasma sono rimasto invece affascinato da formazioni come Coheed And Cambria e Between The Buried And Me per la capacità intrinseca dei due gruppi di andare a pescare da generi ben meno barocchi.

Questi ultimi poi mi hanno sin da subito dato modo di drizzare le antenne data la presenza di un groove intrinseco ad un’attitudine astratta mai così vicina al metal più feroce e viscerale pur contaminato da quel rifferama cosmico a cui diede i natali Robert Fripp. Cosa non semplice, dati gli scarsi risultati ottenuti dagli Opeth negli ultimi 10 anni almeno, ma l’idea di base è quella dei loro album fino a “Ghost Reveries” per intenderci. La differenza sta nell’attitudine crossover probabilmente innestata per magia nel DNA delle band statunitensi (quando va bene) e l’amore per una certa dose di cyber legnate che non guasta.

Meno “art-rock” del suo predecessore “Coma Ecliptic” il nuovo “Automata” è un balzo in avanti da non sottovalutare nell’evoluzione del suono dei BTBAM. Diviso in due parti perfettamente funzionanti indipendentemente e che unite creano un gigantesco mostro annichilente, l’album ha sfaccettature d’ogni sorta e rendono ognuno dei due “lati” una storia a sé.

Più violento e brutale “Automata I” si muove su territori cibernetici, imbevuto di synth astrali e svisate elettroniche d’antan ma non perde fiato nella sua rincorsa verso i pugni dritti in volto. Se ho tirato in ballo la band di Mikael Akerfeldt un motivo ci sarà poiché la opener Condemned To The Gallows rimanda proprio ai territori tanto cari agli svedesi, coi barocchismi di chitarra a far da contraltare al suddetto groove e alla voce mefistofelica di Tommy Giles Rogers Jr., capace in un primo momento di aspirare mostri infernali e quello successivo di battere sentieri vicini a quelli del più capace Jonathan Davis dando quel tocco in più che ad altri manca. Su coordinate più “post-hc” e infettate dal rock più tirato e moderno si attesta invece House Organ memore di riportare alla luce i ricordi dei fin troppo dimenticati Five Pointe O. Stupefacenti le infiltrazioni emotive e melodiche di Millions memore di un refrain catchy di altissimo calibro.

Di tutt’altra pasta è fatto invece “Automata II” che si apre con l’illusione del prog più delirante, sostenuto da architetture a sei corde e piani elettrici puramente 70s e incuneato in un’ariosità assente sul capitolo precedente come ben dimostra l’heavy metal obliquo di The Proverbial Below. Un sentimento subito disatteso con l’entrata in scena di un bandoneon alieno su Glide che rimanda immediatamente a fasti dei Mr. Bungle di “California”, tra un viaggio nell’Europa dell’est e l’altro si schiude l’assassina Voice Of Trespass: veloce, feroce, pattoniana, anormale e sicuramente uno dei pezzi più interessanti del lotto, tra sfiati jazzy, mighty morphin’ sinatriani, cannonate death’n’roll e sghembi insert manouche.

E così ancora una volta i Between The Buried And Me si dimostrano essere i migliori in quel che fanno dando un tocco di diversità che non mancherà di indispettire i più prog-addicted ma che invece farà bagnare il resto di voi. Nell’interezza delle due metà “Automata” è un’idra imperiosa e irrefrenabile, e pur avendo la stessa temperatura dell’inferno andrà giù liscia liscia procurandovi inevitabili ustioni di piacere.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni