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Back In Time

[Back In Time]: ELECTRIC WIZARD – Come My Fanatics…(1997)

Dai lunghi rintocchi di campana di Black Sabbath superando la morte della creatura originaria per defezione dell’unica vera voce (scusami tanto RJD) il miasma del terrore provocato dai riff funebri e dai battiti ritmici del Nero Sabba di Birmingham si è poche volte reincarnato seriamente nei mostri d’Albione (altra cosa fu il Nuovo Mondo, ma quella è una storia a parte e furono gli Sleep a farla). Due volte, al massimo: tra le spire del carnevale assurdo dei Cathedral e infine negli Electric Wizard.

Nessun Dio verrà in aiuto di Jus Oborn, e nessun Dio stenderà la sua pietosa mano sul capo dei fanatici che si raduneranno alla messa rituale immersa nel fumo del male che lui, Tim Bagshaw e Mark Greening imbastiranno tra i monoliti di un altro mondo, perché da questo sono fuggiti assieme ai Veri Credenti nell’ormai lontano 1997, quando “Come My Fanatics…” s’impadronì di una scena morente, di una Terra il cui fetore risultava insopportabile a chi la vedeva marcire giorno dopo giorno.

Il disarmonico rantolare profuso dalle distorsioni si espanse fino a me, molti anni dopo, ancora chino all’altare di Osbourne e Iommi. Ogni generazione ha il suo Papa Nero (no, non quello della famigerata canzone), noi abbiamo il nostro in Oborn e nel suo disgusto traducibile nelle sue parole: “quando sei giovane tutto è una reazione contro il mondo”. Nel suo amore per Lovecraft e nell’odio per un genere umano degenerato forgiò il suo scettro, il suo bong ricolmo di fumo ed effluvi d’orrore strisciante che si nasconde sotto i vostri letti, pronto a prendervi per i piedi alla prima occasione, distratti dai vostri fetidi sogni pornografici.

Proprio l’Arcivescovo Lee Dorrian li prese sotto la sua egida chiamata Rise Above e li elesse a sommi portatori di un Verbo ormai rifinito e senz’anima, ma non come ci si sarebbe aspettato. Gli orripilanti suoni che sgorgano tra i riff di Wizard In Black, i samples marci pescati da film di quart’ordine, la batteria sepolta e irriconoscibile tra le sintesi fuzz ma non solo, oh no, furono i primi a portare nel marasma delle tonnellate elettriche l’elettronica e la jam infernale Ivixor B/Phase Inducer ne è la prova, qui sta l’innovazione che supera lo space rock e le fascinazioni kraute, d’altronde il trio cresce in un tumulto electro, quello dell’Inghilterra dei ’90, in cui chiunque avesse a portata di mano un synth di qualsivoglia tipo ne faceva uscire qualcosa, come l’ondata Garage UK, e ne furono così impressionati che se la portarono dietro, nel macello, tra le immonde liriche con picchi di dissoluta misantropia come “I hope your fuckin’ world fuckin’ burns away” (Return Trip) e “I’ve got a 12 ton demon on my back, whispering shit in my brain” (Demon Lung). Dichiarazioni incise anche sul vinile in ristampa nel 2006, una su tutte: “Legalize drugs and murder” (che poi tornerà come titolo di un EP).

Questo era, e sempre sarà, il suono degli incubi, i peggiori che avrete in vita vostra. I migliori compagni di viaggio verso il pianeta più lurido che potreste incontrare in uno spazio vuoto e freddo.

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