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Swervedriver – Future Ruins

2019 - Rock Action Records
shoegaze

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Tracklist

1. Mary Winter
2. The Lonely Crowd Fades In The Air
3. Future Ruins
4. Theeascending
5. Drone Lover
6. Spiked Flower
7. Everybody’s Going Somewhere & No-One’s Going Anywhere
8. Golden Remedy
9. Good Times Are So Hard To Follow
10. Radio-Silent


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Space travel rock’n’roll. Così definivano la loro musica gli Swervedriver all’inizio degli anni ’90, alla vigilia dell’uscita del seminale esordio “Raise”. Inseriti poi in maniera frettolosa e più comoda nella macro-categoria shoegaze (definizione non poi così imprecisa di cui, comodamente, ci serviamo anche qui), la band oxfordiana si è sempre però contraddistinta per i vorticosi e vertiginosi intrecci di chitarre che conferivano alla propria musica una matrice più muscolare e incisiva, pur senza perdere un grammo dell’animo sognante e melancolico che li avvicina in qualche modo a colleghi come My Bloody Valentine e Slowdive. E il fatto che questo nuovo lavoro esca per i tipi della Rock Action Records dei Mogwai vorrà pur dire qualcosa.

Consapevolmente o meno, quasi trent’anni dopo Adam Franklin, Jimmy Hartridge, Mikey Jones e Mick Quinn si son mantenuti fedeli a questo immaginario fantascientifico, se nella Mary Winter che inaugura questo album ci parlano di un viaggiatore che si allontana alla velocità della luce dalla Terra. E l’aggettivo “spaziale”, nella sua accezione più ampia di “insolito”, “speciale” e “fuori dall’ordinario” è utile per descrivere questo “Future Ruins“, che segue dopo quattro anni “I Wasn’t Born To Lose You“, ritorno della band dopo lo scioglimento temporaneo del 1998.

Intanto, perché l’artefice dei suoni fluttuanti e acquatici ed eppure graffianti del disco è TJ Doherty, tecnico con un curriculum di tutto rispetto che conta “A Ghost Is Born” dei Wilco e lavori con Lou Reed, Steely Dan, Stephen Malkmus, Joanna Newsom e Sonic Youth, nonché fan della prima ora che, dopo aver realizzato i propri studi di ingegneria del suono, si è ritrovato a passare dalle prime file nei concerti della band ai comandi del mixer in studio. Complimenti.

Ad essere spaziale poi è la capacità della band di suonare ancora così a seguito di uno split di così tanti anni fa. Già messo a fuoco nell’album precedente, il sound qui viene ancora più affinato, e anche la scrittura resta felice e piuttosto ispirata. Si dirà che è il classico album alla Swervedriver, certo, ma è comunque indice di un discreto lavoro e di un certo gusto e finezza musicali. Non manca poi qualche intento di ampliamento della tavolozza, con pezzi più intimisti come Everybody’s Going Somewhere & No-One’s Going Anywhere o più psichedelici come Golden Remedy, o ancora la mini-suite bucolica Radio-Silent, degna conclusione di un album eccellente.

“For fans only” (ma anche per chi non rimane indifferente a certe sonorità spacey e dreamy), se in “Future Ruins” l’avvenire è foriero di cattivi presagi e presentimenti, di certo non può dirsi lo stesso per i quattro di Oxford, ispirati da una fertile creatività e dalla voglia di continuare a suonare.

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