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Back In Time

[Back In Time]: NOFX – Heavy Petting Zoo (1996)

Lavorando a questo articolo mi è capitata una cosa interessante: la redazione mi dà l’occasione di scrivere il “Back in Time” di “Heavy Petting Zoo” dei NOFX, uscito nel gennaio del 1996, esattamente 23 anni fa, così mi propongo di scrivere l’articolo pur ricordandomi che non si tratta di uno dei miei dischi preferiti di Fat Mike e soci. Anzi, mi ricordo che alla sua uscita io e i miei amici, allora diciannovenni, non capimmo affatto questo nuovo lavoro della band che adoravamo e che eravamo andati tutti quanti a vedere al City Square di Milano meno di un anno prima regalandoci una delle serate indimenticabili della nostra gioventù.

Ci eravamo lasciati alle spalle il baby-boom del punk-pop anni ’90 con l’esplosione mainstream di Offspring e Green Day, e i NOFX ci avevano da un anno dato il loro album più denso, completo, quello scritto meglio ovvero “Punk In Drublic”. Ora, dato che quando hai diciannove anni il tempo passa molto lentamente, tra un disco e l’altro succede di tutto, ti può facilmente essere cambiata la vita, puoi aver cambiato gusti, orientamento politico, sessuale o religioso, puoi addirittura avere avuto la malsana idea di cominciare a lavorare, perciò quello che eri l’anno prima, molto probabilmente, non c’è più.

Questo succedeva a molti, inconsapevolmente, nel ’96, quando esce “Heavy Petting Zoo”: cambiano le percezioni, cambiano le serate, si aprono nuovi orizzonti, perciò quello che ti sembrava il mondo intero un anno prima, ad un certo punto è svanito, e se ne cerchi il proseguimento, non lo trovi, in molti lo abbiamo cercato in “Heavy Petting Zoo” ma non l’abbiamo capito, non l’abbiamo trovato, era come far ascoltare Franz Zappa a chi è cresciuto a Claudio Villa… Cosa vuol dire questo paragone? Che non riuscivamo a comprendere questo disco. Un po’ perché, non importa quanto bravi eravamo in Inglese, essendo italiani non capivamo i testi, un po’ è perché il disco non è accessibile come “White Trash Two Heebs And A Bean” o il suddetto “Punk In Drublic”, perché Fat Mike e banda stavano cercando altre strade da battere e nuovi suoni. Erano reduci da un successo inaspettato, perciò il risultato sembra essere un album debole, privo di idee valide, quasi un lamento, come se avessero perso la metà delle energie e dovessero tenere testa ai lavori precedenti, un po’ come la sindrome del secondo album, ecco, ci sembrava il secondo album mal riuscito di tante band. Quei personaggi quasi da cartone animato che si erano riusciti a cucire abilmente addosso, quel Hefe panciuto e giullare, quel Fat Mike completamente schizzato ma allo stesso tempo lucido e poi Melvin e Smelly sembravano essere stanchi, allo stadio finale di una bevuta colossale e forse era così, Fatty non sembra aver più voglia di cantare, e noi ci rimanemmo male, malissimo. Perché alcuni di noi erano diventati loro fan accanitissimi ma la band californiana  stava crescendo e non poteva soddisfare le nostre necessità infantili.

Ci sembravano più seri, cresciuti, articolati e anche più alcolizzati, a metà tra l’illuso e il disilluso, sì ma, quali strade stavano percorrendo? Perché non ci rispecchiavano più? Eravamo cambiati noi o erano cambiati loro? Avevamo scoperto che per essere considerati nella scena punk dovevi snobbarli e affermare che erano finiti con “Ribbed”? (Questo non l’ho mai sopportato e ho sempre sostenuto l’esatto contrario). Ecco, più o meno, erano queste le impressioni impulsive che tutti avemmo all’epoca dell’uscita di “Heavy Petting Zoo”.

E invece, la cosa interessante che mi è successa è questa: aver capito “Heavy Petting Zoo”.

Perché c’è qualcosa in più nell’ascoltarlo oggi. C’è la comprensione di un ambiente discografico che spremeva gli artisti fino a consumarli, ed è vero che i NOFX non hanno mai ceduto alle pressioni delle major ma probabilmente in quel periodo di alte vendite, qualche compromesso con se stessi l’abbiano raggiunto, un compromesso del tipo: “facciamo uscire un altro album il più presto possibile o si dimenticheranno di noi”. Non so, ma se fosse così, c’è qualcosa di dannatamente punk anche in tutto questo. La paura, l’oblio dietro ogni angolo, le insidie della industria discografica, l’alcol le droghe, il fatto di buttare giù un disco senza vigore, depresso e svogliato solo per stare sulla scena, beh anche questo è straordinariamente punk. Sentite Fat Mike cantare nella traccia di chiusura Drop The World o lo sentite dire “tenetevi questo album e vaffanculo!”? È punk, è vero, il punk è parte del processo creativo del punk, il punk non è sempre a mille, il punk ha i suoi postumi doposbronza.

Ma non è solo questo: per “Heavy Petting ZooFat Mike scrive tra i testi più impegnati della sua carriera, dalla traccia iniziale Hobophobic (Scared Of Bums) quando attacca con un’ironia così potente da scuotere menti assopite, l’avere paura del povero, del barbone “Io vi lascio stare, ma non mi avvicinate” o la riflessione sulla follia del consumo di massa in Filthy Phil Philantropist, testo che sembra attingere alla realtà di oggi. E poi i personaggi di cui ci parla: c’è Liza, ormai lontana da Louise che, cresciuta, si è fatta strada con successo in alcuni ambienti particolari della città, piuttosto che l’inquietudine celata di una famiglia medio-borghese americana in Love Story e, da citare infine, il verso più bello dell’album in Bleedin Heart Disease:

How did the chain get started?

More is what everyone wants

Needy is what none of us are

Cooperation died last night

Ruptured bleeding heart forsight

Me I’m just a loo”.

“Com’è iniziata questa catena?

Di più è ciò che ognuno vuole

Bisognosi è ciò che nessuno di noi è

Prevedo un cuore spezzato e sanguinante,

io sono solo un perdente”.

Il loro quinto album è la loro crescita fatta di osservazioni, domande e dubbi, la continua ricerca di un senso, la strada che si apre per il successivo “So Long And Thanks For All The Shoes” e per tutti gli altri album a seguire fino al più recente, il vero erede di quest’album, ovvero “First Ditch Effort”.

Perciò in alto i calici (di vin brulè a 1 euro) anche per “Heavy Petting Zoo”!

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