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GOLDENGROUND: Argonauta Records

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Esiste un mondo sommerso, una selva di persone, passioni e cuori che stanno dietro alla musica e che ogni giorno la nutrono con amore paterno, nascosti dietro le quinte della scena. Goldengound va a scavare negli intricati tunnel dell’undeground per portare alla luce le scintillanti pepite d’oro sparse in tutta italia e per dare voce a chi è solito dare voce alla musica.

Oggi ci caleremo in una delle realtà più strutturate ed affermate del panorama underground, Argonauta Records. Tantissime band sia italiane che straniere, tutte sotto il segno di sludge, stoner e doom, hanno visto i loro lavori pubblicati da questo vascello di talenti che pare sempre accelerare la sua corsa.

Ai nostri microfoni Gerolamo Lucisano, in arte Gero, capo supremo e padre amorevole di Argonauta.


Gero con Mike Ix degli eyehategod

Dicci Gero, come è nata questa avventura con l’etichetta? Qual’è stato il fattore scatenante che ti ha fatto abbandonare la tua precedente vita per buttarti completamente in Argonauta? Già che ci sei dicci anche da dove viene il nome Argonauta.

Il classico “colpo di testa”? Scherzi a parte, mettiamola così, di fronte ad un bivio ho deciso di prendere la strada meno battuta, rinunciare a certe sicurezze e dedicarmi interamente alla mia passione. Ed oggi eccoci qui, sei anni di attività e centoventi uscite. In attesa del 2019 che sarà un anno pazzesco con nuovi validissimi nomi e altre conferme. Il nome Argonauta fa innanzitutto riferimento ai navigatori della mitologia greca, i cinquanta eroi fautori di un avventuroso viaggio a bordo della nave Argo. Il caso vuole che Argonauta sia anche il nome scientifico di una specie di polpo o paguro che popola il Mar Ligure, per cui mettiamola così, polpo chiama Lovecraft e la cosa mi ha subito intrigato.

Come sta andando l’operazione Argonauta Records? Sei contento del percorso fatto finora? C’è qualche decisione che hai preso che ha svoltato il destino di Argonauta e c’è qualcosa che col senno di poi avresti fatto diversamente?

Sono molto contento e soddisfatto sotto ogni punto di vista. Ma attenzione, non bisogna pensare che io sia qui ad ascoltare musica tutto il giorno. Perché l’etichetta funzionasse ho dovuto strutturare tutto come un vero e proprio lavoro, orari rigidi, una pianificazione specifica e soprattutto una continuità che mi permette di imparare sempre cose nuove giorno per giorno, sia a livello di attitudine che di esperienza. Non ho troppi rimpianti, forse in un paio di occasioni avrei dovuto osare di più (ho usato troppo cervello) e in altre molto meno (ho usato troppo cuore). Ma tutto sommato le scelte fatte e la crescita dell’etichetta testimoniano come tutto sostanzialmente sia andato al suo posto.

La lista di band sotto Argonauta è molto lunga, i generi sono i più diversi, tutti sotto il cappello dello stoner sludge doom. Come scegli le band da pubblicare? C’è qualcosa che da sola ti fa dire “si” oppure “no”? Raccontaci come ti approcci di solito ad una band che ti interessa.

All’inizio svolgevo una vera e propria opera di talent scout, oggi sostanzialmente valuto la montagna di lavori che le bands mi inviano molti dei quali, a dispetto di quanto uno possa pensare, sono davvero validi dal punto di vista musicale. Poi la scelta della band con cui lavorare prende in considerazione anche altri aspetti, primo fra tutti il fatto che la band sia consapevole di dover fare sempre e comunque un’operazione di auto-promozione, che si andrà ad affiancare alla montagna di lavoro che svolgerà l’etichetta. Ritengo infatti che non sia pensabile immettere sul mercato nuove band i cui album non passano dagli uffici stampa internazionali e che quindi in pochissimi andrebbero a conoscere, sarebbe una scorrettezza nei confronti dei musicisti. Poi, cerco sempre di conoscere personalmente le bands prima di avviare una collaborazione, così da sincerarmi che vi siano tutte le condizioni per partire. Collaborare con una band è un percorso lungo, talvolta con alti e bassi, e bisogna essere entrambi convinti di poter mettere su una bella sinergia per ottenere dei risultati.

Immagino che sarai sommerso di demo, come ti poni nei confronti delle proposte delle band “emergenti”? Ascolti tutti i demo oppure ci sono dei fattori che ti fanno decidere di lasciare il disco nel tuo DEMON BOX? Dai un consiglio ad una band che vuole proporsi ad Argonauta.

Le band che mi contattano sono tantissime ormai. Ascolto sempre tutto con molto piacere in quanto ritengo sia un privilegio che qualcuno utilizzi del suo tempo per mettersi in contatto con me. La grossa difficoltà piuttosto sta nel far avere una risposta a tutti quanti. Cosa che non sempre mi riesce, purtroppo, gestendo tutto in primissima persona. Ho un unico consiglio per le band che vogliono inviarmi del materiale: siate precisi con le informazioni, inviate i vostri pezzi, ma anche delle foto e possibilmente due righe di presentazione. Cose che possono sembrare basilari, ma ti assicuro non lo sono affatto.

Com’è il tuo rapporto personale con le band dell’etichetta? Ti senti spesso con gli artisti? Ci sono band che ti fanno perdere le staffe o sono tutte rose e fiori?

Ritengo di avere un ottimo rapporto con tutte le mie band, almeno dal mio punto di vista (ahah). Quando possibile cerco di incontrare tutti nelle varie occasioni che ci sono in giro, concerti e quant’altro. Certo la lontananza spesso non aiuta, ma si fa il possibile. Non è mai il caso di perdere le staffe, faccio un lavoro bellissimo e mi ritengo fortunato. Tuttavia è chiaro che lavorando con molte band, molte persone con i caratteri più diversi, a volte si possano incontrare delle criticità, che sono sempre ben disposto ad affrontare e possibilmente risolvere.

Ci sono delle “band di punta” per Argonauta? Mi spiego, ovviamente tutte le band uscite per Argonauta hanno qualcosa di particolare per essere lì, ma ci sono band su cui hai più piacere di investire tempo ed eventualmente risorse? Se si quali sono? E quali sono i motivi che ti fanno decidere che una band va spinta in modo diverso rispetto ad un’altra?

Intanto mi fa piacere che tu sottolinei un punto fondamentale, cioè che tutte le band uscite per Argonauta hanno qualcosa di particolare per essere nel roster. Al giorno d’oggi si sente sempre parlare di “favori” e lavorando molto con l’estero, questa è una cosa che esiste soprattutto in Italia. Bene, io non faccio favori, se lavorate con me vuol dire che in qualche modo mi piace ciò che fate e tengo alla vostra proposta, che voglio promuovere e spingere al mio meglio. Nessuno al giorno d’oggi ha tempo da perdere, tantomeno io che faccio questo mestiere particolare. Se lavori con me sai qual è il motivo. Se invece dai questa cosa come scontata, allora è meglio e giusto che le nostre strade si separino. Per tornare poi nello specifico alla seconda parte della tua domanda, succede un po’ come a scuola: se non alzi mai la mano, per quanto bravo tu possa essere, verrai sempre scavalcato da altri. Con questo voglio dire che ci sono band che, a distanza di anni da quando è uscito il loro album, continuano a scrivermi, telefonarmi, si fanno progetti assieme, magari si suona pure assieme con la mia band, e cose di questo tipo. È chiaro che un atteggiamento del genere, oltre a fare piacere da un punto di vista personale, denota comunque un modo positivo e propositivo con cui portare avanti la band e la collaborazione.

C’è un disco di cui sei particolarmente fiero di aver diffuso alle orecchie del mondo? Magari uno in generale e uno di quest’anno. C’è qualche artista in particolare con cui vorresti collaborare ma per vari motivi non sei ancora riuscito?

Rispondo raccontandoti questo aneddoto. Avrai presente il fatto che Facebook periodicamente ti fa “rivivere” i tuoi ricordi: bene, a me di continuo succede di vedere ricordi di sette o dieci anni fa in cui condividevo video di band come Ancient VVisdom, Suma, Throes of Dawn, Los Natas. Oggi queste quattro bands fanno parte di Argonauta, cosa potrei volere di più? Certo il ragionamento è molto semplificato e sono fierissimo del roster della label. Qualche band con cui voler lavorare comunque sul mio taccuino ancora c’è, vediamo nel tempo cosa si riesce a fare.

Avere un’etichetta vuol dire anche collaborare con tante realtà underground spesso anche altre etichette, quali sono i tuoi fedeli collaboratori? Che cosa richiedi a chi collabora con te?

Bisogna creare gruppo e non disfare, avere fame di risultati sensati e non pretese assurde. Essere concreti e non teorizzare. Sarebbe bellissimo esistesse un aereo di linea con sul fianco la scritta Argonauta Records, non trovi? Chi realizza però una cosa del genere? Nessuno, quindi questa proposta vale meno di zero, sarebbe una perdita di tempo per tutti e farebbe rimanere male anche chi solo per mezzo secondo avesse potuto considerarla realizzabile. Piedi per terra e lavorare sodo e magari un minimo di risultati, nel tempo, lo si riesce ad ottenere. Per quanto riguarda i collaboratori, ad oggi ho la fortuna di avere una manciata di amici totalmente volontari che mi danno una mano sotto vari aspetti: su tutti cito Gabriele degli Infection Code e Michele dei Kayleth (entrambe band storiche su Argonauta), che mi aiutano a gestire il parco band italiane e quando possibile a mettere su alcuni eventi. E poi Mona di All Noir e cantante degli High Fighter (anche questi freschi di firma per Argonauta), PR che gestisce tutte le uscite e il rapporto con i media e che sta facendo un ottimo lavoro mantenendo anche i contatti con la parte distributiva.

Argonauta Records fa anche suonare le sue band, sappiamo ci sono stati vari Argonauta Fest negli anni che hanno visto sul palco band dell’etichetta ma anche band ospiti. Parlaci di questa esperienza e di cosa prevedi di fare in futuro in questo senso.

Sì, negli anni ho anche iniziato a mettere su appunto l’Argonauta Fest, appuntamento che si rinnova in varie forme ogni anno. Poi da un po’ di tempo organizzo anche eventi satellite che fungono da apripista per il fest finale. Infine in tempi più recenti, grazie al sodalizio esterno con Leynir Booking, riusciamo ad organizzare varie serate, anche all’estero e per bands internazionali del roster. Ci si dà da fare il più possibile insomma. L’Argonauta Fest è un appuntamento in cui io per primo voglio essere a stretto contatto con le bands nel contesto live e l’obiettivo, riuscito, è quello di abbattere le barriere tra bands e ascoltatori, si sta tutti assieme, si chiacchiera, si mangia, ci si diverte. L’anno scorso abbiamo avuto per la prima volta un ospite esterno all’etichetta, JEX THOTH, che ci ha ammaliati tutti quanti con il suo carisma e la sua simpatia. Quest’anno invece stiamo lavorando a qualcosa di diverso ma in questo momento non posso anticiparti nulla. Continuate a seguirci per news aggiornate.

Sappiamo che oltre ad essere il boss di Argonauta sei anche il chitarrista dei Varego. Parlaci un po’ della tua band! Secondo te è importante per chi lavora in un’etichetta essere anche musicista?

Posso solo parlarti della mia esperienza, far parte di una band mi ha aiutato tantissimo a conoscere e ad affrontare alcune criticità nel momento in cui mi rapporto con una band. Conoscere tutti gli aspetti del musicista, la convivenza in sala prove, gli studi di registrazione, eccetera, fa sì che ci sia una certa reciprocità durante il corso della collaborazione. Con i Varego abbiamo ultimato in questi giorni il nostro quarto lavoro, che uscirà a Febbraio 2019 e celebrerà inoltre i dieci anni di attività della band. Siamo molto soddisfatti.

Una domanda personale sul tuo background. Quali sono i dischi che ti hanno fatto appassionare alla musica e quindi ai dischi e quindi alla chitarra eccetera eccetera? Si tratta solo di musica o ci sono altre cose di cui sei appassionato e che ti ispirano?

Tutto nacque quando ero proprio un bambino e ascoltavo i dischi dei Beatles dei miei genitori, fu una scintilla per me, divenne una specie di ossessione da subito, comprare dischi e ascoltare sempre cose nuove. Musicalmente poi mi formo negli anni ’90 con band quali Sonic Youth e Kyuss, entrambe bands che hanno lasciato un segno profondo sia nei miei ascolti di oggi che nel mio modo di suonare la chitarra e comporre. Poi l’ispirazione arriva anche da altri settori, ad esempio sono un fanatico di fantascienza e letteralmente divoro scrittori come Asimov, Dick, Evangelisti e molti altri. Sono anche un lettore compulsivo di Urania, ad esempio, ahah. E poi il cinema, registi come Cronenberg e Carpenter sono per me continue fonti di ispirazione, anche riguardando le loro opere più vecchie.

Raccontaci che cosa prevedi nel futuro di Argonauta. Cosa dobbiamo aspettarci da voi in futuro?

In questi giorni sono intento a chiudere al meglio il 2018 con uscite dalla qualità indiscussa come NATURE MORTE, SONS OF LAZARETH, KOMATSU, VESSEL OF LIGHT. Poi il 2019 sarà l’anno con più impegni in assoluto di sempre. Grossi nomi si alterneranno a nuove bands che ho sempre il piacere di scoprire e di farvi conoscere. Tra i vari cito il nuovo album degli ANCIENT VVISDOM, ristampe deluxe per i SUMA, LOS NATAS, KAL-EL, HIGH FIGHTER. E non escludo ulteriori sorprese nel roster, visto che proprio in questi giorni sono in contatto con alcuni nomi molto interessanti.

Grazie mille Gero, ti auguriamo un buon lavoro, terremo sotto stretta osservazione le tue prossime uscite!

Grazie a te Matteo per questa bella chiacchierata e ad Impatto Sonoro per l’opportunità di parlare dell’etichetta e delle mie passioni. Seguiteci sempre, abbiamo tantissime ottime bands che chiedono solo di essere ascoltate!

Info: www.argonautarecords.com

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