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Gary Lee Conner – Unicorn Curry

2019 - Vincebus Eruptum Records
psychedelic rock

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Tracklist

1. Theodore’s Flying
2. Mary’s English Garden
3. Downer’s Row
4. Don’t You Look That Way
5. Flower Punk Girl
6. Riding On A Dragonfly
7. Neon Days
8. Kalliope
9. Who Knows The Rain
10. It’s Only Revolution


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Capita di avere nella propria collezione di dischi come “Even If And Especially When” o “Buzz Factory” e di custodirli gelosamente tra i pezzi più importanti perché quel suono che ti ha affascinato durante l’epoca degli Screaming Trees, quella dimensione, quella spontaneità nel creare rock psichedelico pre-grunge non lo ritrovi da nessuna parte.

Poi capita di realizzare anni dopo che, finita quell’epoca, non esiste solo la carriera solista di Mark Lanegan che ormai è distante dai suoni di Seattle, o meglio, i suoni di Seattle sono molto distanti da noi, ma quel personaggio, chitarra e penna di quella mitologica band, Gary Lee Conner, ha continuato a produrre musica senza aver mai cambiato rotta. “Unicorn Curry” è il disco che ti fa rendere conto che gli Screaming Trees non erano solo la band di Lanegan perché il loro pensiero, la loro dimensione onirica continua a vivere nelle nuove note di Gary Lee.

Con l’intro 70s di Theodore’s Flying entriamo nell’immaginifico mondo di “Unicorn Curry”, troviamo il Flower Power di Mary’s English Garden e Flower Punk Girl, vi sfido a non immaginare Downer’s Row con la voce di Mark e la psichedelica Riding On A Dragonfly è forse il pezzo più completo e riuscito dell’album, quello dall’anima più 60’s garage. Un album fuori dal tempo come lo è il suo autore, fino alla fine con la corale It’s Only Revolution. Gary Lee Conner è un artista completamente fuori dal giro discografico, che non ha bisogno, o non ha voglia, di seguire mode e tendenze per vendere più dischi, che non si può non ammirare e a cui non si riesce a non voler bene.

Unicorn Curry” è una raccolta di 10 brani inediti che possono essere stati scritti nell’ ’89, come se il grunge fosse ancora vivo, come se non avesse bisogno di cambiare le sue metriche e si tramandasse nelle generazioni, come se fosse un macro-genere come il blues o il country. Pezzi che si potrebbero immaginare in un nuovo disco di una ipotetica reunion. Ecco, in quel caso avrebbe i riflettori puntati che merita.

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