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Interviste

Intervista ai THE SECRET

Abbiamo approfittato dell’uscita del nuovo EP dei The Secret intitolato “Lux Tenebris” (qui la nostra recensione), pubblicato lo scorso mese dalla leggendaria Southern Lord, per fare quattro chiacchiere con il chitarrista Michael “Mike” Bertoldini.

Innanzi tutto vi confesso che sono molto contento del vostro ritorno. Ho sempre pensato che i The Secret fossero una delle migliori band italiane di sempre in campo estremo. Come vi sentite?

Ti ringrazio molto. Per fortuna tutto sta andando per il verso giusto al momento. L’EP ha avuto un ottimo riscontro e le poche date che abbiamo fatto quest’anno sono state tutte piuttosto ispirate.

Una delle prime domande potrebbe essere banalmente un “cosa è successo in questi anni?” ma vorrei soffermarmi sul periodo che ha immediatamente seguito la pubblicazione di “Agnus Dei“. Da fuori sembravate lanciatissimi, avete suonato in alcuni dei migliori festival e avete pubblicato i vostri lavori per una delle etichette più famose. E’ comprensibile quindi che il problema fosse all’interno della band stessa.

Come hai sottolineato nella prima parte della domanda, il periodo che seguì l’uscita di “Agnus Dei” fu davvero molto positivo dal punto di vista professionale. Ci imbarcammo in tour e festival che fino a qualche anno prima non avremmo mai nemmeno considerato immaginabili. Potrà sembrare paradossale ma appena prima di smettere, ricevemmo anche delle offerte per tour in contesti fuori dal metal underground, un giro per noi completamente sconosciuto. Ma come hai intuito, le cose internamente viaggiavano su un binario parallelo ed inverso. Una certa mancanza di allineamento, personalità e ambizioni diverse, e non per ultimo tutto lo stress e le incertezze che seguono l’essere costantemente in tour avevano lentamente ma inesorabilmente eroso i nostri rapporti fino ad un punto di non ritorno. Non abbiamo mai davvero pianificato nulla a priori e per alcuni di noi semplicemente la crescita progressiva della band non è stata sostenibile, la cosa ci portò a scontrarci sempre più frequentemente e ad allontanarci fino al momento nel quale non ho più visto delle basi per lavorare ancora insieme. La cancellazione di una data ad un festival nel 2015 fu per me la conferma che stavamo solo sprecando il nostro tempo e fu l’inizio di un silenzio tra di noi che durò 3 anni.

Come sono nati i pezzi nuovi? Pure mantenendo intatto il vostro sound, sembra che vi siate focalizzati di più sul songwriting, ora i brani sono lunghi e hanno parecchi cambi di atmosfera.

Alcune delle idee che poi si sono evolute diventando i brani in “Lux Tenebris” risalgono al periodo direttamente successivo all’uscita di “Agnus Dei“, altre idee invece sono emerse nel periodo di silenzio, altre direttamente in studio mentre stavamo registrando. Il processo quindi è piuttosto difficile da descrivere perché lungo e frammentato. Dopo due album nei quali abbiamo provato a eliminare la maggior parte delle sfumature nella nostra musica per ridurla all’osso, ho sentito l’esigenza di creare qualcosa in qualche modo più “musicale” e profondo, e da qui nasce l’esigenza di creare più spazio all’interno dei brani.

Come ho scritto in sede di recensione, la mia impressione è che, mentre prima usavate atmosfere black metal su strutture hardcore (spesso al limite del grindcore), ora con “Lux Tenebris” sembra accadere il contrario. Ora l’hardcore è solo una parte del vostro sound. Questo rende i brani forse meno istintivi ma ancora più immersivi.

Non penso mai in termini di generi musicali perché ascolto tantissima musica e ci sono tantissimi artisti che influenzano il modo in cui scrivo, ma capisco perfettamente cosa vuoi dire. Come dicevo nella risposta precedente, ci siamo allontanati dall’approccio più diretto e minimalista che può essere associato alla componente punk e hardcore della nostra musica e abbiamo cercato di dare più spazio all’atmosfera. I brani hanno sempre una componente istintiva e primitiva, ma allo stesso tempo abbiamo voluto elaborare le nostre idee in maniera leggermente più approfondita che in passato.

Le vostre radici arrivano da un certo tipo di hardcore (agli inizi sembravano i Converge il vostro punto di riferimento principale) poi con “Disintoxication” avete virato bruscamente verso atmosfere molto più cupe ed estreme ai limiti del black metal. Penso che quel disco abbia veramente rappresentato una sorta di vero nuovo inizio che vi ha portato fino al nuovo EP. Come vedi la vostra evoluzione a distanza di anni?

Parlare delle nostre radici è qualcosa di piuttosto complesso, e sento spesso dare delle definizioni estremamente diverse alla nostra musica del passato e del presente. Per esempio qualche anno fa fummo contattati da un’etichetta prettamente black metal per chiederci di stampare in vinile il nostro primo album “Luce“. Secondo il proprietario dell’etichetta “Luce” era il nostro lavoro più vicino black metal mentre percepiva “Solve Et Coagula” come un album punk. Se da un lato fui abbastanza sorpreso dalla richiesta, dall’altro mi venne fatto notare come tanti passaggi atmosferici nel nostro primo disco non erano troppo distanti da certo black metal dissonante della metà dei 2000. Come hai sottolineato nella domanda, “Disintoxication” fu davvero un punto di svolta per noi, semplicemente perché la band di quell’album era una band completamente nuova rispetto a quella del nostro esordio. Eravamo passati da due chitarre ad una, avevamo un nuovo batterista e bassista e il nostro modo di vedere la musica era cambiato davvero tantissimo. All’epoca dell’uscita del disco pensammo anche di cambiare il nome della band ma semplicemente fu più conveniente continuare come The Secret. Con “Disintoxication” passammo dal provare in modo sporadico al provare letteralmente 5/6 giorni alla settimana. La maggior parte della band all’epoca viveva a Trieste ed era davvero semplice trovarci la sera a scrivere musica e prepararci per i live. L’ingresso di Chris nella band (ora batterista di Grime) fu davvero il cambiamento più importante. Ci conosciamo da quando eravamo ancora alle superiori e dopo non esserci visti per 5 o 6 anni ci ritrovammo letteralmente a passare ogni sera insieme a suonare ed ascoltare musica, isolandoci dal resto del mondo. Considero “Disintoxication” come un album di passaggio, una transizione tra quello che eravamo e quello che siamo poi diventati con “Solve Et Coagula“, che personalmente reputo il disco in cui abbiamo trovato davvero la nostra identità. Dopo l’esperienza di “Disintoxication” sentimmo il bisogno di semplificare molto le cose, di ridurle alla propria essenza, e “Solve Et Coagula” è il risultato di questa operazione, in un certo senso continuata con “Agnus Dei“, anche se con nuovi membri nella band. Ogni disco fino a “Lux Tenebris” si porta dietro una sorta di bagaglio collegato all’esperienza dell’album precedente, questa volta invece le cose sono diverse. Il bagaglio di “Lux Tenebris” è il il silenzio, il nulla più assoluto. In un certo senso è come se fossimo ripartiti da zero, o quasi.

Photo credits: Benedetta Gaiani (The Hurricane Photo)

Siete stati una delle tante band che ha lavorato con Kurt Ballou, produttore dall’esperienza e dalla personalità molto forte, mentre con “Lux Tenebris” avete deciso di giocare in casa e vi siete affidati a Steve Scanu degli Hierophant con risultati altrettanto ottimi. Come è stato cambiare?

Ci siamo sempre trovati molto bene con Kurt, è un artista di grande talento e un grandissimo professionista. Abbiamo imparato moltissimo da lui e siamo molto soddisfatti del suo lavoro nei nostri album, soprattutto per quanto riguarda “Agnus Dei“. Questa volta la situazione di partenza era molto diversa rispetto a quella dei due dischi precedenti, siamo arrivati in studio praticamente senza aver parlato tra di noi per anni. Abbiamo pensato che sarebbe stato più semplice per tutti rimanere in qualche modo “vicini” (anche se io non vivo in Italia da anni), tenere il circolo delle persone con cui avremmo lavorato il più stretto possibile. È stato molto naturale scegliere di lavorare con Steve che spesso ci ha seguito e continua a seguirci come fonico live e ci conosce molto bene. Siamo davvero soddisfatti della scelta, Steve ci ha aiutato moltissimo ed e’ stato molto paziente quando abbiamo voluto cominciare a registrare chitarre e voci ad orari pazzeschi nel mezzo della notte. Ha anche registrato delle parti di chitarra e synth.

Una cosa che invece non è cambiata è stata la vostra etichetta. Personalmente non credo esista una label migliore della Southern Lord per una band come la vostra. Siete sempre rimasti in contatto con loro? E come è nata l’idea di partecipare alla serie celebrativa per i loro 20 anni?

Sono rimasto in contatto con Southern Lord anche dopo la nostra debacle. Guy di Southern Lord Europe vive ad Amsterdam ed è un carissimo amico che sento e vedo molto spesso in contesti molto diversi. Facciamo un programma radio insieme e ci vediamo regolarmente per cenare insieme o per andare a concerti. Greg invece è passato per l’Olanda almeno un paio di volte all’anno per tour o per eventi legati a Sunn o))) e Goatsnake. Quando gli ho mandato il primo mix dei nuovi pezzi fu molto entusiasta e ci propose appunto di far parte di questa serie di uscite “speciali” per il ventennale della band.

Anche io come te vivo all’estero. Cosa hai trovato di diverso rispetto all’Italia per quello che riguarda l’ambiente musicale (possibilità, organizzazione,  qualità dei locali, qualità delle band)?

Un po’ tutto è diverso. Non mi interessa fare l’esterofilo a tutti i costi, ma Olanda e Italia sono due realtà impossibili da paragonare. C’è un abisso in tutte le cose che hai menzionato nella domanda, a parte il discorso sulla qualità delle band che è più complesso. Semplicemente fuori dall’Italia i locali hanno un livello medio molto più alto, tutto è molto più organizzato e professionale. Lo Stato investe ancora nella cultura e da la possibilità alle venues di non essere costantemente con l’acqua alla gola. L’altra grossa differenza la fanno i festival. L’Olanda è uno dei Paesi con più festival in assoluto. Oltre ai solito Roadburn e Netherlands Deathfest esistono un sacco di festival più piccoli (Eindhoven Metal Meeting, Soulcrusher, Intro The Grave e tantissimi altri) che propongono sempre delle line up di altissimo livello. Il discorso band come dicevo è più complesso perché in entrambi Paesi ci sono ottime e pessime band.

Ho visto che avete già qualche data in giro per l’Europa. Sul fronte musicale invece avete già in cantiere nuovi brani o dobbiamo pensare a “Lux Tenebris” come un episodio isolato?

Ci sono delle cose in cantiere ma ne parleremo a tempo debito.

Chiudo ringraziandovi per il tempo che ci avete concesso. Alla prossima e complimenti ancora!

Grazie a te per l’interesse e per le domande intelligenti.

 

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