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Back In Time

Back In Time: FAITH NO MORE – King For A Day…Fool For A Lifetime (1995)

King for a Day…Fool For A Lifetime è il primo album dei Faith No More senza Jim Martin, presenza enorme nella band che, nonostante la sua dipartita, riesce a mantenere salda la sua identità grazie al 27enne Mike Patton che prende le redini e raggiunge un’instabile maturità.

Ma partiamo dal principio: quando nel 1989 mettevamo su nel jukebox della sala giochi Epic, ripetevamo l’operazione per innumerevoli volte di fila, perché le alternative quali Scorpions, Zucchero o Fine Young Cannibals non ci prendevano molto e allora giù a roteare le teste coi capelli ancora troppo corti e ad adorare quel pazzo del cantante che vedevamo spesso in video, non ricordo il canale Tv ma vi assicuro che il video arrivava. Da lì i Faith No More ci hanno agganciati. Eccome. Per poi catturarci completamente in piena adolescenza con “Angel Dust”, album senza hit vere e proprie come fu per “The Real Thing” ma, fortunatamente, eravamo cresciuti nel frattempo e allora apprezzammo subito il capolavoro. Quello che non sapevamo era cosa aspettarci in seguito. Passarono così tre anni. Una vita.

A fine marzo 1995, nel giorno dell’uscita di “King for a Day…Fool For A Lifetime” andai verso la scuola in motorino ma dato che c’erano tanti negozietti di musica, uno, il “Tutto Cd” (che nomi meravigliosi, non trovate? Mi ricorda la scena di Clerck’s: “Vado a fornirmi da ‘Big Choice’”) era anche vicino al mio Liceo e mi accorsi che alle 8:10 era già aperto, o quasi: la serranda era a metà e Luigi, il titolare dell’attività stava sistemando due scatoloni di nuovi arrivi e così, spengo il motorino e mi abbasso, affacciandomi alla saracinesca semichiusa e chiedo se gli è arrivato il nuovo dei Faith No More, Luigi mi risponde che dovrebbe essere arrivato ma non ha ancora finito di disimballare la merce e di ripassare più tardi ma io sapevo che più tardi sarebbe stato nel pomeriggio e il pensiero di aspettare così tanto mi struggeva. Sconfortato gli dico che va bene e lo ringrazio, accendo il motorino ma, appena prima di partire, Luigi esce dal buco con in mano una copia di “King For a Day”. “È questo?” “Sì!” “Tieni, me lo passi a pagare dopo”. (Non era un mondo meraviglioso?)

Partii quindi “a manetta” e passai le 5 ore di lezione guardando la copertina e leggendo i testi sfogliando il booklet. La copertina era una delle più belle che avessi mai visto: kafkiana e perturbante, il punto di vista di un uomo a terra o forse sdraiato sui sedili della metropolitana e svegliato di soprassalto dall’abbaiare di un cane poliziotto. Da qui il terrore, il sentirsi schiacciati, oppressi dalle regole, scappare via con la coda tra le gambe, come nel retro copertina, dove il punto di vista cambia ed è esterno, raffigura l’uomo che esce frettolosamente dal vagone. Non perché stesse scappando per nascondersi ma per fuggire alla paura e allora si entra con un foglio di “Via”: Get Out, in cui vi è la preoccupazione di una forza maggiore che inarrestabilmente cresce e “Se non ci fosse più modo di divertirsi”? Se fossimo tutti fregati? E se questo terrore fosse parte di noi? Questi sono i dubbi portati in superficie da King for a Day…Fool For A Lifetime”.

Una delle visioni californiane più inacidite e surreali, dalle liriche dadaiste e quella voglia di Patton di comunicare emettendo versi stava crescendo, credo che in quel periodo non vedesse l’ora di pubblicare “Adult Themes for Voice”, l’intenzione era di mettere la follia sull’altalena e di proiettare “Ballando sotto la Pioggia”, alternando cacofonia sullo sfondo di qualcosa come “The Lion Sleeps Tonight”. Un calderone di creatività incendiaria, vulcanica. Il punto più alto toccato dai Faith No More. The Gentle Art Of Making Enemies si azzarda a precedere Star A.D. che a sua volta si azzarda a precedere Cuckoo For Caca. Un Luna Park tra esuberanza, ironia, delirio H-S-Thompsoniano e tenebra Burroughsiana. Con “King for a Day” è come se dopo “Angel Dust” si fossero trovati di fronte ad un dirupo inseguiti  dalla minaccia di diventare adulti e di entrare in un mondo fatto di ordinarietà. E di fronte questo dirupo Patton trascina i suoi colleghi a saltare.

Nel pomeriggio di quel giorno di marzo del 1995 me lo ascoltai e me lo duplicai su cassetta con l’intento di uscire a piedi col walkman e di andare a saldare le 18.500 lire di debito con il “Tutto Cd” che ringrazio per avermi regalato questo aneddoto da raccontare.

 

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