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La Dispute – Panorama

2019 - Epitaph
post-hardcore / screamo

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Tracklist

1. Rose Quartz
2. Fulton Street I
3. Fulton Street II
4. Rhodonite And Grief
5. Anxiety Panorama
6. In Northern Michigan
7. View From Our Bedroom View
8. Footsteps At The Pond
9. There You Are (Hiding Place)
10. Your Ascendant


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Lasciò la porta d’ingresso alle proprie spalle. Una volta in cammino vagava in un quartiere dove i fiori non crescono più davanti alle strade, le stesse che hanno fatto da sfondo ai suoi giorni trascorsi in periodi più risalenti. Non guardava davanti a sé ma osservava il riflesso del proprio volto stanco nelle pozze d’acqua che il sole, oramai pronto a ritirarsi nelle retrovie, non aveva ancora sorbito. In sottofondo, invisibili, le cicale strofinano le ali e producono un suono incessante e ossessivo; il loro coro stridulo, unito a quello chiassoso dei suoi pensieri, non meritava d’essere chiamato musica. 

Si era abituato all’odore di stantio delle stanze di casa sua (“Rooms Of The House”), nelle quali ha imparato ad addomesticare il dolore riducendo i contatti con il mondo esterno, non più vissuto ma solo ricostruito a partire dall’immagine filtrata da una finestra rotta. Ma appena uscito di casa il dolore, mai scomparso del tutto, riaffermava la propria inviolabilità dinanzi ai tentativi di sopirlo. La tensione nel suo volto manifestava l’avvicinarsi al punto di rottura, ma il senso di colpa impediva agli occhi di far sgorgare le lacrime. 

Corse verso casa di lei non appena realizzò l’urgenza di confrontarsi direttamente con quella sensazione. Quando la vide vi fu come uno strappo, una lacerazione. Con un cenno brusco le prese la mano per dirle che avrebbe voluto starle accanto nel momento del bisogno, e che se non lo ha fatto è stato solo perché ansioso e insicuro; perché l’azione sarebbe andata a detrimento della propria “felicità”, intesa come effimero appagamento materiale e temporaneo. Glielo urlò:

“I felt afraid and ashamed

That I felt anything at all

I felt you panicking, your shattering

Your catastrophic fall

And I felt long gone

Already so far gone

Already anxious, you’re shaking now

You’re breaking down, I failed you all along” [Anxiety Panorama]

Lei, per lo più turbata dalla sua mera presenza, non prestò troppa attenzione al contenuto delle parole, e nemmeno a lui interessava troppo la sua reazione. Un ultimo abbraccio prima di svanire, lasciandosi un’altra porta alle proprie spalle. Rincasò: una pietra di rodonite sulla fronte per lenire lo stress e quattro grammi di promazina per provare a dormire, sperando da vile qual era che non ci sarebbe stato nessun risveglio per lui.

Torniamo con i piedi per terra, così come ad essere tornata è la creatura di Grand Rapids. Jordan Dreyer, classe 1987, tra i più esuberanti parolieri musicali del nostro tempo, lo ha fatto di nuovo: ha rimesso in versi musicali la tragedia personale di uomini vinti dall’imprevedibilità degli eventi, dalle conseguenze delle proprie scelte, dalla quotidianità. 

Il Michigan resta comunque l’orizzonte spaziale di questo “Panorama”, quarto album dei La Dispute a ben cinque anni di distanza dall’ottimo “Rooms Of The House”, riconfermando senza troppi indugi il loro tipico post-hardcore viscerale, verboso, emotivo e dalle velleità letterarie. Da un punto di vista complessivo e generale ho avuto il sentore che la forma-canzone del predecessore si sia leggermente sfibrata, recuperando la rabbia e il gusto per incursioni melodiche più ricercate come accadde con “Wildlife”(a discrezione di chi scrive: il loro miglior disco e uno dei miei dischi preferiti in assoluto di questa decade). In tutto ciò la decisione di circoscrivere la proposta in 10 brani (9 esclusa l’intro) rende l’album molto più fruibile e accessibile rispetto al passato. In virtù di quest’aspetto “Panorama” potrebbe essere anche un’ottima cartolina di presentazione per chi non si è mai approcciato prima alla musica dei La Dispute.

Appena ci si mette in viaggio, dopo una breve presentazione (Rose Quartz), si passa attraverso Fulton Street, divisa in due parti ciascuna dotata di autonomia propria. Nella prima parte la delicatezza dei giri di chitarra tende pian piano ad aumentare la climax con una sessione ritmica appena accennata, alla luce di un corpo abbandonato sulla strada in pieno inverno.”Lascerò mai dei fiori sulla strada?” Non è il primo né l’ultimo degli incidenti accaduti lì vicino. Nella seconda parte si inizia a mostrare un po’ di più il dente insanguinato, con chitarre più acide e aspre atte a tessere la trama con l’ausilio di un basso maggiormente in evidenza (Adam Wass questa volta ha fatto un ottimo lavoro). Si attende che inseguendo il proprio dolore la rabbia possa cambiare, mentre il freddo agisce da grande provocatore, prostrando i nervi e la sensibilità.

Con le due canzoni successive, nei termini in cui due brani consecutivi sono una possibile unità di misura, il disco raggiunge l’apice. Rhodonite And Grief è di quanto più vicino esista al concetto di ballata che sia mai stato fatto dai La Dispute: giri di chitarra quasi post rock e appena sibiliati come onomatopee che si amalgamo in conclusioni micidiali; tappeto di ottoni e glockenspiel a reggere la struttura armonica; batteria da marcia trionfale. Jordan Dreyer si concede solo brevi sprazzi temporali per urlare, mantenendosi in linea generale più pacato del solito, sulla scia delle ultime prove del suo maestro Aaron Weiss (il brano non avrebbe stonato in un disco come Ten Stories). Il ciclo delle stagioni come indicatore esterno del ciclo della vita. 

Anxiety Panorama alza il tiro e si presenta con una veste molto più ancorata al passato, suonando in tutto e per tutto come un brano di “Wildlife”. Lidi più punkeggianti in cui l’incedere delle chitarre, lento e decadente, prefigura uno scenario arrendevolmente disperato, dato dall’accettazione passiva di se stessi e del circostante. Storia di figli di una divinità minore, esiliati nell’oblio della propria quotidianità mentre la furia hardcore del brano si stempera sempre più aumentando la catarsi. Un pezzo della madonna, per dirlo in altri termini. 

Sulla stessa scia residuale di “Wildlife” si colloca verso la fine della tracklist il terzo capolavoro del disco: Footsteps At The Pond. Brano più galoppante in tutto, compreso il cantato quasi assimilabile ad una dinamica (non a uno stile, sia ben chiaro) rapcore. I La Dispute cercano di sublimare la banalità di un cuore infranto o di un amore a senso unico, temi musicali eccessivamente volgarizzati nel genere, provando a mutuarli da una prospettiva allegorica, talvolta urbana e talvolta naturalista: “il mio amore è come un cane malconcio, vaga sotto i segnali stradali, si riduce nel nulla ed è andato a fuco come un brutto sogno”. 

In There You Are (Hidiing Place) i La Dispute si esaltano pensando a Mineral e Sunny Day Real Estate ma si ispirano direttamente a loro stessi, portando alle estreme conseguenze il loro rapporto con il termine emocore: fraseggi di chitarra delicati aprono la strada a ritornelli catatonici ma saturi di crunch e disperazione desumibile dalla voce di Dreyer, passando per le vie del sangue. Ottimi anche i fraseggi chitarristi e la solennità ritmica di View From Our Bedroom Window; più distanziate sono invece le atmosfere post rock e dilatate di In Northern Michigan, brano leggermente più outsider per stile e concezione. 

La conclusiva You Ascendant paca i toni all’inverosimile, configurando una chiusura atipica e il brano di più difficile assimilazione del disco. Le chitarre diventano acustiche e procedono con uno stile a metà strada tra il flamenco e la musica tribale. Il basso si distorce leggermente per dare maggiore risonanza alle percussioni. Poi le chitarre, improvvisamente, alzano la manopola del gain, ma sempre accarezzando, mai con l’intenzione di graffiare. Jordan ritorna a una tradizione dei suoi esordi: lo spoken word; questa volta nudo e crudo, pervasivo su tutto il brano ma calibrando perfettamente il tono a seconda della situazione. Siamo arrivati alla fine del viaggio, della stagione, forse della vita. 

Difetti? Dopo 5 anni forse era legittimo aspettarsi qualcosa in più di un “semplice” disco di sintesi, che si limitasse a restituire in pochi minuti ciò che hanno fatto i La Dispute negli ultimi anni. Ma del resto qui si parla di artisti che sono pienamente consapevoli del proprio orizzonte, capaci di fare quel che fanno nel rispetto di una visione di insieme. Mancherà forse l’ambizione di una King Park ma i brani di spessore e indimenticabili ci sono e non scendono mai sotto un certo livello qualitativo (altissimo, ma si è capito). L’unico vero neo, quello si, di “Panorama” è secondo me dato dalla produzione troppo asciutta, non sempre in grado di dare giustizia ai brani che avrebbero meritato più corporeità. Il basso, che come detto prima ha in questo disco un ruolo importante sotto il profilo ritmico (la strofa di View From Our Bedroom Window come esempio principale) e talvolta armonico (You Ascendant; Fulton Street II) si fa fatica a sentirlo; la voce spesso suona troppo ovattata e in secondo piano; il crunch delle chitarre è troppo chiuso e non sempre in grado di erigere il muro sonoro e potrei andare avanti fino a soffermarmi sui piatti della batteria, la sovrapposizione delle chitarre, gli strumenti usati come comprimarie etc.

In ogni caso un nuovo disco dei La Dispute è sempre una boccata d’aria e “Panorama” riconferma la splendida forma di un gruppo che aspettiamo solo di vedere live. Adesso dicessero ai loro colleghi Touché Amoré che li si aspetta con altrettanta ansia e entusiasmo. 

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