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Rosetta – Sower Of Wind

2019 - autoprodotto
post metal

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Tracklist

1. East
2. South
3. West
4. North


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Cosa gliene frega ai Rosetta della notorietà, della fama e dell’indossare un travestimento utile a fingersi un qualcosa o un qualcuno che non sono; cosa gliene frega ai Rosetta di dare in pasto al pubblico qualcosa di semplice da ascoltare e metabolizzare, pur di vendere e vendersi. In fin dei conti, il credo della band è divenuto quello di vivere al di fuori, come corpi estranei sempre pronti a palesarsi quando meno ce lo si aspetta. I fan conoscono ormai perfettamente le tempistiche del quintetto di Philadelphia, che dai primi demo di inizio anni ’00 è riuscita a portare a casa una release ogni due anni, mantenendo sempre altissimo il proprio livello compositivo e artistico.

Sower Of Wind” è una piccola gemma, un’uscita che aggiunge ancora un tassello nella discografia immensa dei Rosetta, coinvolgendo l’ascoltatore in un percorso ambient che lo traghetterà dal sound di “Utopioid” a quello di un probabile, futuro nuovo album. I punti cardinali, usati come titoli dei brani, rappresentano una quadripartizione che, come sottolineato dalla band stessa, ha lo scopo di disegnare musicalmente il ciclo delle stagioni e quello della vita quotidiana.

Abbandonata la cattiveria a cavallo tra post-metal e hardcore, Matt Weed e soci si dilettano in una serie di sonorità strumentali che fluttuano a tratti oscure e malinconiche, tra scarni interventi di chitarra e pianoforte. Sintetizzatori e arpeggi costruiscono un viaggio in mezzo a paesaggi desolati e desolanti, tra lontani riverberi e semplici crescendo, a testimonianza di come i Rosetta sappiano ricreare emozioni anche al di fuori del loro ambito “metal” di competenza.

Questo EP segnerà senza dubbio una svolta importante nella carriera della band: “Sower Of Wind” non convince solo per la sua efficacia più minimal, per la sua forza di trasgredire e per la sua volontà a non esplodere mai, ma anche per la grazia con la quale la band è riuscita a gestire una certa coerenza musicale di ampissimo respiro nel corso di tutta la sua mezz’ora di durata. Qualunque sia lo scopo, intermezzo o introduzione, i Rosetta si sono come sempre contraddistinti con un prodotto che fa attendere il “dopo”, il “cosa arriverà”; nel frattempo, hanno costruito una personale colonna sonora del loro (e nostro) viaggio immaginario ai quattro estremi del mondo.

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