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Thrice – Palms

2018 - Epitaph
rock

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Tracklist

1. Only Us
2. The Grey
3. the Dark
4. Just Breathe
5. Everything Belongs
6. My Soul
7. A Branch In The River
8. Hold Up A Light
9. Blood On Blood
10. Beyond The Pines


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Vaglielo a dire ai Thrice di sbagliare un disco. Il percorso intrapreso dalla band di Dustin Kensrue ha preso tanto presto le distanze dal proprio passato post-hardcore da quel lontano “Vheissue” aggiungendo di volta in volta sempre nuovi tasselli alla propria proposta fino a renderla una macchina melodica perfetta, capace di inanellare una serie di brani che rasentano il pop più adamantino.

Il climax è raggiunto infine con il nuovo “Palms”. Non sono solo i pezzi in sé a risaltare in quanto tali, tanto fa la produzione ariosa e “ingombrante” di Eric Palmquist e la saggezza nel dosaggio dei suoni in fase di mix dell’immenso John Congleton. Date un album in mano a quest’uomo e avrete un invincibile carro armato radiofonico. Detto fatto. Non esagero nel dire che ogni singola composizione del decimo album del gruppo californiano sia putativamente un singolo pronto per girare in testa per una decina buona di giorni, cosa che vi riporterà a suonarlo di continuo sul vostro stereo, e senza rendervene conto sarà diventato uno dei migliori dischi di questo anemico 2018.

Uno dei punti più interessanti di tutto il lavoro risiede nell’immenso lavoro della sezione ritmica dei fratelli Breckenridge, vere e proprie inarrestabili forze della natura: il basso di Eddie è esplosivo e sovrasta tutto e tutti senza per questa ragione risultare ottenebrante (sempre e comunque grazie Congleton) e la batteria di Riley cesella e ottunde con maestria e grazia. Su tutto spicca quel gusto pop di cui sopra ma non mancano situazioni di aggraziata irruenza rock al testosterone: il trittico costituito dai momenti più aggro di The Grey, A Branch In The River e Hold Up The Light lo dimostra bene, con le prime due a tirare fuori dal cappello quelle sensazioni post-hc mischiandole alchemicamente all’art rock epico gioco forza dei Nostri, mentre la terza è un immenso anthem hard’n’heavy dal peso specifico di 10 tonnellate.

La sezione elettronica nel quartetto prende sempre più possesso del fondale elettrico insinuandovisi fino a diventare parte integrante della narrazione. Only Us infatti sgomita nell’electro rock più diretto dando prova di quanto il programming possa impreziosire brani di questa risma. Notevoli anche i momenti più delicati costituiti dalla ballad acusticamente pregiata Blood On Blood (vestigia dell’esperienza solista di Kensrue) mentre Everything Belongs non si vergogna di andare a ripescare sensazioni coldplayiane d’annata inizio ’00.

Ad oggi il disco più smaccatamente pop del quartetto e forse uno dei migliori dai tempi di “Beggars”.

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