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Ron Gallo – Stardust Birthday Party

2018 - New West Records
rock'n'roll / garage / indie

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Tracklist

1. Who Are You? (Point To It!)
2. Always Elsewhere
3. Prison Decor
4. Party Tumor
5. Do You Love Your Company?
6. “You” Are The Problem
7. OM
8. It’s All Gonna Be OK
9. I Wanna Die (Before I Die)
10. Love Supreme (Work Together!)
11. The Password
12. Bridge Crossers
13. Happy Deathday


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La via per la distruzione è sempre a senso unico? Chiedete a Ron Gallo.

Dopo l’ottimo esordio di “Heavy Meta“, in cui il nostro aveva saputo “rinchiudere” la rabbia giovanile (e se vogliamo adolescenziale) tra le corde di una chitarra distorta e tra le parole di testi semplici e d’impatto, è tempo di un nuovo album, di una nuova fatica, di un nuovo percorso, questa volta frutto di un’analisi interiore piuttosto che riferita al mondo che ci circonda. Passata a fase degli attacchi frontali, ecco aprirsi una nuova di composta autoanalisi.

Il disco inizia col botto con brani che uno dopo l’altro esplorano le diverse opzioni offerte dalle sporche distorsioni del rock in salsa garage. Il singolo Always Elsewhere apre le danze con il suo ritmo incalzante e marziale, seguito dalla breve ed intenso “mid-tempo pop” di Prison Decor e da Party Tumor, scintilla punk del trittico iniziale che lascia comunque spazio ad un sottile gusto melodico. Il mantra tibetano di OM saluta la conclusione del primo ciclo del disco, non prima di concedere all’ascoltatore una tregua con la lunga e pacata (sic!) “You” Are the Problem, inno alla non militanza patologica. L’analisi psicanalitica del nativo di Philadelphia riprende con l’elenco di It’s All Gonna Be Ok e con il minuto scarso di I Wanna Die (Before I Die) nella quale Gallo veste i panni di un Adam Ant hard rock. Un viaggio sonoro lungo 35 minuti che si conclude con il folk dal sapore psichedelico di Happy Deathday, ballata agrodolce sull’incapacità di ognuno di trovare il proprio posto nel mondo.

Stardust Birthday Party” con i suoi 35 minuti di durata scorre senza fatica, riuscendo a ricevere l’attenzione dell’ascoltatore a dispetto di una proposta musicale non esente dal sentore di “già sentito”. Il lavoro dell’artista americano colpisce perché riesce a coniugare la semplicità delle scelte sonore con la complessità dei messaggi veicolati.

Nulla di trascendentale che non sia mai stato raccontato, riferito o analizzato, ma un contenuto onesto senza l’alone di finta umiltà. Ron Gallo parla di se stesso per raccontare le paure di un mondo che tocca il quotidiano di ognuno di noi, senza la pretesa di dare risposte esaurienti. Un tassello musicale (ed umano) sincero ed incompleto in un mare di soluzioni a bisogni preconfezionati.

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