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Back In Time

Back In Time: NIRVANA – Nevermind (1991)

Nirvana

Quando si arriva a parlare di dischi come “Nevermind” dei Nirvana, si smette di parlare solo di musica, e si inizia a parlare anche delle almeno due generazioni che ne sono state investite ed influenzate, e del mondo degli anni Novanta. Dopo il periodo musicale degli anni ’80 da molti erroneamente considerato una sorta di epoca barocca della musica contemporanea, il mondo stava cambiando. I figli degli hippie, dei reduci del Vietnam e dei colletti bianchi rampanti erano cresciuti: con l’adolescenza stavano incamerando tutta la disillusione, il cinismo e ciò che restava delle speranze post guerre mondiali di una società avrebbe dovuto imparare dal passato, ma che invece non lo aveva fatto. Non è in questa recensione che potremo toccare gli aspetti sociologici e culturali del perchè la corrente “Grunge” vide Seattle, nello stato di Washington come suo fulcro, ma ci basti considerare che non si trattò di un fenomeno circoscritto alla sola band dei Nirvana, ma che vide dei “padri musicali” (Green River, poi Mud Honey), dei fratelli (Pearl Jam, Alice in Chains, Soundgarden) e dei figli (Foo Fighters, Silverchair).

Il primo singolo, Smell like teen spirit esce il 10 Settembre del 1991 mentre l’album uscirà il 24 Settembre. A Gennaio dell’anno successivo, l’album prende il posto di “Dangerous” di Michael Jackson come numero uno nella prestigiosa classifica di US Bilboard 200 affermandosi come uno dei manifesti del Grunge americano ed internazionale. Diventa quindi ispirazione per tante neonate band e urlo lacerante di una generazione caricata dalle aspettative genitoriali del posto fisso, la casa lungo un vialetto tranquillo, due o tre macchine e tanti mobili di lusso comprati a rate. La stessa Smell like teen spirit – dirà lo stesso Cobain – è una canzone che parla della sua generazione che si considera ancora adolescente perchè non segue le linee guida, non fa ciò che invece ci si aspetterebbe da degli adulti, diventando cosi una sorta di tema rivoluzionario generazionale. Nella realtà, oltre le apparenze delle solite etichette affibbiate agli adolescenti di ogni epoca, quella di inizio anni ’90 è una generazione di teenagers in parte avvelenata da stereotipi di apparenza, tossici e fobici, che non vuole finire impacchettata e venduta in un catalogo di mobili, e che diventa sempre più consapevole degli errori e degli orrori delle generazioni precedenti.

Nirvana

La ricezione iniziale del disco è molto cauta, come la sua messa in onda in radio. Molte stazioni radiofoniche usano come scusa il fatto che, a loro dire, i testi delle canzoni non si capiscono, sia per il modo in cui Cobain le canta, sia come senso. In parte è vero, perchè lo stile di scrittura del cantante dei Nirvana è molto ermetico, c’è l’uso di molti contrasti ed opposti che sfiorano talvolta il nonsense in una stessa frase. Più volte la band ed il produttore dovranno rispondere a domande sui significati dei testi, soprattutto quando questi toccano esplicitamente argomenti delicati come lo stupro, come accade in Polly, una ballata che contrappone una quiete musicale ad un narrato straziante, ispirato ad un fatto di cronaca accaduto nel 1987 nello stato di Washington, che ebbe come protagonista una ragazzina rapita da un maniaco, che la violentò nel suo caravan fino a quando lei non riuscì a liberarsi e scappare. Il testo narra la vicenda dal punto di vista del criminale, che rappresenta una mascolinità malata e pompata, troppo spesso giustificata dalla mentalità maschilista dominante.

Come as you areLithiumSomething in the way e tutte le altre non sono che suggestioni, talvolta calate in storie personali e con protagonisti comuni come potremmo essere io e voi, che raccontano e raccolgono il malessere della prima generazione di figli di divorziati, storie d’amore infelici e travagliate, povertà, i tentacoli dello show busisness (Stay Away). Tutto il mondo sommerso che veniva cantato per metafore, significati nascosti e simbolismi negli anni ’80, in “Nevermind” prende forma e parola venendo scagliato contro l’ipocrisia benpensante posta a salvaguardia delle apparenze e di una decenza fatta di forme, ma non di sostanza. Orde di adolescenti considerati “strani” perchè diversi, anche solo per indole o propensioni, trova il suo canto, il suo urlo di battaglia, la sua vendetta, “caricando le sue pistole e portando i suoi amici”, come una strofa di Smell like teen spirit suggerisce. Che alla fine si vinca o si perda, quindi condannati a tornare nelle proprie camere-loculi, in fin dei conti, non importa.

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