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Endon – Boy Meets Girl

2019 - Thrill Jockey
sperimentale / powerviolence / noise / hardcore punk

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Tracklist

1. Boy Meets Girl
2. Heart Shaped Brain
3. Born Again
4. Doubt As A Source
5. Love Amnesia
6. Final Acting Out
7. Red Shoes
8. Not For You


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Dopo aver passato anni ad ascoltare i Boredoms pensavo di non poter rimanere ancora interdetto dinnanzi a “roba” di quel genere, ma è evidente che mi sbagliassi di grosso. A farmi ricredere sulla mia sicumera in campo sperimental-manicomiale ci pensano gli Endon, ovviamente connazionali della band di Yoshimi P-We e Yamantaka Eye, e se dico ovviamente un motivo ci sarà.

L’ugola del gruppo (poiché di cantante non si può parlare) Taichi Nagura è di fisso un indiretto discepolo di Eye, e gli Endon, di riflesso, godono di quell’aura di non-allineamento a nessuna moda in auge al momento, né dal punto di vista dei suoni né in nessun altro, cosa che, al contrario, un po’ fece la fortuna dei Boredoms in occidente sicché uscirono quando questi suoni a dir poco alieni erano all’ordine del giorno negli stereo dei fan di Zorn e Patton. Proprio dai Naked City del sassofonista/compositore newyorkese il quintetto di Tokyo prende quella sensazione di catastrofe imminente e un idioma musicale non solo atipico ma anche abbastanza amorfo da non far uso necessariamente di un linguaggio verbale consono, preferendo vocalizzi strozzati, uggiolii mistificatori, appariscenti grida hardcore e rantolii cupi usciti dritti dall’anticamera dell’inferno. Il tutto sostenuto ed amplificato da un tappeto strumentale che mischia powerviolence, black metal, r’n’r fifties a là Dick Dale, hardcore punk obliquo ed obliteranti sintomi di malattia noise-harsch.

La struttura c’è, ma non si vede, non siamo al cospetto delle solite mattane free form indigeribili che otturano lo scarico della musica cosiddetta sperimentale (ormai più per convenzione), ed è proprio questo il punto di forza degli Endon di “Boy Meets Girl”: irreggimentare il caos. Fondere Merzbow, Lustmord, Otomo Yoshihide col punk ed il metal più feroci senza lasciarsi sgamare, di nascosto (ascoltare la title track per maggiori informazioni). I ritmi in levare di Love Amnesia rendono leggiadro il latrato vocale, i bassi sintetici come martelli pneumatici e le sferzate elettroniche di Taro Aiko ed Etsuo Nagura come companatico del delirio, così come la chitarra dickdaliana di Koki Miyabe fa a spallate con l’apocalisse sulla potentissima Final Acting Out e nel rimestare rockabilly di Red Shoes. Difficile trovare altrove un misto così disomogeneo eppure così funzionale ed efficace.

Riscoprire la comunanza con le sozzure noise-r’n’r dei Guitar Wolf sulla finale Not For You è la ciliegina sulla torta, mentre la guarnizione al dolce andato a male sono di certo gli 11, doomatronici minuti della mastodontica Doubt As A Source, che si spappola in un loop infinito di mortificazione sonica fino a scoppiare ed appiattirsi su un finale cyber che strizza l’occhietto allo Zimmer e al Wallfisch di “Blade Runner 2049”.

Piccola nota finale: se nel precedente “Through The Mirror” a schiacciare il tasto rec mentre i cinque davano inizio all’ordalia c’era l’onnipresente Kurt Ballou, qui a fare gli onori di casa troviamo Atsuo dei Boris, e il suo pesante zampino si sente. Se siete a spasso per l’Europa a maggio, inoltre, potreste ritrovarveli sul palco assieme a Sumac e Baptists. Diciamo pure che questo me lo sarei anche aspettato.

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