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Paul McCartney – Egypt Station

2018 - Capitol Records
pop rock

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Tracklist

1. Opening Station
2. I Don’t Know
3. Come On To Me
4. Happy With You
5. Who Cares
6. Fuh You
7. Confidante
8. People Want Peace
9. Hand In Hand
10. Dominoes
11. Back In Brazil
12. Do It Now
13. Caesar Rock
14. Despite Repeated Warnings
15. Station II
16. Hunt You Down/ Naked/ C-Link


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“Paul Is Live” recitava il titolo di un suo LP dal vivo di 20 anni fa, ammiccando alla popolare leggenda che lo voleva morto negli anni 60. E oggi Paul McCartney è più vivo che mai. Con “Egypt Station” abbiamo il suo lavoro migliore dai tempi di “Flowers in The Dirt”.

Dopo l’intro ferroviario di Opening Station, l’album apre con l’ottima ballad semi-nostalgica ma sempre rivolta al futuro I Don’t Know per entrare nel vivo von l’elettrica Come On To Me che ci ricorda quanto sia grande la scrittura pop di Mc Cartney, perché ascoltando “Egypt Station” si avverte subito che chi sta dietro al microfono non è proprio l’ultimo arrivato: dietro a ballads e semplici pezzi pop rock sta colui che ha influenzato mezzo, anzi tutto il mondo della musica contemporanea. Con tanto di bridge da “ battete le mani tutti insieme” che oggi solo un maestro, solo il maestro dei maestri si può permettere, o meglio, solo lui ci riesce senza risultare ridicolo. Perché il piglio è lo stesso di quando era giovane, Hey Jude e compagnia non sono svanite nel nulla.

Semplice e disarmante nell’arpeggio di Happy With You perché qualcosa di nuovo fa venir voglia di vivere e vedere il mondo con occhi di chi è uscito da un periodo buio, il suo “Uh yeh” dice tutto. Ma tutto. Passa attraverso un intro distorto nel pub rock n roll di Who Cares, un pezzo “catchy” come direbbero i nostri colleghi d’oltremanica. Fuh You parte bene con un’atmosfera onirica, perde un po’ nel chorus risultando iper-arrangiata e iper-prodotta. Poi c’è Hand In Hand… sì però basta adesso! Non posso non essere sincero e continuare questo penoso elenco di futili informazioni: per tutto l’album ho cercato di togliermi da davanti agli occhi il cartoon di “Yellow Submarine” ma non ci riesco! Lo so, è scontato nominare i Beatles parlando di Paul ma, a parte alcuni episodi che definirei ”canonici” a livello di produzione, Paul ha voluto scrivere un album grande, perché se non lo sa fare lui… e infatti ce l’ha fatta e sono viaggi fantastici tra lo humour di Liverpool, la Pace e l’Amore, e giuro che sembra di sentirlo ancora accanto a Lennon. Avete già storto il naso? Allora ascoltate Hand in Hand per piacere.

Forse se avesse escluso 3 o 4 tracce sarebbe stato un capolavoro ma è questo il bello di McCartney: a tratti imprevedibile come nella chiusura medley hard rock/prog, a tratti confortante come se ci riportasse in un mondo in cui le cose funzionavano meglio e tutto poteva solo migliorare. D’altronde “The Walrus” è sempre stato Paul, non è vero, John?

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