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Riccardo Sinigallia – Ciao Cuore

2018 - Sugar
songwriting / pop

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Tracklist

1. So delle cose che so
2. Niente mi fa come mi fai tu
3. Bella quando vuoi
4. Backliner
5. Le donne di destra
6. Ciao cuore
7. Dudù
8. Che male c’è
9. A cuor leggero


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Riccardo Sinigallia tornava sulle scene nel 2014, dopo circa sei di silenzio, passando per il Festival di Sanremo, la kermesse canora più popolare dello Stivale. Fra Una rigenerazione e Prima di andare via, il pubblico scelse la seconda e diede l’impressione di apprezzarla parecchio, ma a condannare il cantautore romano fu un video amatoriale registrato durante un evento di beneficenza, nel quale il nostro aveva suonato la canzone scelta per la gara sanremese.

Riccardo Sinigallia venne squalificato, come da regolamento, perdendo l’occasione di mettersi in luce in una delle vetrine più importanti d’Italia. La stampa di settore seppe, però, rendere omaggio all’artista, accogliendo con enorme entusiasmo il suo terzo lavoro solista – “Per Tutti” -, quello nel quale vennero inclusi i brani succitati e altre sette canzoni capaci di rivitalizzare un panorama cantautorale italico un po’ in affanno.  In questi quattro anni (quasi cinque, a onor del vero), Riccardo Sinigallia ha lavorato con i Deproducers, per Mina e Celentano, firmato la produzione de “La fine dei vent’anni” di Motta (Targa Tenco 2016) e dato vita a “Ciao cuore”, quarto capitolo della sua carriera discografica, giunto a tre lustri dal suo debutto.

Ciao cuore” ha avuto una gestazione piuttosto lunga, perché figlio del solito intenso e maniacale labor limae che Riccardo Sinigallia è solito effettuare prima di dare alle stampe le sue opere ed è un lavoro che conserva un’identità e uno stile solidissimi e pressoché impossibili da assimilare a qualsivoglia tendenza forte in Italia in questo momento. “Ciao cuore” condivide, con i lavori del passato, il fatto d’essere il prodotto della mente di un grande paroliere e di un produttore dal gusto raffinato, capace di sopportare il peso e la pressione dell’epoca aurea del cantautorato nostrano, a cui guarda con moderazione, e di non rifiutare in toto la modernità.

So delle cose che so, il cui testo è del poeta Franco Buffoni, è già un piccolo manifesto della musica di Riccardo Sinigallia: un sintetizzatore avvolgente e ipnotico introduce l’album (in “Per Tutti” accadeva lo stesso, ma col pianoforte), spianando poi la strada all’ingresso del piano, che culla poche e sentitissime parole, mentre l’atmosfera si dilata e si fa quasi onirica. Non è un manifesto tanto per la sua struttura, il testo o le soluzioni musicali, quanto per la sua capacità di apparire molto più semplice di quanto non lo sia realmente e di caricarsi subito di quella potenza espressiva che con gli anni è diventata marchio di fabbrica della produzione di Sinigallia.

La successiva Niente mi fa come mi fai tu va anche oltre, con la chitarra di Adriano Viterbini, il violino di Andrea Ruggiero, un pianoforte denso e un crescendo perfetto sul quale Sinigallia canta un elegantissimo testo d’amore dedicato alla compagna e collega Laura Arzilli, ricco di passaggi deliziosi (“quando mi interrompi a colpi di realtà”, “niente tocca dove mi tocchi tu”). Riccardo Sinigallia ha già sparato due cartucce potenzialmente mortifere, ma la doppietta successiva si mantiene su alti livelli: prima i falsetti e gli echi vintage di Bella quando vuoi sulla chitarra di Francesco Motta, poi una sincera dedica a chi lavora dietro le quinte per la buona riuscita di un concerto, ancora impreziosita da un grande climax (Backliner). Le donne di destra, quindi, è uno degli episodi più riusciti dell’album, con un sottotesto sonoro a tratti distorto e allucinato su cui si stagliano il disegno d’un tipo di femminilità e un sottile velo ironico.

Ma anche quando Sinigallia strizza l’occhio al pop più radiofonico (Ciao cuore) o si lascia andare a ricordi d’infanzia (Dudù) riesce a conservare quell’equilibrio, tutt’altro che fragile, fra fruibilità e ricercatezza, nel sound come nella scrittura. La title track, in particolare, avrebbe il profilo giusto per essere quel tormentone pop – magari anche estivo, se non fosse che l’album è uscito a Settembre – di cui avremmo maledettamente bisogno: ariosa, limpida, catchy ma non ruffiana, sarebbe in grado di far cambiare idea ai denigratori del genere. Il registro cambia con Che male c’è, scritta a quattro mani con Valerio Mastandrea e dedicata a Federico Aldrovandi, il diciottenne ferrarese morto durante un fermo di polizia nel 2005: si tratta di una piccola gemma incastonata fra le pieghe dell’album, sicuramente uno dei passaggi più impegnativi da un punto di vista meramente emotivo. Lo sguardo è quello di Federico e l’epica della sua invettiva, dolorosa e straziante, si poggia su un saliscendi musicali da vertigine. Che male c’è affronta un tema delicato per sua stessa definizione, che porta spesso a contrapposizioni tanto violente quanto infruttuose, ma riesce a parlare al cuore e non alla pancia. Non vuole suscitare rabbia, vuole emozionare (“troppo tardi per salvarmi, troppo presto per morire”). E lo fa. “Ciao Cuore” si esaurisce con A Cuor Leggero, una canzone d’amore dal retrogusto amarognolo, scritta nel 2015 e parte della colonna sonora di “Non Essere Cattivo”, ultimo capitolo della trilogia di Claudio Caligari.

Ciao Cuore” è l’ennesimo bellissimo disco di uno degli artisti italiani più bravi e ispirati delle ultime due decadi, ma che continua a essere applaudito più dalla critica che da platee numerose in giro per lo Stivale. Sentito, intenso, onesto e tecnicamente ineccepibile, l’ultimo lavoro di Riccardo Sinigallia brilla di luce propria in un periodo di prodotti preconfezionati e sarebbe veramente adatto a tanti: basterebbe solo rendersene conto per cominciare a dare all’artista romano tutta l’attenzione che meriterebbe.

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