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Slash featuring Myles Kennedy and the Conspirators – Living The Dream

2018 - Snakepit Records / Roadrunner Records
hard rock

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Tracklist

1. The Call Of The Wild
2. Serve You Right
3. My Antidote
4. Mind Your Manners
5. Lost Inside The Girl
6. Read Between The Lines
7. Slow Grind
8. The One You Loved Is Gone
9. Driving Rain
10. Sugar Cane
11. The Great Pretender
12. Boulevard Of Broken Hearts


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E rieccolo qui il nostro Slash, ancora a “vivere il sogno” in un periodo in cui il titolo “Living The Dream” è gettonatissimo tra le vecchie glorie dell’hard rock fresche di nuove uscite (vedi gli Uriah Heep). Quattro anni dopo l’interminabile “World On Fire” (settantasette minuti!), il capelluto chitarrista britannico di nascita ma losangelino di adozione torna a stringere sodalizio con Myles Kennedy and the Conspirators per dodici tracce che suonano esattamente come dovrebbero suonare dodici tracce scritte e registrate da una leggenda delle sei corde il cui stile non è cambiato di una virgola in tre decenni abbondanti di attività.

La consueta sagra del riff e dell’assolo pirotecnico si fa però in quest’occasione un filo più eccitante rispetto al recente passato: sarà il lungo periodo di silenzio discografico, sarà la trionfale reunion con i Guns N’ Roses, ma c’è da dire che uno Slash così in palla probabilmente non lo sentivamo dai tempi di “It’s Five O’Clock Somewhere”. Nel 1995 fu il deterioramento dei rapporti con il fumantino Axl Rose a dargli la carica giusta per rendere il debutto dei suoi Slash’s Snakepit un lavoro memorabile; oggi è un divorzio che lo ha lasciato letteralmente in mutande a riaccendere la fiamma dell’hard rock più sanguigno ed energico (e, a questo punto, gli auguriamo anche remunerativo).

Vivere il sogno per Slash significa proseguire il percorso a ritroso verso i fasti del mai dimenticato “Appetite For Destruction”. Tutto quello che ha fatto fuori dai Guns N’ Roses, infatti, presenta analogie più o meno marcate con il capolavoro targato 1987; è il desiderio di tentare per l’ennesima volta il recupero di quelle sonorità grezze, stradaiole ma al tempo stesso corpose – di quell’incredibile mescolanza di purezza e rabbia – a spingerlo a mettere su nastro le ruspanti The Call Of The Wild, My Antidote e Mind Your Manners. Tre ottimi pezzi, per carità; ma è solo quando cita i Mötley Crüe più incarogniti nel riff iniziale di Serve You Right o ci sorprende con la partenza in stile quasi “MC5iano” di Read Between The Lines che il buon Saul Hudson dimostra di avere ancora qualche asso nel cilindro.

Dietro al microfono Myles Kennedy degli Alter Bridge ci regala la consueta prova da enorme professionista qual è, soprattutto nelle due ballatone The Great Pretender (splendida, con uno Slash sugli scudi a rendere omaggio in maniera magistrale al gigante del blues Gary Moore) e The One You Loved Is Gone (questa invece è terrificante, sembrano i 3 Doors Down!).

Tuttavia l’impressione che un cantante dalla voce bruciata da sigarette, alcol ed eccessi di ogni sorta possa maggiormente fare al caso di quei buzzurri di Slash e dei Conspirators (il chitarrista ritmico Frank Sidoris, il bassista Todd Kerns e il batterista Brent Fitz) persiste anche in questa terza collaborazione.

Che senso ha costringere il povero Kennedy a fare il verso all’Axl Rose di Mr. Brownstone in Driving Rain e Slow Grind quando finalmente, dopo più di vent’anni, hai la possibilità di fare un disco con quello originale? Carissimo Slash, grazie mille per questa nuova bella lezione di hard rock. Facci un favore, però: fai in modo che il tuo prossimo disco sia con tu sai chi.

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