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Back In Time

Back In Time: HAVE HEART – Songs To Scream At The Sun (2008)

Have Heart

Molto più di un album, molto più di un semplice tassello all’interno di una discografia scarna ed essenziale, molto più di un semplice messaggio di fratellanza, di senso della comunità, molto più di un resoconto di vita vissuta. Compie dieci anni l’album con la A maiuscola, il punto zero dell’hardcore dell’ultima decade, nonché l’opera musicale della band più rimpianta della storia di questo genere.

“Songs To Scream At The Sun” è ancora capace di far emozionare, di far venire i brividi, di far pogare e di far urlare la disperazione di tutti quegli essere umani che si sentono stretti fra mura insormontabili, figli incompresi e soli, in costante lotta con il mondo per ritagliarsi il proprio spazio vitale.

Il lavoro degli artisti si riconosce solo quando cessano la loro attività: così è stato anche per gli Have Heart, capaci di raggiungere un vero e proprio apice compositivo solamente con quest’ultima uscita, testimone da passare a tutte le generazioni future. A maneggiare i 21 minuti che compongono “Songs To Scream At The Sun” ci ha pensato Kurt Ballou, vera divinità moderna in termini di hardcore, metal e affini. Completa il quadro la miglior etichetta discografica in quanto a uscite hc, la Bridge Nine di Chris Wrenn. Indizi di questa fattura sarebbero già capaci di attirare l’attenzione di un nuovo ascoltatore, intento ad affacciarsi su un mondo, quello dell’hardcore punk, ricco di sfaccettature, alti e bassi, correnti e influenze.

Have Heart

Ma non è tutto. Una città, Boston, con le sue comunità che si intersecano, in un mix di chiacchiere e birre al pub, partite di baseball, ma anche di famiglie svuotate dalla vita nella metropoli e costrette ad abbandonare i propri figli (costante metafora dell’album) a crescere con le proprie forze. Una band, in grado di macinare centinaia di live, decine di tour, dominata da un frontman (Pat Flynn) moderno poeta, cantastorie di un mondo che di storie positive da cantare non ne ha più. Una scena, quella straight edge, che ha accudito gli Have Heart e che è ha trovato nuova linfa proprio grazie ai cinque del Massachusetts. “Songs To Scream At The Sun” completa l’altissimo livello culturale di Flynn, avido lettore e critico, nonché informatissimo conoscitore di social media, vita politica e underground, con una qualità strumentale forse toccata solo da band come Defeater, Modern Life Is War e Verse.

Ogni taccia dell’album sviscera la malinconia e il ricordo di ciò che è stato, di tutto ciò che si è perso col tempo: uno sguardo a un parco sotto casa, una strada vuota, una bottiglia di whiskey, un padre mai stato capace di amare, un affetto che si decide di abbandonare (to find your happiness with or without me… Because it’s you I love, then from you I’d walk away). Bostons, No Roses No skies, Hard Bark On The Family Tree ancora oggi figurano all’interno dei must da conoscere a memoria per tutti coloro cresciuti musicalmente dal 2008 in avanti: l’immediatezza viene lasciata da parte, appannaggio di un tourbillon fortemente emotivo fatto di sing along strazianti e melodie à la Bane.

Insostituibile pedina all’interno dello scacchiere della musica moderna, “Songs To Scream At The Sun” necessita non solo di essere riscoperto a posteriori, ma anche di continuare a essere una delle fonti di maggiore ispirazione per band e fan del melodic hardcore.

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