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Blaqk Audio – Only Things We Love

2019 - BMG
synth pop

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Tracklist

1. Infinite Skin
2. The Viles
3. Unstained
4. Muscle And Matter
5. Caroline In The Clip
6. Maker
7. Summer's Out Of Sight
8. OK, Alex
9. Enemies Forever
10. Dark Arcades
11. Dark Times At Berlin Wall
12. Matrimony And Dust


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L’idea di Davey Havok e Jade Puget di scindere il proprio amore per terreni sintetici dagli AFI (pur non lesinando inserti elettronici neppure in questo contesto) si è rivelata una mossa vincente e il risultato è il progetto Blaqk Audio.

Qui giunto alla quarta prova in studio il duo rientra a pieno titolo tra quelle bellissime realtà synth-pop nate da band che nelle chitarre suonate senza ritegno trovano il proprio terreno natale, ma che dimostrano senza alcun timore di possedere radici altrove, vedi Crosses e The Black Queen (e adesso anche gli Ulver). La sostanziale differenza è che Havok e Puget ci sono arrivati qualche anno prima.

Di disco in disco i Blaqk Audio hanno spostato l’asse del proprio suono da terreni più sperimentali e cold wave sempre più propriamente eighties, e di quella sperimentazione qui non rimane più nulla, e forse è un bene perché il risultato è un disco gradevole e magniloquente, proprio come quelli di Talk Talk, Soft Cell e Tears For Fears. Forse proprio da questi ultimi i Nostri traggono ispirazione per tessere le trame di “Only Things We Love”, tant’è che le linee vocali del cantante degli AFI riflettono in maniera interessante quanto prodotto da Smith ed Orzabal, così come l’intensità della materia synth e le batterie gonfie.

Davey spinge sullo stentoreo, in voce piena e garynumaniana, e sceglie di utilizzare ogni goccia della sua bravura per imbastire hook accattivanti e collosi, agrodolci e di spinta. Ci sono ovviamente momenti in cui gli androgini fasti vocali di “Decemberunderground” si fanno vivi dando movimento al tutto (Dark Arcade, Caroline In The Clip, l’emotronica trasposizione pop-punk degli A-Ah Summer’s Out Of Sight), e questo è di certo il punto di forza del disco. Altro ancora sono le melodie che Jade si permette di costruire ai synth, come un architetto di Tron, non sbaglia una nota nemmeno a pregare. Ci sono situazioni più tirate, in cui l’anima “rock” furoreggia ancora attraverso double kick a 8 bit incattiviti (The Viles), ma è il pop a fare la parte del leone, con ritornelli da hit parade back in time (Maker) seppur ci sia una buona dose di “porno”-cattiveria EBM a riempire gli spazi rimanenti (Enemies Forever, OK, Alex, la maligna Dark Times At Berlin Wall), e questo è proprio il momento in cui un disco di questo tipo si merita la definizione di “album perfetto”.

Perfetto sì, ma solo per chi (come me) è in fotta per gli anni Ottanta. Un limite non da poco, ma onestamente non potrebbe fregarmene di meno, tant’è che lo metterò su tra una puntata di “Baywatch” e l’altra.

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