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Arch Enemy – Covered In Blood

2019 - Century Media
deathcore / heavy metal

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Tracklist

1. Shout - (Tears For Fears)
2. Back To Back - (Pretty Maids)
3. Shadow On The Wall - (Mike Oldfield)
4. Breaking The Law - (Judas Priest)
5. Nitrad - (Moderat Likvidation)
6. When The Innocent Die - (Anti-Cimex)
7. Warsystem - (Skitslickers)
8. Armed Revolution - (Skitslickers)
9. Spräckta Snutskallar - (Skitslickers)
10. The Leader (Of The Fuckin’ Assholes) - (Skitslickers)
11. City Baby Attacked By Rats - (Charged G.B.H).
12. Warning - (Discharge)
13. The Zoo - (Scorpions)
14. Wings Of Tomorrow - (Europe)
15. The Oath – (Kiss)
16. The Book Of Heavy Metal - (Dream Evil)
17. Walk In The Shadows - (Queensryche)
18. Incarnated Solvent Abuse - (Carcass)
19. Kill With Power - (Manowar)
20. Symphony Of Destruction - (Megadeth)
21. Aces High - (Iron Maiden)
22. Scream Of Anger - (Europe)
23. Starbreaker - (Judas Priest)
24. The Ides Of March – (Iron Maiden)


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Li avevamo lasciati poco più di un anno fa con il loro “Will to Power”, album che con alti e bassi arrivava ad una piena sufficienza, ma che non convince del tutto. Ma ascoltando il loro nuovo “Covered in Blood”, dal titolo si evince che non parliamo di inediti, viene da chiedersi se ce n’era bisogno: ventiquattro tracce che spaziano dal pop anni Ottanta, passando poi per l’heavy di Iron Maiden, Judas Priest e Manowar, fino a sfuriate hardcore punk di gruppi underground della scena svedese come Anti-Cimex, Moderat Likvidation e Skitslickers. Tutto ciò rivisitato in chiave deathcore metal, quello roccioso e aspro che ha sempre contraddistinto il gruppo fondato dai fratelli Amott.

La cosa positiva di questo disco è che gli Arch Enemy non danno vita ad un lavoro di cover registrate apposta per l’occasione, ma raccolgono tutte quelle realizzate nel tempo dalla band. A partire da Aces High dei Maiden, Starbreaker dei Judas Priest e Scream Of Anger degli Europe, brani dove spicca la voce del cofondatore, vocalist, Johan Liiva. Ma questi tre brani rappresentano la parte finale del lavoro: infatti, ad iniziare è la nuova bellissima singer dai capelli color puffo Alissa White-Gluz. La cantante svedese dà conferma delle sue dirompenti doti canore anche quando, in intro, si cimenta in un brano piuttosto atipico per lo stile degli Arch, ovvero Shout dei Tears For Fears. Iniziano i veri colpi di martello con Back To Black dei Pretty Maids e Shadow On The Wall di Mike Oldfield: due belle sassate, che possono suonare piuttosto insolite, ma entrati nel mood Arch Enemy non sono poi così male. Nonostante tutte le doti tecniche e la buona volontà della band, Breaking The Law dei Priest stona in modo piuttosto grottesco, non so se il vecchio Rob apprezzerebbe.

Si apre poi la parte più interessante di questo lavoro: escursione nel mondo hardcore punk svedese degli anni ottanta. Alissa sfodera il suo gutturale timbro su Nitad dei Moderat Likvidation e a seguire sulla forsennata When The Innocent Die degli Anti-Cimex. È chiaro che Michael Amott sacrifica un bel po’ della sua classe chitarristica, poiché il genere deflorante non lascia molto spazio a virtuosismi. Si continua con un omaggio agli Skitslickers: gli Arch infatti ripercorrono l’intero EP dal titolo GBG 82. Le tracce sono tutte intorno al minuto scarso, caratterizzate dalla violenza e frenesia selvaggia dell’hardcore. Naturalmente anche qui non possiamo certo parlare di tecnicismi o di particolarità compositive, ma possiamo comunque apprezzare come la band si adatti bene al genere e come Alissa padroneggi alla grande il suo dinamitico growl. La parte cover punk si chiude Con City Baby Attacked By Rats dei Charge GBH.

È la voce della storica Angela Gossow che irrompe violenta su Warning dei Discharge. Sfortunatamente la parentesi hard & heavy, con The Zoo degli Scorpions, Wings Of Tomorrow degli Europe, The Oath dei Kiss, The Book of Heavy Metal dei Dream Evil e Walk In The Shadows dei Queensrÿche, risulta insufficiente ed inefficace: lo stile deathcore della band svedese tende a snaturare il sound dei brani, più che potenziarli. Possiamo affermare tranquillamente che insieme a Shout, prima traccia del disco, il brano dei Dream Evil rappresenta forse il momento peggiore di questo lavoro: il growl di Angela, seppur ottimo, e il groove aggressivo della band appesantiscono eccessivamente il brano di Niklas Isfeldt e compagni.

Partendo da quello che avevano creato i Carcass, c’era ben poco che gli Arch potessero aggiungere al brano Incarnated Solvent Abuse. Notevole è invece l’omaggio che Amott e compagni rendono ai Manowar con Kill the Power e poi ai Megadeth, del maestro Mustaine, con Symphony of Destruction. Anche se, in quest’ultima, il growl di Angela tende a rendere l’esecuzione più massiccia ed oscura del dovuto.

Con “Covered In Blood” gli Arch Enemy non aggiungono né tolgono nulla al loro valore di band  deathcore metal. In definitiva non è un disco particolarmente importante e, a meno che non siate cultori del genere o fan accaniti della band, forse vi potreste accontentare di ascoltarlo sui canali web.

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