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SHXCXCHCXSH – OUFOUFOF

2018 - Rösten
elettronica / sperimentale

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Tracklist

A1. OUFOUFOF
A2. FFUFFUFU
B1. UUOUUOUU
B2. OFFOFFOF
C1. FUOFUOFU
C2. UFOFUOFU
D1. FOFFOFFO
D2. OOUOOUOO


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Il misterioso duo svedese dal nome SHXCXCHCXSH ritorna dando alle stampe un disco sempre con il loro stile ricorsivo, uno stile che si rinnova proprio con questa uscita e che aveva cominciato la sua metamorfosi dall’album “SsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSsSs” uscito per Avian (come per Avian era anche uscito il disco Linear S Decoded che, musicalmente parlando, è ad un abisso di distanza da quest’ultimo). Questa ultima uscita, che non vuole smentire gli intenti esoterici dei due, si intitola “OUFOUFOF“. Allora, il linguaggio computazionale, binario, adesso amplia la propria possibilità di manifestazione perché le lettere a questo giro sono tre: O,U,F, che poi si combinano diversamente di volta in volta e la loro disposizione da’ il titolo ai singoli pezzi. Ma torniamo alla musica: ebbene, lo step ulteriore dei SHXCXCHCXSH è la ricerca ritmica. Loro lo chiamano “l’approccio concettuale al ritmo”, io lo chiamo molto più semplicemente cut-up in tutte le sue forme.

Se difatti coi dischi precedenti, i due si erano dedicati ad una certa “musica sperimentale” (quante volte abbiamo sentito questa definizione?) ma adesso hanno deciso di concentrarsi sulla club music. Anche qui: fare le cose più accessibili per renderle sempre meno accessibili è un qualche cosa che personalmente concepisco, apprezzo e sì, accolgo ben volentieri, ma alcune volte, rimane ancora oscuro, questo percorso ellittico dell’amusement odierno. O almeno, non comprendo perché tutto quello che è reputato “leggero” (così come può essere reputato leggero Pangaea – che non è leggero -, o Shackleton – che non è leggero -, o Actress – che non è leggero, per fare alcuni esempi) deve essere fagocitato dal colto, dal difficile, dall’esperimento. In poche parole: se la musica da club ha un piglio dancefloor, è proprio per quel suo piglio che è musica da club. Quindi, sostanzialmente, la domanda è: perché dedicarvi alla club music se tanto il risultato finale non è assolutamente club music? Eh, ma è “concettuale”, potrebbero obiettare i due. Perfetto, ma il mio orecchio non è concettuale: dalle cuffie o dalle casse escono dei suoni che rimbalzano ed entrano nel mio padiglione auricolare. Poi al suo interno ci sono piccoli elementi come l’incudine, la staffa, martello e timpano (anche qui, facciamo i concettuali: come mai questi elementi hanno tutti nomi di strumenti edili e musicali?) che “se ne fregano” dell’apparato concettuale.

Ma questo non è un argomento, è più uno sbilanciarsi a sfavore del concept sperando in qualcosa di più “practical”. Diciamo che è il punto di vista di un ascoltatore e che ha poco a che vedere con intellettualismi di sorta. Poi, capisco anche l’esoterismo, ma perché un duo come gli SHXCXCHCXSH deve entrare in una realtà da club a tutti costi? Io capisco che la techno va superata, va ampliata, destrutturata, reinterpretata e tutto quanto, ma quando la techno nega la techno, allora che senso ha ancora parlare di techno? Queste e ancora molte altre domande di tipo logico continuerebbero a formularsi tra queste righe, ma non possiamo relegare la musica a mera logica, così come non possiamo (per altri motivi, come per esempio, la carità e la pazienza) relegare un album intero ad un concept.

A conti fatti, il disco è una continua segmentazioni di singoli ritmi che, spezzandosi, protraendo le proprie misure e avanzando irregolarmente, trova i natali ai poliritmi, alla discontinuità iperbolica di tutta la struttura del disco. Indubbiamente tanto affascinante quanto ostica.

Insomma, la ribellione nei confronti dei 4/4 è più che giusta, ma perché ribellarsi anche agli ascoltatori? (il nostro obiettivo principale era instaurare una relazione tra le menti dei clubbers e il nostro modo migliore per fotterli”). Insomma, se provate idiosincrasia per i “dancers” nessuno vi obbliga a frequentarli. Sono cose che suonano come rivoluzioni per famiglie. Come quelli che praticano la musica limitrofa, d’avanguardia, esoterica, ma pretendono di farlo a Teatro (luogo dell’establishment per antonomasia). In poche parole, cerchi il silenzio? Allora stai zitto, senza dover urlare a tutti che vuoi il silenzio. Vuoi rimanere nell’oscurità? Non uscire di casa. Vuoi fottere i club? Non andare ai club. A volte i concept allungano una strada che di per sé sarebbe corta e immediata. La via lunga per l’interpretazione dei generi è spesso un labirinto, un conflitto (come già spiegava parecchi anni fa Ricoeur) che invece trova una pacificazione autogestita da questa coppia di presunti ammaliatori del dark.

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