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KEN Mode – Loved

2018 - Season Of Mist
noise rock / post metal

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Tracklist

1. Doesn't Feel The Pain Like He Should
2. The Illusion Of Dignity
3. Feathers & Lips
4. Learning To Be Cold
5. Not Soulmates
6. Very Small Men
7. This Is A Love Test
8. Fractures In Adults
9. No Gentle Art


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Il giorno in cui il noise rock troverà uno sbocco evolutivo smarcandosi dai suoi cliché probabilmente pioveranno rane. In attesa che questo evento a dir poco miracoloso si verifichi non ci resta che goderci quanto di buono il genere in questione può ancora donarci in termini di sfumature, anche se personalmente ritengo sia rimasto ben poco dato che persino l’ultimo Unsane mi ha strappato ben più di uno sbadiglio.

Tra queste benedette sfumature stazionano i KEN Mode che più o meno a cadenza di 2 anni tornano a far visita agli stereo degli amanti del rock al gusto di cemento. Dopo essere passati sotto i ferri arrugginiti di Steve Albini e Bob Weston con il precedente ed ottimo “Success”, aggiudicandosi il premio di miglior epigono (in senso buono) degli Shellac in odor di metal assassino – e ad un passo dal miracolo vero e proprio in termini di godibilità e “novità” – il trio fa uno o due passi indietro e si ritrova nei territori già ampiamente esplorati su “Venerable”. “Loved” difatti riacquista quel deliquio heavy/rabbioso – ma purtroppo scontato – perduto per strada in favore di uno schizzo su tela più marcatamente rock e torna a calcare i sentieri del metallo pesante.

Forse ci aggiunge qualcosa in più e mischia le carte in tavola poiché le situazioni semi-funamboliche del disco prodotto da Kurt Ballou ibridano talvolta con la lentezza e lo storto asse shellachiano, pur senza far prevalere la parte gustosa, ahimè. Come bonus un pizzico di delirio post (metal, s’intende) che non guasta, se siete amanti del genere. Brani come Learning To Be Cold e l’opener Doesn’t Feel Pain Like He Should parlano esattamente questo linguaggio, con le chitarre a ritagliarsi uno spazio sulle alte frequenze. Più ottundente e disperatamente hardcore Not Soulmates, dritta come un tubo di piombo sbattuto ripetutamente contro una lastra di metallo e la sibillina lamata di Very Small Men, forse uno dei momenti migliori di tutto l’album – sarà il richiamo Black Flag.

Fin qui tutto come da copione. Si registra un cambiamento con l’entrata in scena del sassofono di Kathryn Kerr: farebbe strano sentirne uno di zorniana – anche qui non ci sprechiamo troppo con i clichè, eh – memoria sul finale di The Illusion Of Dignity e nello scontato crescendo sludge della conclusiva No Gentle Art, se non fosse che ormai elementi di questa speme si trovano in ogni dove dal almeno 15 anni a questa parte. È solo su This Is A Love Test che questo strumento trova la sua dimensione: il lounge tirato nero in elettriche sbavature che poi sfocia in una colata di fango inarrestabile è il perfetto ambiente per un giro di sax a forte dosaggio smooth/blues.

Anche oggi le previsioni del tempo ci dicono niente rane dal cielo, ma tutto sommato poteva anche andarci peggio col nuovo lavoro dei KEN Mode, seppur il passo indietro rispetto al recente passato sia ben udibile e costituisca il punto debole del solito disco noise rock figlio della band di Chris Spencer. Peccato per chiunque si aspetti qualcosa in più, delizioso per ognuno tra voi abbia apprezzato “Sterilize”. A risentirci tra due anni.

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