Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Jon Spencer – Spencer Sings The Hits

2018 - In The Red
blues rock / garage rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Do The Trash Can
2. Fake
3. Overload
4. Time 2 Be Bad
5. Ghost
6. Beetle Boots
7. Hornet
8. Wilderness
9. Love Handle
10. I Got The Hits
11. Alien Humidity
12. Cape


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Jon Spencer continua ad essere la migliore incarnazione di Satana attualmente presente sul pianeta Terra. In tanti han provato ad essere Lui, ad emularlo scippando parte della sua ragione sociale primeva, ossia quei Blues Explosion che quasi trent’anni or sono hanno reinventato l’idea di blues rock e garage nel momento in cui più v’era bisogno, e non c’è banducola italiana che tenga, l’esplosione blues è una e una soltanto, il resto fuffa.

Col suo misto inverecondo di Iggy Pop, Screaming Jay Hawkins, Lux Interior e mostruosità assortite ha reso la sua voce e le sue schitarrate di un intenso color overdrive inconfondibile, spostando di continuo l’asse della propria espressività in territori tanto collegati gli uni agli altri quanto inevitabilmente opposti. Oggi se ne va in giro da solo – sebbene la formula power-infamous-trio continui ad essere la sua preferita – e canta le hit. Quali? Le sue, che cazzo di domande.

Caustico e brutale come non lo si sentiva da quel dì su “Spencer Sings The Hits” si reinventa senza muoversi di un passo, e se in qualsiasi altro caso avremmo sbuffato per tanta accidia, in questo specifico l’eccitazione si innalza a livelli di guardia. Prendete dunque lo scottex per asciugare il disastro che farete quando metterete su il disco, perché vi verrà da strusciarvi sugli spigoli e prendere a testate il muro. L’infernale menù prevede chitarre metalliche e taglienti, cantato virulento e rotten to the bone e serrate percussioni piombate, insomma tutti gli ingredienti per far del gran danno.

Di sporcizia si è sempre curato, Spencer, e continua a farlo, che siano le mattonate garage blues-rock super sixties di I Got The Hits, in cui MC5 si prendono a braccetto con gli Stooges, e Do The Trash Can (il titolo perfetto per un qualsiasi pezzo di questo genere), o l’horror punk aleggiante della spooky Ghost, con un Jon sornione a cantare “baby, baby I’m a ghost…BOO!”, carica oscura che non si esaurisce qui ma torna sul blues-doom della conclusiva Cape o ancora le inflessioni elettroniche lasciate sin dai tempi di Dan The Automator su “Acme” che qui si divertono a spanar pertugi in un afflato unico di sozzura e lerciume electro atomic barbed wire (Alien Humidity, Overload).

Non c’è esorcismo che tenga, Satana è qui per insegnare a tutti come si spacca il culo, ancora una volta e forse per sempre.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni