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Interviste

Intervista a FABRIZIO MODONESE PALUMBO

Ai nostri microfoni oggi Fabrizio Modonese Palumbo, colonna portante dei Larsen oltre che artista attivissimo in svariati progetti e iniziative, come avrete modo di leggere direttamente dalle sue parole. A pochi giorni dall’uscita di “Tiles” ultimo lavoro della band (qui la nostra recensione), parliamo di musica, della vita e dell’arte.

Ciao Fabrizio, grazie per la tua disponibilità, come stanno andando le date del vostro ultimo “Tiles”? A noi è piaciuto davvero un sacco!

Abbiamo fatto solo tre date in Italia, il tour europeo vero e proprio sarà nell’autunno con qualche possibile data nel frattempo. Suonare dal vivo continua a piacerci molto ed il set che stiamo proponendo sta avendo ottimi riscontri, il che non può che farci piacere. Felici che l’EP vi sia piaciuto.

Dicci un po’ come è nata l’idea per questo EP, innanzitutto da cosa deriva il titolo? C’è un concept che si può ritrovare in tutti i pezzi? E Little Annie come l’avete conosciuta?

Siamo stati contattati da Lacerba [Industrie Discografiche Lacerba ndr] per prendere parte alla loro compilation tribute a Lucio Battisti & Pasquale Panella “La Bellezza Riunita” e con Little Annie, che dopo due album e relativi tour è a tutti gli effetti la “voce” (e le parole) di Larsen. Abbiamo fatto una versione destrutturata di Don Giovanni questo, in aggiunta al fatto che il nostro precedente album “of Grog Vim” è stato il primo in cui la voce umana era completamente assente, ha dato il via al desiderio di realizzare un lavoro che facesse proprio del “testo” l’elemento primo. “Tiles” come frammenti, tasselli di una narrazione, immagini che si colgono con rapidi movimenti della testa, come dice Annie “il qui ed ora”. Annie ci ha visti suonare ad un festival in Austria nel 2007, con noi in quell’occasione sul palco c’era anche Johann Johannsson, dove lei si esibiva al fianco di Paul Wallfisch, ed alla fine del concerto ci ha detto “I wanna play with you”, da suoi fans da sempre abbiamo immediatamente accolto la sua proposta, poi è una persona splendida.

Come si sono svolte le sessioni per “Tiles“? Vi trovavate direttamente con Little Annie oppure lo scambio era a distanza?

In passato quando abbiamo lavorato con Annie sui nostri album “La Fever Lit” e “Cool Cruel Mouth” il cantato ed I testi sono stati scritti su parti musicali già definite, per “Tiles” abbiamo usato l’approccio opposto; Annie ha scritto testi ed armonie su semplici loop ritmici e /o melodici e poi tutti assieme in studio li abbiamo arrangiati in quella che è la loro forma definitiva. Quando lavoriamo assieme, Annie è un membro della band al pari di noi e non un ospite, quindi il lavoro a distanza può essere funzionale solo in un primo scambio di idee, ma la natura di Larsen è quella del comporre collettivo.

Credi che questo EP segni una svolta o un’evoluzione rispetto alla precedente discografia della band?

Evoluzione spero sempre altrimenti non avrebbe senso per noi andare avanti, svolta non necessariamente, mi piace pensare che anche se per contrapposizioni ci sia continuità nella nostra opera.

Parliamo un po’ di canzoni, quando secondo te una canzone diventa tale? Mi spiego, quando è che un pezzo musicale ti fa dire “ok, questa cosa la devono sentire tutti”?

Non necessariamente un brano musicale è una canzone, non è necessario che lo sia, non sono neanche sicuro che i brani di “Tiles” lo siano anche se in qualche modo di quel formato, ne sono una possibile interpretazione. In ogni caso nel momento in cui ne sono soddisfatto (io/noi) e nel momento in cui quel brano non assomiglia ad altro che sé stesso allora lo si può ritenere pronto e condivisibile.

Cosa cerchi di trasmettere nella tua musica? Qual è la cosa più importante che ogni tuo pezzo deve avere, anche al di fuori dei Larsen?

Sono approcci molto diversi, I brani di Larsen devono soprattutto essere “Larsen”, nascono da un processo condiviso ed abitano un universo sonoro che dopo oltre venti anni riconosciamo come nostro. Larsen lavora soprattutto su textures ed atmosfere nelle quali le forme si creano, quasi autogenerano. Ogni altro progetto con cui suono che sia Almagest! o Blind Cave salamander! segue le proprie logiche ed estetiche, il mio lavoro solista come ( r ) invece è più concettuale, c’è (quasi) sempre  una causa  prima a volte di ricerca sonora, ma più spesso un oggetto, un’intenzione altra che con la musica e le parole prende forma. È un approccio che credo abbia più a vedere con la scrittura cinematografica che con quella musicale propriamente intensa, lavoro per definizione di ambienti ed immagini; penso a me stesso più come regista che musicista.

Come vedi la musica italiana al momento? Ci sono delle band che ti piacciono?

I nazionalismi mi fanno orrore in ogni possibile sfera, quella musicale inclusa. Ci sono moltissim* musicist* [l’asterisco per non specificare il genere, come anche di seguito ndr] in Italia, di cittadinanza italiana e non, che ascolto ed apprezzo. Molt* amiche ed amici, ma la musica italiana come genere è cosa che non mi riguarda e ne ritengo irrilevante una definizione geografica.

Quali sono i tuoi ascolti abituali? E quali sono gli artisti che ti hanno spinto a creare musica?

Per quanto sia scontato, ascolto veramente di tutto. Mi annoiano i generi e mi interessa l’attitudine ed il suono, il valore “politico” della musica, e le atmosfere. Da giovane ci sono stati musicisti che mi hanno fatto capire che certi mondi (e modi) fossero possibili. Citarli tutti mi sarebbe impossibile quindi mi limito a pochi capisaldi David Bowie, Nina Simone, Klaus Nomi, Robert Smith, Brian Eno, Patrick Cowley. Sono stati soprattutto però certi film a scatenare in me il desiderio di creare, il fatto che poi il linguaggio scelto sia stato quello musicale è per certi versi del tutto incidentale.

Che consiglio daresti ad un artista in erba che cerca di trovare la sua identità?

Che trovare la propria identità è problema che va ben oltre al fare arte, senza visione non si va da nessuna parte. E poi consiglio di sperimentare, nel vero senso della parola: fare cose.

Cosa c’è nel tuo futuro artistico e in quello dei Larsen? Ci puoi dare qualche anticipazione sui tuoi prossimi passi?

Come Larsen uscirà (ma al momento non abbiamo ancora una data precisa) “Arrival Vibrate” la registrazione del nostro concerto al Museo Nazionale del Cinema di Torino, tributo al nostro amico Z’EV basato sui suoi scritti poetici, kabalistici e teorie musicali. Presto cominceremo anche a lavorare al prossimo album. Devono inoltre uscire il nuovo Blind Cave Salamander (ovvero io e mio marito Paul Beauchamp), che abbiamo parzialmente registrato al circolo polare artico e fa parte di uno “studio” sulle isole Svalbard condiviso con il videomaker Omar Bovenzi, la compagnia teatrale Il Mutamento Zona Castalia, l’artista visuale e performer Gianni Colosimo, e che si è anche avvalso dei contributi di  Xiu Xiu e Julia Kent nonchè del coro dei minatori di Longyearbyen (Svalbard per l’appunto). Poi arriverà il mio album come ( r ) al quale hanno collaborato moltissimi amici tra i quali Jochen Arbeit, Chiara e Federico (ex Father Murphy, Teho Teardo, Julia, Jamie Stewart, Paul, Daniele Pagliero, Paolo Spaccamonti, la scrittrice Klaus Miser ed Il Bue (batterista  di Larsen) che ne ha anche seguito l’aspetto grafico. Ho inoltre appena terminato le registrazioni per un album con Enrico Degani del quale sono estremamente soddisfatto e che presenteremo in anteprima dal vivo a fine maggio al Jazz Is Dead festival di Torino. Sto poi lavorando alle musiche per il nuovo spettacolo “ELP” della coreografa Paola Bianchi (https://elpdance.blogspot.com); ad una nuova collaborazione con l’artista visuale queer/omoerotico Fredster, che dovrebbe venire presentata a Nantes in Ottobre, e con l’artista floreale Louise Drost Harton per uno spettacolo unico che terremo alla Warehouse 9 di Copenaghen il 3 maggio. Sto inoltre collaborando con l’Unione Culturale di Torino ad una serie di seminari, lectures e spettacoli in occasione del 50° anniversario dei moti di Stonewall e del Pride il prossimo Giugno, occasione nella quale è possibile anche Almagest! (la band che condivido con Paul, Ernesto Tomasini ed Evor Ameise) torni a manifestarsi dal vivo.

Grazie mille Fabrizio del tempo che ci hai dedicato, ti auguriamo un buon lavoro e speriamo di vederti presto dal vivo!

Grazie a te.

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