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Edit Select – Vault Series

2018 - Planet Rythm
elettronica

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Tracklist

  1. Vault 2014
  2. Vault 2015
  3. Vault 2016
  4. Vault 2017

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Confermare la necessità di far divertire il pubblico annodando la passione per la musica in produzioni sempre più calorose non è semplice, nemmeno scontato. Riuscire ad emarginare la risultante della dancefloor in un Ep senza tralasciare la qualità e la quantità delle proprie produzioni è una cosa che cercano di fare in tanti, ma è roba per pochi.

Vault Series” di Edit Select fa parte di questa nicchia. La carriera ventennale del dj britannico (vero nome Tony Scott), racchiude componenti quali la passione, la perseveranza e il gioco. Fare il dj ed il producer, con vena artistica e creativa, è si un’arte ma anche un gioco che si esplica nell’adrenalina e nella dopamina generate dalla musica elettronica, divertendo(si) nelle varianti atmosferiche e tecnologiche.Da tutto ciò nasce il ritmo, la selezione e l’edizione di qualcosa che si ha che fare quotidianamente ma che si sceglie di mantenere nascosto in alcuni casi, per tirarli fuori dal cassetto nel momento opportuno.

Edit Select con questo Ep propizia il 2019 all’insegna della freschezza e dello scintillio, di un suono forte e deciso ma pulito al tempo stesso dialogando con le macchine raggiungendo uno stato cristallino dei propri suoni. “Vault Series” – edito da Planet Rythm (label olandese) e uscito il 4 gennaio – ha quel gusto esotico ed esoterico, che corrode le inezie sonore, scalpitando nelle ombre assolute verso un cambiamento coscienzioso. Nei vari anni che descrivono le 4 tracce partendo dal 2014 e arrivando al 2017, viene presentato uno sguardo al passato e al futuro, impersonato nel dio romano Giano, la doppia faccia che collega le due fasi temporali, tra la scoperta del nuovo trascinando il vecchio e viceversa. L’energia delle tracce rappresentata dal vecchio, incontra le atmosfere angoscianti del nuovo, creando quesiti, rimodulati dalle risposte, opinabili all’ascolto.

Vault 2014 è l’esplosione della Techno, un abile modo di arrecare l’impazienza del live, esortando ad un dj set di un’ora fatto solo da questa traccia, in continuo loop. I kick incedono sotto l’azione costante dei synth modulari e i piatti incalzanti, tutti sotto l’effetto dei pad che inquietano e poi spariscono, generando un’eruzione dalla quale difficilmente si scampa, predati dal delirio incontrollato delle fiamme surriscaldando i timpani ed il cervello.

Continuando sulla scia della lava, Vault 2015 erode tutto ciò che incontra. Le scalinate che portano ad una possibile salvezza verso l’alto sembrano non finire mai, inghiottite mano a mano che il livello dell’incandescenza s’eleva. Ritornano le paure e le ansie, mixate sotto l’abile sfera del gioco di Edit Select, fintanto che l’espressione di terrore non si asciughi al calore della musica, incespicando tra di loro, susseguendosi in filtri alti e poi bassi, per stanare la parte centrale della traccia, livellata dai continui cambi di stato d’animo, rottamati dalla caparbietà del suono.

Vault 2016 è la terza traccia dell’ep. Se non si è abituati a questo tipo di sound, ai tre quarti del disco ci si lamenta o ci si eccita. L’eco incontrollato dei bassi rischia di sormontare la quiete degli ascoltatori, circoncidendo la sfera della sanità mentale in un piccolo quadratino; viceversa può amplificare l’estensione uditiva sino al più precoce orgasmo. Infine, Vault 2017. L’intromissione di LSL11 (Last Seen Leaving Part 2) è inattesa ma giustificata.

Descrivendo traiettorie che controllano il suono invece che esserne condizionati si capisce la pazienza di aspettare un riconoscimento dilazionato tra pubblico e critica, esortando il passato ad aprirsi al nuovo e di consigliare al nuovo di non chiudersi al passato.

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