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Interviste

Intervista a CANÌS (Daniele Soriani)

Canìs

1° febbraio, Belcreda, frazione di Gambolò, nel cuore della Lomellina, provincia di Pavia. Ad accogliermi, oltre al consueto clima freddo e umido, Canìs, o meglio, “il Canìs” come lo si è sempre chiamato da queste parti. Ma chi è il Canìs?  Sicuramente il più grande cantautore belcredese, come egli stesso ama scherzosamente definirsi. Ci incontriamo in via XXV aprile,  quella che si può considerare a tutti gli effetti l’Avenida principale, al bar tabacchi. Al tavolo presenti Canìs, io, Barbera dell’ Oltrepò e allegria.

Parliamo subito di “Effetto Doppler”, il tuo album d’esordio e “disco-calendario”, di cui tra poco sarà il primo anniversario, com’è andato quest’anno?
Canìs: Allora, abbastanza bene, siamo riusciti a fare qualche live, a girare per l’Italia, in Sicilia abbiamo fatto 5 date, poi in Calabria, Marche, abbiamo fatto un’apertura per i Calexico al Verona Folk Festival poi un’altra cosa a Vicenza, quindi, insomma, un po’ di concerti, sono abbastanza contento, spero di poter ricominciare il prima possibile!   

Com’è suonare “Effetto Doppler” dal vivo?
Canìs: Beh, finora non l’abbiamo suonato allo stesso modo neanche due volte! (ride ndr) Le date molto lontane da casa le abbiamo fatte in trio per questioni logistiche, perché ovviamente le quindici persone che suonano nel disco non posso portarmele tutte sempre con me ovviamente (ride ndr) per cui in trio ci alternavamo spesso agli strumenti ed è stata un’esperienza interessante perché pur essendo una formazione scarna siamo riusciti a coinvolgere il pubblico. Qua al nord ci siamo mossi anche come quartetto e quintetto, anche con Marco (Tessarin, chitarra ndr) che in Sicilia non mi sono potuto portare (ride ndr).

Dato che i momenti di ilarità sono stati veramente tanti, non riporterò ogni volta la coinvolgente risata del Canìs.

Comunque questa è la formazione con la quale ci siamo ora stabilizzati e che cercherò di utilizzare il più possibile. Suoniamo anche in duo a volte, nelle situazioni più piccoline, quindi il disco assume più facce, con più strumenti si privilegiano alcuni brani con arrangiamenti più ricchi, mentre con formazioni di pochi elementi si diventa più intimi e confidenziali. Ecco, avendo tante anime, il disco assume forme diverse a seconda della situazione!

Parlando di anima del disco, c’è molta Lomellina. In che misura e in quale modo il luogo in cui vivi ha influenzato il disco, insomma: quanto sei folk?
Canìs
: Sicuramente il tipo di paesaggio che vedo e in cui sono cresciuto, penso che forse se fossi cresciuto a New York non avrei scritto quella roba!! Questo è abbastanza palese quindi il discorso va un po’ a monte: ho sempre vissuto in Lomellina quindi l’immaginario, i riferimenti visivi nel disco sono parecchi. Dal punto di vista musicale meno.. anche se, dai, gli autori lombardi, che ne so, Jannacci , anche Gaber si sentono, ma è più eterogenea, l’influenza è comunque italiana, più che lombarda, c’è dentro Capossela, c’è Conte, c’è dentro un po’ di tutto. Invece dal punto di vista testuale posso definirmi abbastanza folk, anche se a volte magari il paesaggio, quello che vedo diventa un pretesto per scavare in qualcosa di meno descrittivo, più profondo.

Perché hai deciso di intitolarlo “Effetto Doppler”?
Canìs: Il vero motivo è una sorta di elogio allo star fermi, alla fissità, elogio e anche critica allo stesso tempo perché quello che chiamano “Red Shift”, quello che chiamano lo spostamento verso il rosso…

Cos’hai detto? “Red Shift?
Canìs
: Sì, che non è quello verso il Barbera, come a volte si sostiene, allora, praticamente, hanno teorizzato il Big Bang perché hanno visto che un ‘oggetto si amplia perché i pianeti più lontani appaiono più rossi, quindi in qualche maniera lo spostarsi verso il rosso è allontanarsi, io l’ho visto anche negli affetti, quando non fai nulla non ti muovi, l’affetto si allontana, ecco, ho cercato di condensare il discorso dell’album, non è facile perché si tratta di un processo mentale abbastanza ampio e articolato , quindi ridurlo così… non vorrei banalizzartelo.

Sei molto lontano dal banalizzare! Quello che avverto è che, appunto, la Lomellina funge da osservatorio astronomico
Canìs: Certo, può benissimo esserlo, è sempre il discorso che una persona può essere in quel punto e tutto comunque attorno si muove, anche in Gennaio, brano apparentemente ruffiano, cerco di comunicare il valore dell’attesa, anche lì c’è uno stare fermi e chiusi in una stanza. Da quella reclusione parte poi tutto il tragitto solare. Certo, se fossimo stati in Australia, Gennaio avrebbe avuto tutto un altro colore!

Infatti, pensavo alla staticità dell’osservatorio e alla difficoltà di scrutare galassie e costellazioni, ovvero quello che accade, da una pianura così fosca.
Canìs: Da una parte ho la fortuna di esser fuori dalla città quindi qualche luce artificiale in meno mi permette di osservare il cielo, dall’altra sono sotto la tratta per Malpensa quindi diventa un osservatorio un po’ sfigato diciamo!

Canìs

Oggi è il primo febbraio, mese del singolo omonimo: dopo la “bomba” di cui canti, ci si “vede” ci si “riconosce” e finalmente ci si “incontra”. La bomba è l’evento che consente di vedere l’altro nella sua fragilità. La domanda è: quanto dura l’effetto? E poi, tutto torna come prima?
Canìs: Senza dubbio tutto torna come prima, beh, intanto, dalla domanda mi sembra che il significato tu l’abbia colto anche perché l’effetto dura pochissimo, infatti, dopo la strofa della “carreggiata”, la gente continua a vivere normalmente “come non fosse accaduto niente” addirittura c’è il personaggio che  è caduto dentro al buco e nessuno lo caga! Quindi, anche lì, quando parlo del sole che all’improvviso spunta a febbraio e il cane non saluta più, ecco, insomma, il protagonista è il cane!  il cane che appena spunta il sole pensa ai fatti suoi!!!

Ecco, tra i temi trattati, non solo in Febbraio, c’è l’indifferenza, l’“enorme fatica a salutarsi”
Canìs
: In Agosto mi sembra.. sì, in Agosto e Settembre… beh, agosto è proprio una sorta di isolamento, dove finisce il brulicare di febbraio, le città diventano silenziose e vengono a galla le paure più grandi che poi si rivelano in Settembre ad esempio: T.S. Eliot nel suo “Wasteland” diceva che aprile è il più crudele dei mesi secondo lui perché in realtà è il ritorno alla primavera e diceva che “Genera lillà dalla terra morta”, cioè parla di come dai cadaveri nascano i fiori, cosa che diceva anche Dè Andrè ma in modo diverso, invece io ho assegnato questo ruolo a settembre perché quando ricomincia il forsennato ripartire bisogna in qualche modo ricostruire. E il ruolo della ricostruzione ce l’ha poi ottobre no?

Sui contenuti dell’album potremmo scrivere un articolo di 14 pagine
Canìs
: Eh, certo! C’è dentro un anno interno, se ne pensano di cose in un anno!

Ora, la domanda di routine per far capire che stiamo per concludere: progetti per il prossimo futuro?
Canìs
: Abbiamo in cantiere nuovi brani, alcuni li facciamo già girare dal vivo, vorrei fare alla vecchia maniera come si faceva negli anni 70, quando prima si suonavano i brani dal vivo e poi si registravano i dischi! In modo da far maturare i brani così quando vengono pubblicati hanno già una vita, un trascorso.

Qual è l’origine del tuo soprannome?
Canìs: È abbastanza semplice: arriva da mio nonno, ad un certo punto qualcuno ha cominciato a chiamarlo così, non si sa il motivo, lui non me l’ha mai detto in quanto diceva di non ricordarselo per cui con il motivo si è perso anche il significato! Suppongo che non fosse un complimento!  Questa comunque è una cosa abbastanza folk in quanto il soprannome batte il cognome, tra l’altro anche mio padre e mio fratello vengono chiamati “Canìs” e quindi di conseguenza ho deciso di utilizzarlo sempre per un discorso di “lomellinità”, di appartenenza a questa terra.

Grazie Daniele, a presto!
Grazie a te Max!

Autobus: tornando verso casa, nel paesaggio surreale della nebbia che si dirada, mi ascolto per l’ennesima volta “Effetto Doppler”.

 

 

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