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Queensryche – The Verdict

2019 - Century Media
heavy metal

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Tracklist

1. Blood of The Levant
2. Man The Machine
3. Light-years
4. Inside Out
5. Propaganda Fashion
6. Dark Reverie
7. Bent
8. Inner Unrest
9. Launder The Conscience
10. Portrait


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Dopo “Condition Human” i Queensryche tornano sulle scene con “The Verdict”, terzo lavoro per la band progressive con Todd La Torre alla voce, eccezionalmente utilizzato, in studio, anche dietro le pelli a causa dell’abbandono del batterista e membro fondatore Scott Rockenfield.

Con “The Verdict” i Queensryche tornano all’opera con un album dal taglio estremamente energico dove, come sempre, chiare influenze sospese tra power e sinfonico vengono fuse con ventate (non così evidenti come altri direbbero) di stile progressivo. Il filone musicale è quello avviato dall’abbandono di Geoff Tate reso, però, questa volta in una chiave più diretta e spontanea, impregnata sia di maggiore cupezza quanto di chiari rimandi a stilemi “ottantini”.

Le dieci tracce che vanno a costituire i quarantaquattro minuti di riproduzione sono energiche, improntate su di un taglio epico e slanciato, potente ed estremamente dark. Il tutto, ovviamente, tagliato con piccoli momenti di quiete portati dalle due ballad poste internamente alla tracklist. L’album si apre con Blood of The Levant che, assieme alla seguente Man The Machine, porta subito in primo piano i sinuosi passaggi chitarristici innestati su ritmiche andanti e ritornelli aperti ed ariosi, elementi fondamentali durante tutta la riproduzione.

Con Light – Years (pezzo il cui riffing principale richiama fortemente Tool e Dream Theater) e Inside Out ci ritroviamo di fronte ad armonie dal taglio spiccatamente arabeggiante che vanno così ad innestarsi nel contesto musicale della band senza, però, stupire realmente apparendo come mere scelte estetiche e prive di un vero contenuto.
Non solo, come già accennato, avremo a disposizione pezzi dal taglio schiettamente metal ma anche fasi estremamente più rilassate, riscontrabili nella potente ballata Dark Reverie e nella chiusura affidata a Portrait, pezzo dal taglio etereo, malinconico e tendente allo psichedelico, forse unico e vero momento di punta di un album, in fin dei conti, piuttosto debole e privo di reali momenti di spicco.

Di fatto “The Verdict” si attesta come un album estremamente “fragile”. Non per, sia chiaro, manchevolezze nella composizione o esecuzione dei pezzi (tutti magistralmente concepiti ed eseguiti) ma per la totale mancanza di freschezza. I Queensryche portano con sè quel difetto che ha ormai ereditato gran parte del genere metal, medesimo difetto che sta portando quest’ultimo alla morte. La mancanza di originalità, di aggiornamento, di reale ricerca verso nuove frontiere.

Così “The Verdict” entra a far parte della lunga lista di album rilasciati negli ultimi anni destinati a cadere nel dimenticatoio senza dare alcunché di nuovo alla causa del genere quanto anche soltanto alla discografia della band in sè.

Ripetitivo nei suoi pattern, pregno di stilemi e scelte musicali utilizzate e riutilizzate da anni, stantio nel sound se non in rari, rarissimi casi, “The Verdict” è un album nella media, di buona fattura se preso a se ma mediocre in un contesto musicale che tende ormai verso l’asfissia causa una grande incapacità di reggere il passo, aggiornarsi, mettersi in dubbio smettendo di continuare ad imitare ripetutamente se stesso per accontentare quella “fronda” metallara che niente vuol sapere di novità, rinnovamento e aperture verso nuove frontiere.

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