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Back In Time

[Back In Time]: ARCTIC MONKEYS – Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not (2006)

Avevo neanche 18 anni e suonavo la chitarra da poco. Per me i Led Zeppelin erano l’unica religione, e faticavo ad ascoltare cose nuove. La mia band di allora però mi diede da ascoltare alcuni pezzi di questo assurdo disco d’esordio degli Arctic Monkeys e d’un tratto i virtuosismi chitarristici di Jimmy Page passarono in secondo piano.

Non so come, ma questi ragazzi che oltretutto avevano imbracciato gli strumenti da pochissimo tempo mi hanno colpito come pochi hanno saputo fare. Ricordo il mio iPod con lo schermo in bianco e nero, ogni canzone di “Whatever People Say…” aveva centinaia e centinaia di ascolti. Come se non bastasse all’epoca eseguivamo delle cover dal vivo degli Arctic Monkeys, credo fossimo una delle prime band ad averlo fatto, la canzone più cazzuta era Still Take You Home, aveva una grinta e un trasporto incredibili mischiati a quella spensieratezza e leggerezza propria solamente dei vent’anni.

Il nostro pubblico impazziva letteralmente quando suonavamo When The Sun Goes Down, uno dei pochi casi di un violento mosh pit su una canzone indie rock (puristi metallari non me ne vogliate). In una specifica occasione, un ragazzo durante un pogo cadde con la testa sul cemento rischiando non solo di aprirsi il cranio a metà ma anche di farci passare dei bruttissimi momenti, non è mai bello quando al tuo concerto qualcuno si fa male, anche gli ultimi eventi di cronaca purtroppo lo confermano. I nostri concerti erano popolati da hipster: gin tonic sempre in refill, jeans stretti, camicie tarta e sì, pure risvoltini a volte… non giudicate, ogni epoca ha la sua moda, saranno mica furbi tutti questi ragazzetti con le maglie larghi e i cappellini di traverso, no?

Che dire, il debutto degli Arctic Mokeys ha segnato la mia adolescenza, mi ha spronato a credere nelle mie possibilità perché la musica di oggi può dire ancora molto e può addirittura essere bella più dei grandi classici degli anni ’70. Gli Arctic con questo disco mi hanno insegnato che il rock non morirà mai perché non è un genere musicale, è la voglia di spaccare di mordere di ballare fino a slogarsi le giunture. È la giovinezza, e la giovinezza ci sarà sempre. 

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