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Back In Time

[Back In Time]: SONIC YOUTH – Bad Moon Rising (1985)

“Volevo usare la metafora della zucca perché mi piaceva come simboleggiava le paure degli americani”. Queste le parole di Thurston Moore a proposito della copertina, una delle più ispirate della loro carriera: uno spaventapasseri con una zucca di Halloween incendiata come testa e, sullo sfondo, la periferia alla fine del giorno, preludio di una cattiva luna in ascesa e, appunto, le parole “Bad Moon Rising“, titolo preso in prestito dagli idoli del giovane Thurston, i Creedence Clearwater Revival. Unico album con l’amico Bob Bert alla batteria prima di consacrare il quartetto definitivo con Steve Shelley che delineerà il sound percussionistico da “Evol” in poi ed aiuterà il Caos Incalzante ad entrare nella storia.

Bad Moon Rising” è il secondo album dei Sonic Youth, il secondo full length, se non contiamo l’omonimo EP d’esordio del 1982, dopo “Confusion Is Sex” . Scritto meglio di quest’ultimo ma anche più semplice, estemporaneo e, relativamente, di più facile assimilazione.

Quello che capiscono i Sonic Youth dopo “Confusion Is Sex” è il loro potere, la potenzialità dei loro pezzi da usare come veicolo per comunicare; non solo possono scrivere pezzi noise e guidare l’onda art rock e No-Wave newyorkese ma possono anche inserire nel loro linguaggio elementi sociali e politici perciò “Bad Moon Rising“, uscito a marzo del lontano-ano-ano 1985, inizia con un macigno: Brave Men Run, ovvero la condanna e destrutturazione sonica della famiglia americana, smascheramento dell’ipocrisia celata dall’immagine patinata della solarità da cartolina. La voce è assegnata a Kim Gordon per delineare il punto di vista, quello della donna/moglie/madre che culturalmente viene indotta a vedere l’uomo come il capofamiglia, come il coraggioso, il marinaio, il Capitano, il Sogno Americano, il quale alla fine, fugge via da lei.

Da qui in poi l’utilizzo del suono da parte dei Sonic Youth si fa struggente e la comunicazione prende il volo, i testi rimangono criptici ma non più astratti. Con una stesura da concept album, in “Bad Moon Rising” la Verità è il punto fermo, distante e attento, disperato e spietato. La follia della società è la condannata prescelta in Society Is A Hole cantata da Thurston Moore con un piglio etereo ma comunque granitico, irremovibile: la Società è colpevole, ci sta facendo a pezzi, sta distruggendo la Bellezza con il suo potere bianco.

E l’amore che non si spiega a parole ma entra nella mente contorcendo i nervi è tutto nelle dissonanze di I Love Her All The Time. Amore come rifugio dalla follia, dalla morte, concetto che ritorna subito dopo con Ghost Bitch, aprendo il lato B ed evocando gli spiriti dei nativi, uccisi e privati della loro dignità, invasione generante una progenie di anime perdute, un’eternità di bastardi, con una chiusura di una bellezza sconcertante: “You’re the first day of my life”. Uno dei testi della Gordon più politici e poetici al tempo stesso.

La strada verso la conclusione è affidata al binomio I’m Insane – Justice Is Might. In I’m Insane la parlata di strada di un crooning Thurston dal ciuffo biondo e dall’aria goffa sembra farlo girovagare senza meta per la Bowery riflettendo sui tempi che corrono e l’imminente sospensione della ragione. Justice Is Might è il termine del concept dato che tutte le tracce non hanno interruzione tranne Death Valley 69 ed è la chiusura che ci riporta di più all’ironia del precedente “Confusion Is Sex”, è l’unica canzone che sembra voler dire: “Abbiamo detto tutto questo finora, abbiam parlato di argomenti importanti quali la società e la politica ma in realtà non siamo nessuno” ed è la stessa struttura di “Confusion Is Next / Justice Is Might”, stessa ironia, stesso non-sense, stessa dimensione, ma più politica: “La Confusione è il Sesso / la Giustizia è il Potere” ma anche il “might” come tempo condizionale ovvero “potrebbe” e qui si andrebbe in zone alquanto surrealiste e non mi stupirei se la traduzione fosse “La Giustizia è il Forse”, oppure dovrebbe essere letta come la storpiatura dello scritto di Pascal che credo venga chiamato in inglese “Justice and Might” in cui il filosofo francese spiega l’impossibilità della Giustizia di vivere senza il Potere.

Infine, dopo aver appurato di non essere nessuno per parlare dei mali del mondo ma di essere solo una rock band che cerca di dire qualcosa di nuovo, arriva lei, la hit che tutto il mondo aspettava senza saperlo, ovvero Death Valley 69: Moore duetta con l’ospite eccezionale “zia” Lydia Lunch in un road trip dissonante e desertico, psichedelico e anfetaminico, eppure così pop, Death Valley 69 è l’unica canzone dell’album a sé stante, divisa dal resto, come un bonus single a chiudere il progetto.

Questo è quanto ho da dire su “Bad Moon Rising” ma lasciatemi aggiungere due cose: la prima volta che vidi i Sonic Youth dal vivo fu nel 1998 a Jesolo, fecero una scaletta di un’ora scarsa trattandosi del Beach Bum Festival e chiusero proprio con una Death Valley 69 in puro stile “non dimenticherai mai quest’ondata di suono che ti sta investendo” e cantata a tre voci, includendo Lee Ranaldo oltre a Thurston e Kim nella parte che fu della Lunch. Sapevo che i miei beniamini erano tutti più o meno quarantenni e cominciai a capire che non sarebbero stati confinati alla parola “Youth” ma a tutta la vita, avevo capito che non si sarebbero fermati presto e che sarebbero rimasti scolpiti nella storia della musica per sempre, perché la Gioventù sta nel Suono e viceversa, perciò basta portare dentro di sé uno di questi due elementi per averli entrambi. Insomma, non mi è bastata la gioventù per ringraziarli di avermi investito con quella canzone, sono ancora qui a farlo. Eternal Youth, o meglio, Sonic Life!

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