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Sumac – Love In Shadow

2018 - Thrill Jockey
post metal

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Tracklist

1. The Task
2. Attis' Blade
3. Arcing Silver
4. Ecstasy of Unbecoming


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Il supergruppo formato da Aaron Turner (ex-ISIS, Old Man Gloom, Mammiffer), Nick Yacyshyn (Baptist) e Brian Cook (Russian Circles) esce con la terza prova in studio “Love In Shadow”. I primi due dischi hanno diviso gli appassionati del genere principalmente tra chi apprezza lo sluge e le mattonate in faccia e chi invece si aspetta dall’ex-ISIS qualcosa di più sofisticato e intellettuale.

Il format power trio adottato dalla band impedisce chiaramente l’utilizzo di arrangiamenti eccessivamente complessi, d’altra parte permette di slegarsi dalle metriche e dai soliti schemi a cui i grandi ensemble sono costretti a sottostare. Il risultato è una sorta di dialogo in tempo reale tra i musicisti che sembrano interagire in modo stretto e immediato, cosa che in “The Deal” e in “What One Becomes” era la radice e la colonna portante dei pezzi. Tralasciando la scelta di avere quattro tracce che coprono ciascuna un lato di un vinile, questo “Love In Shadow” segna sicuramente un passo avanti per i Sumac, che magari riusciranno a soddisfare i palati dei nostalgici di “Panopticon” o di “Oceanic.

Prendetemi con le pinze e state ben  seduti alla sedia, siamo molto lontani dagli ISIS, si tratta però di una virata verso sonorità più psichedeliche e mantratiche; lunghe sezioni di suoni dilatati infatti, spesso tristi e a tratti quasi sacrali, coprono svariati minuti all’interno dei brani, addirittura in qualche momento ci troviamo al limite dell’orecchiabilità, cosa totalmente inaspettata da un disco dei Sumac. La voce di Aaron invece non cambia, il potente scream leonesco sembra imitare il ruggito di un tuono da un cielo in tempesta;  tuttavia ci sono momenti, come la splendida fine di The Task, in cui si percepisce un dolore profondo, diverso dal solito suono frantuma-granito. Credo che questo possa essere collegato alla recente e oltremodo prematura scomparsa di Caleb Scofield , bassista degli Old Man Gloom oltre che degli incredibili Cave In, in un drammatico incidente d’auto. Immagino che per Aaron non sia stato indifferente veder scomparire una persona così vicina, così talentuosa ed importante per la propria musica. Non è una novità che la musica sia terapeutica per chi la suona e per chi l’ascolta e per questo sono sicuro che “Love In Shadow” abbia il potere di aiutare ad elaborare il lutto e superare il dolore, in primis per Aaron e compagni e, di riflesso, per noi ascoltatori.

Gli assalti sonici a cui i Sumac ci hanno abituato sono ancora presenti, ma l’attitudine è diversa, è come se ci fosse un diverso equilibrio fra i tre, come se la frenesia e la ferocia delle prime uscite si fosse affievolita per lasciare spazio ad una consapevolezza cinica e sistematica. Le derive dai classici riff sludge sono comunque notevoli, si veda la risoluzione dell’intro di Attis’ Blade, un ambiente dal sapore mistico e contemplativo, una sorta di seduta sciamanica, con tanto di falò, fumo denso di erbe sacre ed antichi incantesimi; di rilievo anche l’estasi chitarristica di Ecstasy Of Unbecoming, una buona parte di traccia dove Aaron piccona melodie dai toni rituali fuori dalla sua chitarra in plexiglass ed alluminio, una dionisiaca danza di suoni vetrosi che penetrano in profondità nei timpani e nell’inconscio.

Love In Shadow” è un disco di evoluzione, di sperimentazione e di ricerca sonora, ha inoltre un potere di guarigione e di riequilibrio delle forze dell’anima molto potente, un disco da sentire più volte, va lasciato penetrare dolcemente sotto la pelle e va lasciato agire lentamente come una medicina, e soprattutto, come sempre, va ascoltato con la mente aperta, più aperta possibile in modo che si possa aprire ancora di più.

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