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Falgar – La Dama Del Alba

2018 - Aeternitas Tenebrarum Music Foundation
black metal / dark ambient / neofolk

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Tracklist

1. Invocación
2. La Dama Del Alba
3. Renacimiento
4. Seguiré
5. Fango y Frío
6. Laberintos
7. Artemisa
8. The Whispers Of Diana
9. Her Sacred Dwelling


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Il one man band Etienne Goldberg diede alla luce questo lavoro nel 2013, anno in cui fu pubblicato dalla Nebular Winter Production in nostalgica versione su cassetta. Queste sette tracce rappresentano l’ultimo sprazzo del black metal litanico e mistico dell’artista portoricano. Infatti dal 2014 con la pubblicazione di  “Lejanía“, il progetto Falgar vira sulle sponde del neo-folk abbandonando le oscure rive percorse dal 2007 in poi.

Ma sotto l’etichetta ATMF, “La Dama Del Alba” torna con una nuova e smagliante forma ridigitalizzata e con due tracce in più. Il ripercorrere le note di questo disco, ci fa riavvicinare ad una realtà semicelata di ottima fattura che affonda le sue radici negli epici lavori dei Burzum. Eh già, il sedicente Conte Grishnackh ha fatto scuola e gruppi come Beatrik, Mortiis, Nargaroth e gli stessi Falgar hanno preso bene gli appunti. Il prodotto finale sfoderato dalla nostrana ATMF è una piccola chicca, sebbene non abbia il valore collezionistico dell’edizione del 2013, mantiene e amplifica ancora di più il pathos delle note e dello scream di Etienne.

Dopo un’introduzione, Invocación, fatta di lievi percussioni e di note in echo, la title track fa il suo ingresso su imponenti toni doom accompagnati da una voce straziante e profonda. Riff di chitarra gelidi fanno da cornice a Renacimiento, immergendoci totalmente in un’atmosfera straziante e nera. In sostanza, non c’è nulla nulla di particolarmente originale, se guardiamo lavori come Hvis Lyset Tar Oss dei sopracitati Burzum, ma bisogna riconoscere che la qualità c’è e in abbondanza.

Fango y Frío, forse il miglior brano dell’opera, ha in sé quell’irruenza e quella rocciosità tipica del black norreno, ma teniamo sempre presente che, in questo caso siamo ben lontani dalle dirupate alture scandinave. Allo stesso modo si impone Laberintos: altra ottima prova di composizione ed esecuzione dell’artista portoricano. Consideriamo anche la durata importante delle tracce, nessuna delle quali sotto i cinque minuti, il disco potrebbe facilmente tendere a stucchevoli e ripetitivi intrecci melodici, al contrario Goldberg ci coinvolgente sempre più in un ipnotico incubo di suoni e ambienti oscuri intrisi di disperazione. 

Solo sui dolci suoni di Artemisia i sensi si abbandonano ad una mistica pace quasi surreale. Nell’edizione del 2013 il disco si concludeva in questa dimensione di serenità, ma in quella nuova vengono inserite The Whispers of Diana e Her Sacred Dwelling. Queste tracce ci riportano ad un black metal molto più acido appartenente ai primi lavori firmati da Etienne. Con l’inserimento di questi due brani sembra quasi che l’artista faccia un collage di ciò che era all’inizio del suo percorso artistico e ciò che è diventato oggi: un disco che diventa un vortice di suoni che spaziano dal black metal e dal dark ambient dei vecchi Falgar, al new folk, ambient della nuova versione del gruppo di Goldberg.

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