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Denzel Curry – TA13OO

2018 - PH / Loma Vista
hip hop

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Tracklist

1. TA13OO
2. Black Balloons
3. Cash Maniac
4. Sumo
5. Super Saiyan Superman
6. Switch it up
7. Mad I got it
8. Sirens
9. Clout Cobain
10. The Blackest Balloon
11. Percs
12. Vengeance
13. Black Metal Terrorist


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Chi legge abitualmente le mie recensioni, avrà intuito come la mia opinione sulla trap non sia delle più lusinghiere. La trovo musica estremamente piatta e monocorde, stereotipata oltre ogni limite tollerabile e priva di quegli elementi di rottura col passato prossimo del rap di cui esponenti ed estimatori fanno vanto ogni volta che vengono chiamati a dire la propria sull’argomento. Allo stesso tempo trovo insensato uno degli argomenti ricorrenti dei suoi detrattori più accaniti: la mancanza di contenuti intelligenti. Probabilmente qualcuno inorridirà davanti a questa considerazione ma onestamente non trovo grosse differenze tra il tenore dei testi di Lil Yachty e quelli di Notorious B.I.G.. Sono i livelli di perizia tecnica e il gusto musicale ad essere assolutamente imparagonabili.

A mio avviso l’errore di fondo di entrambi gli schieramenti è volere vedere nel rap qualcosa di più di quello che effettivamente rappresenta: puro e semplice intrattenimento. È pacifico che non è assolutamente detto che per tale ragione un rapper debba sentirsi esonerato da qualunque responsabilità rispetto ai messaggi che manda e allo stile di vita che incarna. Ma cerchiamo di essere seri: si può veramente pensare che laddove falliscono miseramente le famiglie e la scuola nell’educazione dei ragazzi possa riuscire un saltimbanco che, nella maggior parte dei casi, ha pochi anni più di loro? No, decisamente il mio problema con la trap non è una questione etica ma puramente estetica. Sono pertanto portato a vedere nel vuoto pneumatico che caratterizza la maggior parte del rap degli ultimi anni non una causa dell’impoverimento culturale collettivo bensì una sua diretta conseguenza.

Fatta questa lunga e forse eccessivamente ampollosa premessa veniamo a “TA13OO”: cos’ha in più questo disco inequivocabilmente trap rispetto alla pressoché totalità degli altri da farmelo piacere? È presto detto: delle idee musicali. Innanzitutto Denzel Curry – classe 1995 – è dotato di una versatilità vocale e di una padronanza di flow e schemi metrici differenti tali, da farlo risultare anche al primo ascolto svariate spanne al di sopra dei vari Travis Scott, Lil Pump, Migos e chi più ne ha più ne metta (ma pure di Drake, per nominare quella che ormai è una conclamata popstar). Altra scelta apprezzabile: per trovare un album proveniente dal sud degli Stati Uniti con un quantitativo di autotune tanto modesto, bisogna forse risalire a prima del 2000.

Idealmente diviso in tre atti, il disco trova nella varietà stilistica e nelle innegabili doti interpretative del titolare le proprie carte vincenti. Non mancano certo pezzi potenti e ignoranti: Sumo si avvale della classica produzione sintetica, martellante e spaccona, Percs è una combinazione vincente di tastiere e chitarre brillanti, Super Saiyan Superman testosterone puro. La grossa differenza tra queste e le molte altre tracce dal tiro analogo è che il ragazzo il rap lo sa fare eccome, evitando di ridurre il tutto a quattro parole ripetute ossessivamente. Risultando assolutamente credibile e capace anche quando tenta un approccio decisamente più soulful nella titletrack o confeziona un party anthem d’altri tempi come Black Balloons. Cash Maniac riporta inevitabilmente alla memoria il G-Funk scanzonato proveniente dalla West Coast e tanto popolare nella prima metà degli anni ’90.

Forse per una questione di provenienza geografica (è anch’egli originario della Florida), più di chiunque altro Denzel sembra essere stato in grado di fare propria la deriva emo del genere, sdoganata dal recentemente defunto XXXTentacion e, che piaccia o meno, ha finito inevitabilmente per fare tendenza. Più che nel singolo Clout Cobain, fin troppo fedele nel ricalcare lo stile dello scomparso collega, è in Mad I Got It e Sirens che la sua capacità di scrivere brani introspettivi e malinconici, senza risultare troppo adolescenziale o stucchevole, emerge prepotentemente.

Non mancano purtroppo anche momenti di stanca: Switch It Up, The Blackest Balloon, Vengeance suonano decisamente come meri riempitivi. Per fortuna prima che il sipario si chiuda ci viene regalato un altro brano valido: l’instabile e violenta Black Metal Terrorist, giocata sull’alternanza tra strofe tiratissime e ritornello disteso.

TA13OO” non è certo uno di quegli ascolti che cambiano la vita ma un disco che cerca di suonare meno scontato e manierista rispetto al proprio (sotto)genere di riferimento, senz’altro sì. A tratti riuscendoci perfettamente, in qualche punto purtroppo arenandosi in quel limbo indefinito di tracce pressoché indistinguibili una dall’altra. Attitudine, stile e talento all’autore non mancano di certo. Così come il tempo per smussare i propri spigoli e ci si augura conseguire a una piena maturazione della propria identità artistica, facendo realmente la differenza in un panorama tanto sterile e monotono. Come primo passo non c’è male, staremo a sentire cosa ci riserverà in futuro.

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